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Sweet Tooth: la fine del mondo secondo Jeff Lemire

Ancora una volta Netflix si è appellata al mondo dei comics per una sua nuova serie, Sweet Tooth, di cui abbiamo parlato nella nostra anteprima. Non è certo la prima volta che il canale streaming cerca nel mondo delle nuvole parlanti nuovi spunti, basterebbe citare il marveliano Daredevil o The Umbrella Academy, ma nelle precedenti rivisitazioni seriali si è cercato di mantenere un tono più allineato all’originale cartaceo. Scelta non fatta per la dimensione seriale delle avventure del giovane Gus, come si può constatare leggendo Sweet Tooth: Fuori dalla foresta, primo volume della riedizione firmata Panini DC Italia del comics di Jeff Lemire.

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Che Lemire sia uno degli autori più rilevanti degli ultimi anni è oramai assodato. Nella sua narrativa hanno trovato una nuova declinazione canoni fumettistici classici come quello supereroico, rivisitato con la saga di Black Hammer, ma soprattutto è emersa una cifra stilistica personale e inconfondibile, che riesce a miscelare al meglio tinte narrativa forti con momenti di addolcimento. Sweet Tooth, in tal senso, è un degno figlio di Lemire, una storia in cui l’autore espone tutti i tratti tipici della sua dialettica.

Sweet Tooth:  la nuova umanità dopo l’epidemia

Leggere oggi Sweet Tooth, mentre ancora stiamo affrontando quelle che, si sperano, siano le ultime fatiche della pandemia, sembra profetico, considerato che il mondo ideato da Lemire è stato piagato da una terribile malattia, l’Afflizione, che ha quasi condotto l’umanità sull’orlo dell’estinzione. Corsi e ricorsi della storia, quando il primo numero di Sweet Tooth fece il suo esordio nelle fumetterie americane era il 2009, anno in cui il mondo affrontava la sua prima pandemia del nuovo millennio, la febbre suina. Ora che siamo nel 2021 e viene ristampato il ciclo narrativo di Lemire, anche per cavalcare l’uscita della serie Netflix, l’ambiente sociale in cui si muovono i personaggi di Sweet Tooth ha un’inquietante familiarità con gli incubi che abbiamo vissuto in questi mesi.

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In un non meglio precisato, ma fastidiosamente vicino futuro, Gus vive nella foresta con suo padre. Il ragazzo viene tenuto in questa sorta di bolla fuori dal mondo dal padre, che vede nel loro isolamento una sicurezza per sfuggire al nuovo ordine sociale sorto dopo la diffusione dell’Afflizione (divenuta il Morbo nella serie Netflix). La terribile malattia ha quasi sterminato l’umanità, portandosi via anche la madre di Gus, mentre i sopravvissuti sono regrediti a uno stato quasi ferino, dando vita a una tipica società post-apocalittica in cui vige la legge del più forte.

A rendere ancora più necessario questo isolamento nella foresta è anche un tratto particolare di Gus: è un ibrido. Mentre il Morbo faceva la sua comparsa, infatti, i bambini che nascevano improvvisamente iniziarono a manifestare delle mutazioni che mostravano tratti animaleschi. Dopo un iniziale stupore, in molti presero a considerare questa stranezza come una causa dell’Afflizione, identificando negli ibridi, risultati immuni all’epidemia, un nemico da uccidere e studiare per comprenderne i segreti, sperando di trovare una cura per la devastante malattia.  Gus è stato preservato dalla bruttura del mondo esterno dal padre, che lo ha cresciuto in un isolamento in cui la natura buona e ingenua del giovane non si è mai confrontata con le asperità e la violenza del mondo reale. Ma cosa potrebbe accadere se Gus fosse costretto a dover lasciare il suo rifugio sicuro?

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Una domanda a cui Lemire risponde mettendo Gus di fronte al suo primo dolore, la morte del padre. Costretto ad arrangiarsi, in breve tempo il giovane ibrido viene in contatto con il mondo reale, quando due uomini lo scovano e intendono trasformarlo in un facile guadagno, uccidendolo e incassando la sua taglia. Mentre Gus sta per incontrare un triste destino, arriva in suo soccorso Jepperd, misterioso uomo dall’aria violenta e severa, che dopo averlo salvato gli confessa l’esistenza della Riserva, un luogo in cui gli ibridi possono vivere sereni, offrendosi di accompagnarlo in questa oasi di salvezza.

Ma è davvero tutto così semplice?

Ibridi, violenza e un’umanità spietata

Fuori dalla foresta raccoglie il primo arco narrativo di Sweet Tooth, uscito oltreoceano tra il 2009 e il 2010, un assaggio della storia di Lemire che ci offre già tutti gli elementi identificativi di una vicenda appassionate. L’ambientazione della serie paga, a esser onesti, un certo debito verso alcuni grandi classici della narrativa, letteraria e cinematografica, considerato come alcuni spunti non so del tutto originali. Difficile non rivedere nell’idea degli ibridi un concept narrativo che paga debito a L’Isola del Dottor Moreau di Wells (già ripresa in La Lega degli Straordinari Gentlemen) o nella definizione del mondo dopo l’Apocalisse una visione già ampliamente ritratta in opere come La Strada o L’Ombra dello Scorpione, che è divenuta proprio quest’anno una serie televisiva.

Il merito di Lemire è l’avere colto tutte queste suggestioni dando vita a un contesto narrativo coeso e godibile, che fonda la propria solidità sulla contrapposizione tra l’ingenua curiosità di Gus e il pragmatismo burbero di Jepperd. Nel suo viaggio verso l’agognata salvezza, l’ibrido avrà modo di confrontarsi con un mondo ignoto, violento e brutale che è molto lontano dalla sua anima, forgiata da un padre ligio ai dettami religiosi che ha plasmato il figlio con un codice morale inadeguato alla realtà fuori dalla foresta. L’innata bontà e l’approccio ingenuo di Gus vengono usati al meglio da Lemire, che riesce a trasformare il ragazzo nel nostro transfer emotivo, ci spinge a partecipare alla sua emotività, utilizzando al meglio i dialoghi e infilando questa coppia di viaggiatori in situazioni che amplificano le brutture dell’umanità post-epidemia.

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Aiuta a trasmettere questa emotività la sinergia tra storia e disegno, visto è lo stesso Lemire a realizzare le tavole di Sweet Tooth. Una costruzione visiva semplice, a tratti grezza e priva della giusto prospettiva, ma che riesce a cogliere i giusti slanci emotivi della vicenda, soffermandosi sul volto stupefatto di Gus o sull’eccessiva fisicità di Jepperd, lasciando a Josè Villarubia il compito di imprimere una personalità cromatica giocata su sfumature violente, echeggiando il tenore della trama di Lemire.

Panini DC Italia ha pubblicato Sweet Tooth: Fuori dalla foresta sotto l’egida della collana DC Black Label. Il tono narrativo impresso da Lemire alla sua creazione, infatti, si rivolge a un pubblico adulto, come dimostra la sua precedente pubblicazione americana sotto l’etichetta Vertigo, storico logo DC sotto cui venivano pubblicati fumetti dalle trame mature. L’edizione di Panini raccoglie il primo arco narrativo offrendo una lettura avvincente, presentata in una bella edizione che avrebbe potuto giovare di qualche extra, totalmente assenti in quella che sarebbe stata un’ottima pubblicazione.

Sweet Tooth: Fuori dalla Foresta


Sweet Tooth è una storia spietata e avvincente, divenuta recentemente una serie Netflix, in cui Jeff Lemire ci accompagna in un mondo sconvolto da un'epidemia, da cui l'umanità esce mostrando i suoi lati peggiori.

Pro

  • Storia ben costruita e appassionante
  • Protagonisti credibili e umani
  • Dialoghi ben ideati

Contro

  • Disegni a volte poco ispirati
  • Edizione spoglia di extra