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Devilman Crybaby, il demone sotto la pelle

Se parlate con un qualsiasi appassionato di fumetti e animazione giapponese (chiamandoli manga e anime, sennò si arrabbiano) al di sopra dei trent'anni qui in Italia sicurissimo vi sapranno elencare vita, opere e miracoli dell'autore Go Nagai. A partire dagli anni '70, il famosissimo mangaka ha innovato l'industria dell'intrattenimento del Sol Levante in più modi di quanti ne possiamo immaginare, sebbene spesso all'estero non gli sia riconosciuto il merito che gli spetterebbe. Le sue opere sono paragonabili a classici immortali e hanno definito i successivi quarant'anni della narrativa giapponese, in particolare tutto il sottogenere legato ai ben noti mecha. Oggi alcune sue opere appaiono decisamente datate, ma c'è una sua saga che non è invecchiata per niente, la più adatta per essere riproposta al pubblico moderno: Devilman.

Devilman

Per questo motivo molto opportunamente Netflix ha pensato di commissionare un nuovo adattamento animato dell'opera, a oltre vent'anni di distanza dall'ultimo, e lo ha affidato alle sapienti e pazze mani di Masaaki Yuasa, forse l'unico regista contemporaneo capace di restituire le stesse emozioni originali del manga. Yuasa è uno degli autori più sperimentali e astratti della scena giapponese dell'ultimo decennio, grazie a lavori unici come Ping Pong The Animation e Tatami Galaxy. L'idea di commissionare a lui e al suo studio di animazione SARU la storia di Nagai non poteva essere scelta migliore, e la serie Devilman Crybaby deframmenta e ridisegna dalle fondamenta la storia dell'Uomo Diavolo, senza tradirne lo spirito originario con buona pace dei nostalgici.

Akira Fudo è un liceale timido e debole fisicamente ma dal cuore d'oro, così tanto sensibile da piangere per le disgrazie altrui. Un giorno ritorna a sorpresa il suo amico d'infanzia Ryo Asuka, che gli svela un arcano segreto: i demoni esistono, e segretamente stanno rimpiazzando gli umani per poi conquistare la Terra. Nel tentativo di svelare la loro presenza durante una Messa Nera, Akira si fonde con un potentissimo demone chiamato Amon. Il risultato è un essere dal corpo spaventosamente forte di un demone ma con ancora un cuore e animo umano, ovvero Devilman. Con i suoi nuovi poteri, Akira dichiara guerra a tutti i demoni nascosti nella società con l'intento di proteggere le persone a lui care e l'umanità intera.

Akira

La premessa della storia è abbastanza semplice, ma il suo sviluppo è davvero brillante, perché Devilman non è la classica storia d'intrattenimento per ragazzi con tante botte (denominate anche shōnen come categoria) ma uno dei drammi più violenti e d'impatto della letteratura recente. Akira non combatte i suoi nemici come in una qualsiasi puntata di Dragon Ball, ma li squarta e – letteralmente – li apre in due. L'intera opera è ricolma di iperviolenza e sessualità sia visuale che narrativa, che non fa sconti né si piega al politicamente corretto di cui spesso Netflix è accusato.

Questo adattamento in particolare riesce nelle sue dieci puntate ad ampliare e rendere più drammatici molti passaggi chiave della storia originale, amplificando la piega che gli eventi prendono dalla metà in poi. Il motivo per cui Devilman è passato alla storia sono le tematiche affrontate nella seconda parte del racconto, trasformandolo in una delle più pessimiste parabole sull'animo umano mai scritte.

Ryo

I demoni sono più un pretesto per tirare fuori il peggio dall'umanità in una situazione di crisi e di terrore verso il diverso, e Yuasa come Nagai all'epoca mantiene quell'occhio critico traslandolo nel contesto moderno, laddove anche i mass media e le dinamiche di Internet contribuiscono ad alimentare la fiamma dell'odio. Il finale rimane ancora oggi quanto di più potente e iconico mai raccontato, oltre a dare un senso al sottotitolo Crybaby.

Il punto critico della produzione – nonché motivo di divisione fra i fan – è il comparto visivo di questo adattamento. Le opere di Yuasa si distaccano per il tratto estremamente semplice e stilizzato, puntando tutto su una ricerca estetica fuori dagli schemi e una animazione curatissima ma senza contorni ben definiti. Di fatto questa è la prima rielaborazione animata di Devilman che si stacca nettamente dall'influenza di Nagai, ma che è di per sé valida e meritevole e che a suo modo sa adattare i disegni originali in un diverso medium. Non è assolutamente un anime adatto a chiunque, ma ciò non gli toglie fascino, specialmente se si è in grado apprezzare lo stile lisergico del regista.

demoni

Gli unici nei della produzione risiedono nelle storyline secondarie inedite, non tutte perfettamente riuscite e credibili, e un ritmo che nelle parti finali si concede inaspettate pause didascaliche, non richieste e sicuramente non necessarie. Per il resto la visione di Crybaby fila spedita come un treno, capace pure di assorbirti per un pomeriggio intero, segno di come il prodotto sia stato pensato nell'ottica del bingewatching.

A chi consiglio Devilman Crybaby? In primis a tutti i fan dell'opera di Nagai che finalmente vedranno una trasposizione completa della vicenda dell'Uomo Diavolo, a patto che mettano da parte i pregiudizi sui disegni. Poi a tutti coloro che sono alla ricerca di una storia nuda e cruda, che nonostante gli anni sul groppone sa essere terribilmente efficace e diretta.


Tom's Consiglia

Volete fare un confronto con l'opera originale? Potete recuperare il volume unico che racchiude il capolavoro di Nagai.

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