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Dragonero – Il Ribelle, Dove muore la luce: recensione di un’oscura avventura

Dragonero : Il Ribelle – Dove muore la luce
Genere
Fantasy
Formato
Bonellide
Autore
Stefano Vietti, Fabio Babich, Fabrizio Galliccia, Gianluca Pagliarani, Paolo Francescutto, Luca Barbieri, Marina Sanfelice
Editore
Sergio Bonelli Editore
Collana
Dragonero - Il Ribelle

Il primo impatto di un lettore con un albo di Dragonero – Il Ribelle è la copertina, come accade per qualunque numero di un fumetto seriale. Che si tratti episodi truci come L’urlo della carne o tesi e ricchi di azione come Scacco alla Torre, il duo Pagliarani-Francescutto ha dimostrato di saper cogliere al meglio gli aspetti più identificativi dell’avventura contenuta all’interno dell’albo. Una capacità che trova, ad oggi, la sua forma più concreta con la copertina di Dove muore la luce.

Dove muore la luce, oscurità sulla strada di Ian e compagni

Compito di questo primo impatto emotivo è da sempre dare al lettore una prima direttrice emotiva che consenta di percepire al meglio le tensioni che animano i protagonisti della storia. Per Dove muore la luce, un’impresa in cui Ian e sodali affrontano una minaccia estremamente particolare, era necessaria trovare una corda emotiva da stuzzicare che risuonasse di oscurità e oppressiva minaccia.

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Pagliarani, autore del disegno, coglie pienamente questa sensazione di oppressione e pericolo imminente, ritraendo al meglio le pose di Ian e Aura, quasi fotografando un movimento in itinere. Su loro incombe la struttura che troveremo all’interno del villaggio in cui i nostri protagonisti inizieranno la loro avventura, inserita nelle tavole con una prospettiva irreale ma perfetta per valorizzare il sentore di minaccia incombente.

A dare però piena visione di questo ricco contesto emotivo è la colorazione di Paolo Francescutto. La predominanza di oscurità, essenziale per Dove muore la luce, è perfetta, valorizzata dal contrasto con le altre tinte presenti nella tavola, soprattutto con il rosso minaccioso del tempio e la luce emanata dal bastone magico di Aura. Francescutto è abile nel creare ombre generate da questo incantesimo, facendole scivolare all’interno del buio dominante, dando l’impressione che l’oscurità voglia fagocitare i due personaggi.

E leggendo la storia, questa ansia viene acuita dal modo in cui Stefano Vietti, autore della trama di Dove muore la luce, ci catapulta in questa avventura.

Caccia ad artefatti e scontri tra i monti

Intenzionato a rifondare l’ordine dei Luresindi, Alben ha incaricato Ian e i suoi Ribelli di recuperare quante più reliquie possibili. Questi artefatti magici sono stati usati dai Luresindi come fonti di potere, in passato, divenendo la casta di maghi più potenti dell’Erondar. Con la comparsa di una nuova fonte di magia, come abbiamo visto nei numeri scorsi, Alben ha deciso di non nascondersi, ma anzi di dare vita a una nuova generazione di Luresindi, e trovare queste reliquie è una tappa fondamentale di questo percorso di rinascita per il suo Ordine.

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Motivo per cui Ian, Gmor e Aura, accompagnati da altri Ribelli, sono in cerca di uno sperduto villaggio nei monti Nomidei, nell’estremo est dell’Erondar. Giungere in questo luogo si rivela più arduo del previsto, visto che le foreste che lo circondano sono popolate di misteriose creature che decimano la spedizione ribelle. Giunti miracolosamente alle porte del villaggio, Ian e i suoi amici scoprono la verità dietro questa minaccia.

La reliquia che devono recuperare fa parte della tradizione di questa gente, che da secoli la custodisce per i Luresindi, a un caro prezzo: le influenze di questo potente manufatto magico hanno, infatti, imposto un ingente tributo ai custodi. Gli influssi magici sono diventati l’origine di mutazioni nella popolazione, con la nascita di bambini dotati di incredibili poteri, a volte di natura benigna, altri invece di tutt’altra natura. Questi indesiderati sono stati cacciati dal villaggio, ma il loro legame con i custodi della reliquia è tale che rimangono nelle foreste circostanti, come scoprono Ian e soci.

Senza addentrarci troppo negli eventi che caratterizzano Dove muore la luce, questa simbiosi tra custodi e reietti è una delle linee narrative portanti dell’albo, che diventa anche l’ennesimo elemento che, all’interno della trama orizzontale della serie, ci aiuta a comprendere come l’Erondar sia profondamente cambiato, costringendo anche i nostri eroi ad adeguarsi a questo mutamento. In più occasioni, nella lettura degli ultimi numeri di Dragonero – Il Ribelle, si è visto come l’Impero Erondariano nato dalle ceneri della Guerra delle Regine Nere abbia imposto un tributo ingente all’animo dei nostri eroi, che nonostante la facile tentazione di scivolare nella condizione di operare con le stesse spietate modalità degli avversari, si impongono di mantenere la propria bussola morale, ricordandosi che in questo nuovo, spietato impero, loro sono coloro che lottano per tornare ad una dimensione civile in cui tutti i cittadini si sentano parte della società erondariana. Anche in Dove muore la luce, Vietti non dimentica di ricordarci come Ian e i suoi Ribelli non abbiano dimenticato la loro vocazione: nell’entrare nel villaggio, dopo una notte da incubo, quando sarebbe stato comprensibile irrompere in cerca di rifugio, Ian e compagni non intendono dimenticare il loro credo

“Non siamo in pericolo qui…E irrompere in un villaggio sfondando la porta è da predoni… Proviamo a chiamare… Facciamoci sentire…”

Vietti non dimentica che pur dovendo affrontare una battaglia impari, in cui sono sempre in pericolo, i Ribelli si ergono a difesa dei cittadini dimenticati dell’Erondar. Anche nel compiere questa missione essenziale alla loro sopravvivenza, Ian e i Ribelli devono affrontare dei dilemmi morali, che li costringono anche ad andare oltre i propri limiti, scoprendo nuovi aspetti di sé che in futuro avranno delle ripercussioni sulle loro avventure.

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Dove muore la luce mantiene inalterata anche l’abitudine degli autori di non concentrarsi solo sull’avventura principale di Ian, ma si concede anche di raccontare al lettore eventi che accadono in contemporanea, consolidando il senso di completezza della continuity di Dragonero. Se da un lato veniamo coinvolti emotivamente da questa angosciante avventura di Ian, in Dove muore la luce Vietti ci prepara a eventi futuri, rivelandoci come anche Alben sia in movimento per raggiungere i propri scopi, richiamando in azione vecchie conoscenze.

Allo stesso modo, anche gli avversari dei Ribelli si stanno preparando a contrastarli, come scopriamo in questo numero, in cui Vietti rivela in modo sottile come ci siano segreti e tradimenti in corso, dando a questa ribellione una concretezza sempre maggiore, andando oltre l’ideale di una storia eroica e mostrando un aspetto umano che non riguarda solo i ‘buoni’, ma che permea anche nella caratterizzazione dei nemici. In Dove muore la luce questa cura nel tratteggio delle anime dei personaggi è evidente e si allarga anche nel coinvolgere figure da tempo dimenticate, ma che con il compimento della missione di Ian sembrano esser pronti a tornare nuovamente in azione.

Ritrarre l’oscurità

A dare vita alla trama di Vietti, sono Fabio Babich e Fabrizio Galliccia, che si alternano nella realizzazione delle tavole di Dove muore la luce. I due disegnatori interpretano al meglio l’atmosfera opprimente alla base della storia, giocando in modo ottimo sulle tinte scure. Specialmente nel momento in cui Ian si addentra nei meandri in cui dovrà compiere la sua missione, la gestione delle tinte scure è perfetta. Da valorizzare anche l’ottimo lavoro nel ritrarre lo scontro tra Alben e le misteriose figure che lo aggrediscono, offrendoci un vecchio arzillo capace non solo di incantesimi ma anche di una vitalità insospettabile! Curiosamente, dopo tanti numeri caratterizzati dalla presenza di splash pages impressionanti, in Dove muore la luce non ci sono pagine doppie, ma la dinamicità di questa avventura trova comunque un’ottima interpretazione della verticalità delle tavole di Babich e Gallizia.

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Dove muore la luce riconferma come in questo periodo Dragonero – Il Ribelle stia al contempo mostrando le imprese dei personaggi e dando ai lettori indizi su come il futuro dei nostri eroi ci riservi grandi sorprese, mettendo in moto meccanismi che presto potrebbero mostrarci grandi rivelazioni. Non sarebbe la prima volta che Enoch e Vietti ci sorprendono in questo modo, la loro capacità di architettare trame complesse e ben scandite è già stata più volte dimostrata.

Conclusa la lettura di Dove muore la luce, questo mese possiamo restare nell’Erondar leggendo il volume Cacciatore di kraken, che raccoglie una doppia storia di Dragonero, e Redenzione, quarto capitolo della saga di Dragonero Senzanima. Per tornare al presente di Ian e dei suoi Ribelli, dobbiamo pazientare sino al 10 novembre, con l’uscita di Le figlie di Karnon.

Dall’ombra insorgiamo. Nel silenzio colpiamo.

Dragonero : Il Ribelle – Dove muore la luce

Contro la potente Signora delle Lacrime e i fanatici seguaci che la adorano ogni aiuto è prezioso, meglio se si tratta di un aiuto… magico: è arrivato dunque il momento che entri in campo Alben! Il Luresindo è affiancato da Ian, Gmor e, soprattutto, Aura, tutti impegnati in una lunga e faticosa ricerca che, se coronata da successo, doterà la ribellione dei mezzi necessari a fronteggiare i maghi imperiali. Il primo obiettivo si annida nel buio spettrale di un misterioso villaggio, abitato da gente sospettosa e ben poco amichevole nei confronti degli stranieri… un borgo irto di pericoli dal quale uscire non sarà facile come è stato entrarvi…

Verdetto

Dove muore la luce è il nuovo albo di Dragonero - Il Ribelle, in cui Ian e compagni scoprono un misterioso legame tra una preziosa reliquia e i suoi custodi. Per poterla riportare a Alben, Ian dovrà affrontare una mianccia che si nasconde nell'oscurità

Pro

- Storia inserita perfettamente nella continuity della serie
- Presenti dei dettagli sul futuro dei personaggi
- Vietti scandisce alla perfezione il ritmo narrativo
- Francescutto e Pagliarani realizzano una copertina magnifica

Contro

- Non pervenuti