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Cinema e Serie TV

Brooklyn Nine Nine è la comedy più folle e demenziale della televisione

Brooklyn Nine Nine è una comedy che gioca sugli stereotipi dei polizieschi in modo divertito e divertente, regalandoci personaggi e interpreti unici e originali

Indurre la risata in uno spettatore è uno degli obbiettivi più difficili per un autore e sceneggiatore, specialmente quando si tratta di una scrittura seriale, che deve trovare ogni settimana nuove ed efficaci battute, gag e tormentoni. Queste difficoltà pare non si applichino per Micheal Schur, lo scrittore d’oro delle comedy televisive – già autore dell’ottimo e originale The Good Place – che insieme al veterano dei talk show Dan Goor ha creato quella che possiamo definire la commedia più folle e demenziale al momento in onda: Brooklyn Nine Nine.

Per dare un’idea di quanto quest’opera sia apprezzata dai fan basta citare il tentativo di cancellazione dello scorso maggio: dopo che Fox aveva staccato la spina alla produzione dopo cinque stagioni, l’enorme ondata di messaggi e petizioni da parte dei fan (e anche di moltissime figure dello stesso settore) hanno convinto in meno di 24 ore l’emittente NBC ad acquistare in un lampo la serie e donarle una nuova casa. La storia ruota attorno alla quotidianità del distretto di polizia 99 di Brooklyn, casa di detective un po’ svitati e megalomani, dal momento in cui arriva un nuovo capitano pronto a mettere in riga la squadra. A partire dal protagonista Jake Peralta (l’icona del web e del gruppo Lonely Island Andy Samberg), Brooklyn Nine Nine è una serie che gioca continuamente sui ruoli e l’autorevolezza delle forze dell’ordine statunitensi con estrema sagacità ma allo stesso tempo veicolando messaggi più profondi e di crescita personale.

Un distretto di polizia particolare

Un po’ come avveniva nel mai troppo compianto Scrubs, il team di personaggi e dei loro interpreti sul piano comico funzionano egregiamente e sono un bersaglio continuo di stravolgimenti dei loro ruoli e caratterizzazioni: l’effetto comico scaturisce quando queste personas vengono disattese agli occhi dello spettatore, come ad esempio col palestrato sergente di colore Terry (interpretato dal culturista e meme vivente Terry Crews) che nonostante l’aria da duro e il fisico da urlo (per i criminali) nasconde un carattere tenero da padre di famiglia con gusti più raffinati; oppure il già citato capitano Holt, che contrappone la sua rigidezza e austerità nei comportamenti con la sua omosessualità dichiarata, ma mai sfruttata a sproposito. Il colpo di genio è stato ingaggiare il bravissimo caratterista Andre Braugher, principalmente noto per i suoi ruoli militari, che qui ha finalmente la possibilità di giocare con il type casting a cui viene sempre associato.

Queste disattese e separazioni fra la persona fisica e il suo carattere sono dei perfetti catalizzatori di battute dello show, così creando situazioni e gag sempre fresche e interessanti da seguire. Brooklyn Nine Nine come altre comedy di successo riesce a capitalizzare sui propri tormentoni, e la scrittura attenta del team creativo capitanato da Goor e Schur ha permesso di creare situazioni ricorrenti che ad ogni stagione funzionano e si rinnovano costantemente, uno su tutti la scommessa annuale nella puntata di Halloween fra Jake e il capitano, che ad ogni iterazione diventa un turbinio di inganni, tradimenti e piani premeditati assurdi.

Fedeli ma con uno sguardo ampio

Come tutte le sitcom, l’elemento della ripetizione è un muro contro cui tutti gli autori arrivano prima o poi a sbattere contro, e Brooklyn Nine Nine non è un caso che sfugge alla regola, specialmente dopo aver raggiunto e superato il fatidico traguardo dei cento episodi, ma la scrittura frizzante e sempre incalzante non accenna a diminuire. Se uno degli elementi più criticati delle comedy così durature è il generale appiattimento dei suoi personaggi, i membri del Distretto 99 tengono strenuamente grazie a una caratterizzazione aperta a nuovi sviluppi: è un esempio il personaggio della glaciale Rosa Diaz, che nelle ultime stagioni ha iniziato ad indagare meglio la sua identità sessuale fino a raggiungere una soluzione apprezzata dalla comunità LGBT.

Nonostante il tentativo fallito di cancellarne la produzione, il futuro di questa comedy è ancora radioso, come testimoniato dal supporto costante e variegato degli spettatori. Lo show continua a racimolare consensi e alzare la posta in gioco delle proprie gag, come testimoniato dal recente trailer della sesta stagione che parodia in modo evidente e divertito il film Die Hard. A proporlo in Italia ci pensa Netflix, che ha nei suoi server le prime quattro stagioni e la quinta in dirittura d’arrivo.

Se il team del Distretto 99 vi strappa sempre una risata, perché non comprare per Natale un box set delle prime quattro stagioni?