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Estraneo a bordo: un dramma umano nelle profondità dello spazio

La conquista dello spazio è la nuova frontiera dell’avventura umana. Dopo anni in cui abbiamo visto la conquista della Luna come un traguardo, solo recentemente abbiamo spostato il nostro sguardo oltre il satellite lunare, puntandolo dritto sul pianeta rosso. Marte è diventato la nostra nuova meta, un mondo da colonizzare e popolare, una nuova tappa del nostro viaggio tra le stelle. La fantascienza ha da sempre visto il pianeta rosso come una delle nostre prime mete, dai racconti di Asimov sino a serie recenti come The Expanse. Ma dove la fantasia può esprimersi liberamente, la scienza deve sottostare alla realtà, una consapevolezza che trova comunque spazio all’interno del cinema, come dimostra la nuova produzione Netflix: Estraneo a bordo. Estraneo a bordo (Stowavay, letteralmente Clandestino) rientra nel novero dei film che si discostano dall’idea romantica della conquista spaziale, calandoci invece nelle difficoltà reali di questa sfida. Da Apollo 13 a Gravity, il cinema ci ha mostrato spesso le difficoltà pratiche e attuali con cui confrontarsi nel viaggiare nello spazio. Questo nuovo titolo assimila questi presupposti per creare una situazione tesa e angosciante, privilegiando l’aspetto umano a quello esplorativo.

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Estraneo a bordo, tragedia tra le stelle

Dopo anni di preparazione, una missione umana è finalmente pronta per tentare la conquista di Marte. Affidata alla comandante Marina Bernett (Toni Colette), il programma Hyperion ha lo scopo di condurre sul suolo marziano un equipaggio di tre persone, con il compito di avviare l’habitat che avrebbe in seguito accolto il resto della forza colonizzatrice. Una missione di due anni, che per la dottoressa Zoe Levenson (Anna Kendrick) e il dottor David Kim (Daniel Dae Kim) rappresenta il coronamento di una carriera scientifica, che ha comportato notevoli sacrifici personali.

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Nulla deve intralciare questo passaggio fondamentale della storia umana, ogni aspetto è stato vagliato con attenta cura. Un simile viaggio comporta valutazioni tecniche impeccabili, che tengano conto di dettagli come ossigeno a disposizione e carburante necessario per ogni manovra. Il comando di Hyperion, quindi, ha svolto attenti calcoli per consentire ai tre membri dell’equipaggio di adempiere al meglio la loro missione. Tutto sembra andare per il meglio, quando poco dopo il lancio dell’astronave diretta a Marte viene fatta a una scoperta che stravolge completamente ogni piano: a bordo c’è una quarta persona.

Durante un controllo per un’avaria, infatti, l’equipaggio scopre Michael (Shamier Anderson), uno degli addetti tecnici della costruzione della nave, rimasto a bordo del vascello in stato comatoso in seguito a una non meglio precisata circostanza. La presenza di un quarto passeggero diventa un rischio troppo altro per la missione, un pericolo che deve essere scongiurato a ogni costo.

Sorge quindi un dilemma morale: proteggere una vita o garantire il successo della missione?

Il cuore di Estraneo a bordo è la ricerca della riposta a questa domanda. La presenza di Michael, infatti, costringe l’equipaggio della missione a rivalutare le linee guida della propria missione, consci di come ci sia in gioco una posta decisamente alta. Per dare maggior enfasi a questa situazione, la vicenda viene caratterizzata emotivamente in modo sottile, lasciando emergere solamente il background di Michael, aiutando lo spettatore a empatizzare con lui, mentre per i membri della spedizione scientifica si delinea solo il loro presente. Una definizione che non premia la Barnett, che risulta un comandante incapace di prendere decisioni e troppo dipendente dalle decisioni di un controllo missione impalpabile, e ci presenta David Kim come un uomo troppo ossessionato dal proprio lavoro, pronto a sacrificare in modo anche meschino l’ostacolo al compimento della sua realizzazione come scienziato.

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A giostrarsi tra queste due differenti forze rimane Zoe, idealista e incapace di accettare passivamente la morte di Michael. La Kendrick riesce a conferire al suo personaggio un’umanità convincente, schierandosi a favore del clandestino e provando in ogni modo a spingere i propri compagni a trovare soluzioni che consentano di uscire tutti illesi da questa situazione.

Una questione di umanità

Pur apprezzando l’identità emotiva di Estraneo a bordo, capace di toccare il cuore dello spettatore con scene spettacolari, non si possono negare alcuni passaggi poco convincenti della trama. La presenza stessa del clandestino a bordo dell’astronave è un espediente che, specialmente nelle prime fasi del film, sembra forzoso. Difficile credere che una missione così importante non abbia controlli di sicurezza che monitorino chi ne fa parte, o che la sorella di Michael citata così spesso non avesse segnalato la sua scomparsa. La sensazione è che questo elemento cardine della storia sia stato introdotto senza una particolare caratterizzazione logica all’interno della trama, utilizzandolo come punto di rottura emotivo per dare il via alla vicenda.

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Michael è un coinvolgente, perfetto deus ex machina il cui ruolo è spingere i tre scienziati a mettersi in discussione, a vedere quanto della loro anima sono disposti a perdere pur di realizzare le loro ambizioni. Estraneo a bordo punta tutta la propria esistenza su questo banco di prova di morale, spinge lo spettatore a concentrarsi su questo elemento, sperando che assieme a una resa visiva spettacolare dovrebbe compensare i difetti di un film che non vuole porsi a livelli di produzioni come Gravity o Interstellar, ma che cerca di mostrare il lato umano, tragico della nostra corsa alla conquista del cosmo.

Non è la prima volta che Netflix si affida a questo spunto narrativo, come visto in precedenza Away. Rispetto alla serie con protagonista Hillary Swank, in questo caso l’aspetto scientifico ha un peso maggiore, diventando quasi l’antagonista di questo dramma, ma rimane sempre vincolato alle leggi di una storia che sembra non voler fare quel passo in più per lasciare un segno indelebile nel cuore degli spettatori.

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Sia chiaro, non mancano momenti coinvolgenti e ben scritti, ma la trama si muove su binari percepibili troppo presto, mancano dei veri guizzi narrativi che stupiscano, un’assenza che non viene completamente coperta da una recitazione convincente degli attori e da un impianto emotivo convincente. Possiamo anche dare a questa produzione l’alibi dell’essere stata realizzata a tempo di record, poco meno di un mese, durante la scorsa estate, ma le fragilità di alcuni istanti della vicenda sembrano da imputarsi maggiormente a una scrittura che ha lasciato troppi dettagli alla mercé della fantasia dello spettatore, laddove sarebbe stato preferibile una maggiore definizione.

Anche con queste piccole pecche, Estraneo a bordo rimane un prodotto godibile, complice l’ambientazione convincente e alcune riprese davvero ispirate di Penna. Una vicenda umana che viene ben rappresentata, aiutando a consegnare agli spettatori un dramma dalle meccaniche semplici ma avvincenti, che ci insegna come anche tra le stelle nulla conti più della nostra umanità.