Libri e Fumetti

Dylan Dog 401, l’alba nera di una nuova era, recensione

Dylan Dog #401 – L’alba Nera
Genere
Horror
Formato
Copertina flessibile / bonellide
Autore
Roberto Recchioni (testi), Corrado Roi (disegni), Gigi Cavenago (copertina)
Editore
Sergio Bonelli Editore

Dylan Dog, l’iconico personaggio dei fumetti creato da Tiziano Sclavi, è uno dei più seguiti del panorama italiano (secondo solo al mitico Tex sempre di casa Bonelli), forse il più romantico e profondo dei contenitori di storie, nonostante queste riguardino principalmente uno degli aspetti più cupi della natura umana: l’orrore. Ben lontano, quindi, dall’essere un mero fumetto di stampo pulp, la creatura sclaviana è rimasta nelle edicole italiane per ben 401 mesi, da quel memorabile debutto avvenuto nel settembre del 1986. Sono passati quasi 34 anni, e come conferma l’attuale curatore Roberto Recchioni, “è cambiato il mondo in cui viviamo, la sua geografia economica e politica, è cambiata la società […] è cambiata la tecnologia, la tecnologia ci ha cambiato”, anche Dylan Dog è stato inevitabilmente travolto da profondi cambiamenti, tutti condotti dall’iniziativa di Recchioni. Cos’è cambiato? Tutto o forse nulla. Ciò che è certo, è che siamo dinanzi a un nuovo inizio.

Dylan Dog, la nuova alba dei morti viventi

Leggendo Dylan Dog #401 – L’alba nera, ci siamo presi un impegno, ovvero leggere l’albo come se fosse il primo DYD mai sfogliato. Operazione possibile? Certamente sì, forse non semplice per un appassionato e fedele lettore dell’inquilino di Craven Road, sin da quando ha imparato a leggere e che condivide la stessa età anagrafica di questo fumetto, ma contrariamente alla continuità messa in opera negli ultimi numeri del “Ciclo della Meteora”, questa nuova alba dei morti viventi, secondo il nostro umile parere, meriterebbe questo tipo di approccio. Lo suggerisce perfino un “bollino” in copertina (una nota fortemente antiestetica, ma si tratta di una scelta legata a un messaggio editoriale che comprendiamo e condividiamo n.d.r.), quindi, perché non dare seguito alle intenzioni dell’autore?

Dylan Dog L'alba nera

Eppure, le vere intenzioni della storia sono quelle di voler abbracciare un bacino d’utenza quanto più vasto possibile, mettendo in scena personaggi noti dell’universo narrativo originale, ma in situazioni e, talvolta, anche in ruoli differenti. Mettetevi comodi adesso, perché nel nostro studio c’è una cliente avvenente che attende: Sybil Browning.

La “prima” avventura dell’indagatore dell’incubo inizia proprio con uno degli orrori più classici della tradizione del cinema horror, un morto vivente che perseguita la moglie. Dylan appare ancora come un uomo sulla trentina, sfoggia una folta barba e un bel cappottone nero che lo avvolge, si accompagna con un assistente, Gnaghi, che lo aiuta come meglio può nelle indagini nonostante la sua scarsa capacità oratoria, ma per Dylan è più che sufficiente e straordinariamente comprensibile, anzi c’è una meravigliosa alchimia tra i due e le scene funzionano molto bene. Altri comprimari fanno la loro apparizione in questa storia, senza risultare determinanti, ma hanno il compito di delineare alcune sottotrame che proveremo ad analizzare nel prossimo paragrafo. Il progetto editoriale di questo nuovo corso di avventure di Dylan Dog prevede un ciclo di avventure costituito da 6 albi contrassegnati dal logo “666” aggiunto a quello storico della testata (seppur rivisitato di recente n.d.r.), ma vi anticipiamo che anziché trovare la classica scritta “Fine dell’episodio”, troverete ancora il “Continua” che ha caratterizzato tutto il ciclo della meteora, dato che la seconda e ultima parte di questa storia si chiude con il prossimo albo #402 “Il tramonto rosso”.

Dylan Dog L'alba nera
Dylan Dog L'alba nera

La storia, non originale e lo sappiamo, nella sua rivisitazione funziona ancora molto bene: parte con il solito ritmo pacato per poi andare in crescendo nelle scene finali, con un Dylan investigativo, un Dylan maledettamente citazionista perché “Dylan è un maniaco delle citazioni”, e infine abbiamo anche alcuni colpi di scena, anche se, come già detto, la storia non finisce qui. Il nuovo investigatore dell’incubo esercita un grande fascino, ha una buona caratterizzazione che lo rende ancora più misterioso nell’aspetto, ma soprattutto, ci si rende conto di una cosa molto importante che da anni non diamo più per scontata: ha tantissimo da raccontare e da far scoprire sul suo stesso personaggio, oltre che sul suo nuovissimo universo narrativo.

Una lode piena all’incredibile lavoro svolto nelle tavole del maestro Corrado Roi, con delle scene indirizzate dai testi del curatore Roberto Recchioni, ma con un’interpretazione straordinaria di questo storico illustratore. Siamo convinti, senza il minimo azzardo, che siamo forse di fronte alle più belle tavole mai realizzate di questo autore: ombre alternate al buio riescono a imprimere angoscia e mistero negli scenari più ordinari e quasi per nulla particolareggiati (vedi lo studio di DYD o gli uffici di Scotland Yard n.d.r.), ma i picchi estremi dell’orrore puro li abbiamo nei chiaro-scuri delle scene più cruente popolate dai non morti. In definitiva, permetteteci di banalizzare: Roi è come il vino, più invecchia e più diventa…superlativo. Chiaro.

La copertina di quest’albo, con un effetto “lucido celebrativo”, un’alba dei morti viventi magistralmente interpretata dal magnifico Gigi Cavenago, ormai una certezza delle cover dylaniate, confeziona un albo che sarà certamente apprezzato dai nuovi lettori dell’indagatore, ma sorprendentemente anche da un buon numero di chi asserisce con ostinatezza “sì, ma i primi 100 erano meglio”. Provare per credere.

Dylan Dog

Il nostro giudizio sull’ultima fatica di Recchioni finirebbe qui, ma se siete insensibili agli spoiler e volete approfondire alcuni aspetti di questo nuovo corso, continuate a leggere.

La realtà alternativa di Dylan Dog di Terra-666

 

— ALLERTA SPOILER —

 

L’operazione di svecchiamento messa in opera dal curatore Roberto Recchioni è iniziata col numero #337 Spazio Profondo, proseguendo fino al recente #400 …E ora l’apocalisse, con una serie di cambiamenti che hanno provato a mutare la forma di Dylan Dog, pur mantenendo inalterata la sostanza, ovvero quel contenitore di storie pregne di sogni, orrori dell’esistenza umana e di rappresentazione dei “veri mostri”, ma anche una sorta di “amico immaginario”, se vogliamo vederla in questi termini, che prendeva vita in quelle 98 pagine pronte ad aspettarci in edicola mese dopo mese.

Un cambiamento che ha messo il “mai più ispettore” Bloch in pensione con Jenkins annesso, mentre prendono il loro posto l’ispettore Tyron Carpenter e il sergente Rania Rakim; introdotto un nuovo “villain”, il magnate industriale John Ghost e, infine, col culmine della meteora, un matrimonio quasi improvvisato (ma estremamente calcolato nei piani di Ghost) di Dylan con Groucho, la morte dell’iconica sagoma e perfino la dipartita del creatore del fumetto Tiziano Sclavi.

Ora, ci scuserete se così brutalmente abbiamo riassunto quanto successo negli ultimi sei anni di vita editoriale di Dylan Dog, ma volevamo fare il punto di questo nuovo inizio del #401 L’alba nera, attualmente in edicola.

Dylan Dog L'alba nera
Dylan Dog L'alba nera

Tutti i cambiamenti fatti dal curatore della testata, pur facendo storcere il naso a qualche fan di vecchia data inferocito per aver visto snaturare il “suo” Dylan, in questo nuovo corso appena inaugurato col mini-logo 666 sembrano trovare una loro naturale ricollocazione, come se la meteora avesse messo al proprio posto tutti gli elementi che sono piovuti nell’universo narrativo di DYD in questi anni, mettendo in scena, però, una realtà assai diversa e inedita. E lo fa in modo piuttosto accattivante, senza dimenticarci che oltreoceano, in casa Marvel e in DC Comics, operazioni di questo genere sono piuttosto frequenti, soprattutto per quanto riguarda le realtà parallele, basta pensare ai multiversi e le Terre alternative di Marvel Comics come ad esempio quella dell’Era di Apocalisse (Terra-295), Terra X (Terra-9997) e New Universe (Terra-15731) o ancora le 52 Terre parallele di DC Comics.

Il nuovo corso di Dylan Dog 666, potrebbe essere benissimo ambientato in una “Terra-666”, una nostra mera supposizione, sia chiaro, ma che troverebbe riscontro con quanto visto nel nuovo albo di Dylan Dog.

In questa nuova realtà parallela, secondo quanto rivelano i personaggi della storia de L’alba Nera, Dylan è un ex poliziotto, ex guardiano del cimitero (cogliendo a piene mani l’eredità di Francesco Dellamorte, protagonista del romanzo di Tiziano Sclavi, Dellamorte Dellamore, Edizioni Camunia) e neo-indagatore dell’incubo uscito dall’incubo personale dell’alcolismo, oltre la barba, finalmente ha un bel cappotto che lo proteggerà meglio dal freddo, il che renderà felice l’amico Bloch che tante volte gliel’ha consigliato. A proposito, qui Bloch è ancora un poliziotto (non che avesse davvero smesso per la verità), ma con un ruolo che, forse, gli è sempre spettato di diritto: è il tanto temuto Sovrintendente di Scotland Yard (anche se in alcune vignette la nomenclatura varia con un’errata traduzione “Soprintendente” n.d.r.). Carpenter e Rania sono ancora rispettivamente ispettore e sergente, e mentre rispondono chiaramente alle direttive di Bloch, non nascondono di essere amanti proprio come l’universo narrativo originale, con la novità che Dylan e Rania sono stati sposati per poi separarsi.

Groucho, per il momento, è assente da questo nuovo universo, mentre Gnaghi è l’assistente di Dylan ricalcando in pieno il personaggio introdotto da Sclavi nel suo romanzo e nello Speciale di Dylan Dog n.3 L’Orrore Nero. Altre piccole differenze saltano all’occhio: il clarinetto entra subito nella disponibilità di Dylan sin dalle prime tavole, ancora una volta comprato da Safarà; non abbiamo ancora visto la chiassosa onomatopea del campanello urlante (la cui origine è ancorata al personaggio di Groucho n.d.r.), Dylan ha un biglietto da visita che mette in evidenza un inedito approccio con la tecnologia, riportante un numero di cellulare e un indirizzo di posta elettronica (avente come provider la Ghost Industries n.d.r.)… e stavolta Sybil, la prima cliente di Dylan, sembra essere bionda anziché la mora che abbiamo visto ne L’alba dei morti viventi del 1986. Un’apparizione ancora ombrosa e marginale quella di Xabaras, che anche in questa storia riveste il ruolo del villain… ma a proposito di padre e figlio, preparatevi a un piccolo colpo di scena delle ultime pagine, che, nonostante gli spoiler di queste righe, non vogliamo rivelarvi.

Dylan Dog

Roberto Recchioni stupisce per le interessanti e inedite trovate inserite in questo nuovo intreccio narrativo, unendo un grande classico a quella che potrebbe essere una realtà alternativa come quanto visto nella saga de Il pianeta dei morti di Alessandro Bilotta. Una combinazione che, in questa prima battuta, risulta davvero vincente, consegnando un nuovo #1 a tutti gli effetti.

Potete leggere  Dylan Dog “E ora, l’apocalisse” in un’edizione speciale cartonata e in bianco e nero, in sconto speciale su Amazon.

Dylan Dog #401 – L’alba Nera

Dylan Dog riparte da zero con una nuova alba dei morti viventi, che inaugura un nuovo universo narrativo, dopo le ceneri affrontate nel viaggio del 400. Non date nulla per scontato, perché questo nuovo Dylan ha tutto da raccontare, anche se gli orrori sono quelli di sempre.

Verdetto

La rivoluzione di Roberto Recchioni ha fatto discutere molto, ma se l’obiettivo principe di ogni cambiamento era questo del #401 L’alba Nera, potremmo addirittura affermare che ne valeva la pena. C’è una bella atmosfera, una bella rilettura di un grande classico sclaviano, ma in un universo tutto nuovo da narrare e assolutamente inedito. Le tavole di Roi sono un assoluto picco di eccellenza in tutta la storia editoriale dell’inquilino di Craven Road. Se siete tra i vecchi fan indecisi sul continuare la vostra lettura dylandoghiana, non indugiate e provate, ma se siete tra i nuovi lettori… benvenuti a bordo, avete scelto la fermata migliore per salire. Prossima fermata: L’incubo!

Pro

- Una nuova alba dei morti viventi che riesce a catturare perfino i lettori di vecchia data;
- Ottimi spunti narrativi inediti;
- Sembra che sia stato fatto un certo ordine nell’universo di DYD;
- Roi vale da solo il prezzo di copertina.

Contro

- Il cambiamento fa sempre paura, e la forma di questo DYD è davvero molto diversa
- Salvo, qualche lieve cenno, manca di quel sano humor, ma c’era da aspettarselo.