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Bacteria: follia e speranza per l’umanità futura

Uno dei temi più cari alla fantascienza è il mondo dopo l’apocalisse. Che si tratti di ritrarre l’umanità dopo una guerra atomica come in Metro o di scenari più particolari come Mad Max, mostrare la rinascita dell’uomo dopo l’apparente fine della civiltà è da sempre una sfida narrativa  allettante. All’interno di queste possibilità, non sono mai mancate opere in cui a portare l’umanità è stata un’epidemia, come ci hanno mostrati scenari futuri come L’esercito delle dodici scimmie, una possibilità che nel periodo attuale, caratterizzato dalla pandemia, ha sicuramente un impatto diverso sul pubblico, come dimostrato dalla rilettura di Sweet Tooth recentemente proposta da Panini Comics. Motivo per cui leggere Bacteria, il nuovo fumetto di Star Comcis realizzato dal trio Paola Barbato, Matteo Bussola e Emilio Pilliu risulta particolarmente coinvolgente.

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Da notare, però, che quanto il trio autoriale concepì questo mondo futuro, la pandemia era un incubo ancora lontano dal comparire. Bacteria non è un istant comic che cerca di strumentalizzare una situazione esistente, ma è frutto di un lungo processo creativo, in cui l’elemento sci-fi viene utilizzato con la maestria dei grandi narratori del genere, rendendolo uno strumento narrativo interprete di una ricchezza di spunti che trovano proprio in questa componente un perfetto punto di equilibrio. Bacteria, a tutti gli effetti, è un buon fumetto di fantascienza, che pur appellandosi a uno spunto tradizionale della narrativa sci-fi, riesce a declinarlo in un modo nuovo, avvincente.

Bacteria: la guerra non finisce mai

Sono passati cento anni dalla fine dell’ultimo grande conflitto mondiale. Un secolo durante il quale ciò che è rimasto dell’umanità ha cercato di sopravvivere, portando alla nascita di cinque diverse enclavi umane, lontane geograficamente e incapaci di mantenere contatti. Situazione che ha condotto alla creazione di una serie di convinzioni e pregiudizi reciproci, che hanno caratterizzato la definizione e l’evoluzione della nuova umanità. Ogni territorio, dunque, ha fatto di questo isolamento la forza motrice della propria esistenza, concependo un percorso evolutivo che ha portato alla nascita di diversi concetti di umanità post apocalittica.

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Il rigido clima dei territori del nord ha spinto i sopravvissuti a trovare rifugio sottoterra, sviluppando una società chiusa e che, dato il proprio isolazionismo, ha condotto le altre società a ritenere estinto questo ceppo di umanità. Le terre devastate dell’ovest, le prime vittime dell’ultima guerra, hanno costretto i sopravvissuti ad adattarsi rapidamente in un’ottica di spietata sopravvivenza, condizione che rispecchia in un’evoluzione umana che si concretizza in una fisicità più pronunciata.

I territori del sud sono stati ricoperti da una fitta vegetazione che ha riportato gli umani a una mentalità ferina, fatta di lotta quotidiana e governata dalla legge del più forte. Concezione totalmente diversa da quella della società sviluppatasi ad est nelle rovine della Grande Mela, dove esseri malati e deformi vivono in uno stato di costante paranoia.

A mantenere una minima parvenza di coerenza con il nostro senso di umanità è la Roccaforte, quinta enclave umana che si trova al centro delle precedenti. Nei meandri di questo centro ancora tecnologicamente florido, la guerra non è mai finita, e un gruppo di scienziati sta cercando un modo di porre fine definitivamente al conflitto, sterminando gli altri sopravvissuti. Per farlo è stato elaborato un ambizioso piano: trasformare quattro giovani in veicoli infettivi. Crescendoli sin da neonati in un ambiente sicuro, questi bambini nati già portatori di malattie mortali (tifo, peste, colera e meningite) vengono trasformati in armi, con un rigido protocollo educativo che li prepari a questo compito, privandoli al contempo della loro umanità.

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Una crescita in cattività che termina quando, dopo una lunga preparazione, vengono liberati nel mondo per seminare morte. Eppure, nonostante i rigidi dettami imposti dai loro spietati educatori, i quattro ragazzi (Muzu, Ylla, Weye e Orjin) trasformati in armi, appena inviati in missione, lasciano emergere un’umanità repressa che diventerà il punto di rottura con il loro destino programmato.

Disperazione e speranza a confronto

Paola Barbato e Matteo Bussola hanno dato vita a un racconto che fa dell’animo dei propri protagonisti l’ago della bilancia del destino dell’umanità. Un bilanciamento tra il lato oscuro e spietato dell’uomo, che potremmo imputare alla visione narrativo della Barbato, che trova nella delicatezza e nell’adolescenziale purezza dei quattro letali giovani un contrasto emotivo credibile, eredità della visione più speranzosa di Bussola. L’equilibrio di queste due componenti diventa la forza di Bacteria, una trama non originale nello spunto, affidandosi a un topos caro alla sci-fi, ma la cui rielaborazione appassiona, complice la perfetta costruzione emotiva dei personaggi, che passa attraverso momenti di lucido cinismo, come l’accettazione serafica della morte di una figura familiare per i quattro giovani.

Interessante la scelta di accennare brevemente a inizio volume l’antefatto di questa nuova società, con una rapida definizione delle diverse enclavi e un cenno sbrigativo alla loro nascita, preferendo concentrarsi sui loro tratti sociali. Il nebuloso conflitto diviene una sorta di mitologia in seno a Bacteria, una radice culturale condivisa a tutti i territori, ma che diviene un elemento di rottura tra le diverse popolazioni, anziché elemento di unione per una nuova società globale. Quando entriamo nel mondo futuro di Bacteria, i due autori vogliono trasmetterci vibrazioni negative, dobbiamo respirare sfiducia e follia, dobbiamo percepire come imminente la fine dell’umanità.

Pur muovendosi in un mondo morente, Bacteria è una storia che parla di vita, delle sue contraddizioni e di come anche nelle condizioni più disperate si possa, anzi si debba cercare un nuovo equilibrio. Muzu, Ylla, Weye e Orjin sono il frutto della società spietata in cui sono cresciuti, ma al contempo sono individui che scelgono il proprio percorso, ponendosi domande che scaturiscono dalla loro indole, una determinazione del sé che consente anche di sentirsi parte di questo progetto genocida, come avviene per uno dei ragazzi. Ma al contempo, questo ambiente consente anche la nascita di un amore, poeticamente straziante nel suo svolgimento, che echeggia la positività dell’animo umano.

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Il delicato castello emotivo costruito da Bussola e Barbato trova una perfetta interpretazione grafica da parte di Emilio Pilliu, con la supervisione di Matteo Bussola. Le tavole di Pilliu sono un esempio di racconto grafico ragionato ed emozionante, si soffermano sui contrappunti emotivi della storia focalizzandoli in espressioni vivide e appassionate, oppure scelgono dei fermo immagine che trasmettono la pericolosità della missione dei quattro giovani. Centrale in questa visione la colorazione dello stesso Piliu, che dopo averci stupiti con una palette cromatica vivace segue una diversa impostazione per raccontare il contagio, passando a una bicromia sporcata dal colore dei vettori di infezione, ognuno con una differente colorazione. Intuizione felice che nel finale diventa un passaggio narrativo intenso.

Leggendo Bacteria la sensazione è quella di esser stati testimoni dell’inizio di un universo narrativo più ampio. Il finale può esser considerato erede di una tradizione fantascientifica che ha accolto talenti come Dick o Gilliam, ma le dinamiche innescate da Barbato, Bussola e Piliu lasciano nel lettore la voglia di approfondire le sorti di questa umanità futura. Una speranza che ci invoglia ad attendere altri volumi di Bacteria, specie se presentati da Star Comcis con la stessa cura editoriale di questo primo capitolo, impreziosito da un comparto di extra che contiene interessanti dietro le quinte.

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Bacteria non è un istant comic che cerca di strumentalizzare una situazione esistente, ma è frutto di un lungo processo creativo, in cui l’elemento sci-fi viene utilizzato con la maestria dei grandi narratori del genere, rendendolo uno strumento narrativo interprete di una ricchezza di spunti che trovano proprio in questa componente un perfetto punto di equilibrio. Bacteria, a tutti gli effetti, è un buon fumetto di fantascienza, che pur appellandosi a uno spunto tradizionale della narrativa sci-fi, riesce a declinarlo in un modo nuovo, avvincente.

Pro

  • Rielaborazione convincente di un classico della sci-fi
  • Tramma appassionante
  • Gesrione emotiva dei personaggi ben ragionata
  • Piliu interpreta al meglio la trama di Bussola e Barbato

Contro

  • Finale aperto per nuovi capitoli
  • Spunto narrativo non originale