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Il bambino che giocava con le bambole: Recensione

Alcune storie hanno la capacità di restare perpetuamente sospese nel tempo. Altre hanno quella ‘roba lì’, quel fascino d’altri tempi che, ormai, nessuno scrittore o sceneggiatore riesce a replicare. Si tratta di un marchio di fabbrica tutto ‘Made in Italy’ fortemente ancorato ai gloriosi anni ’70 del giallo all’italiana o al genere poliziottesco, nonostante le vicende siano ambientate ai giorni nostri. È quello che accade con  Il bambino che giocava con le bambole di Antonio Tentori, pubblicato da Cut-Up Publishing, e nemmeno stavolta mancheranno all’appuntamento i tipici e affascinanti scenari italiani e un serial killer pronto a lasciare dietro di sé una scia di sangue.

Un giallo direttamente dalla scuola del cinema italiano  

Antonio Tentori è uno scrittore e sceneggiatore italiano che ha pubblicato il romanzo Il prossimo novilunio (con Enrico Luceri, Oltre Edizioni, 2020) le antologie di racconti La bestia dentro (Profondo Rosso, 2015) e Nero Profondo (Cut-Up Publishing, 2008), il saggio sul fumetto horror ed erotico italiano Bellissime e Perverse (con Fabio Giovannini, Cut-Up Publishing, 2016), la novelization del film Inferno di Dario Argento (in Terrore Profondo, Newton Compton, 1997) e Il bambino che giocava con le bambole è il suo primo romanzo.

Il bambino che giocava con le bambole

Ma Antonio Tentori è un artista fatto e plasmato dal cinema nostrano: si lega al cinema italiano collaborando con Lucio Fulci, per il quale ha scritto il soggetto di Demonia e la sceneggiatura di Un gatto nel cervello. Lavora poi con Dario Argento, Joe D’Amato, Bruno Mattei, Claudio Lattanzi e Sergio Stivaletti.  Inoltre, proprio in questi giorni è uscito il nuovo film Nel Ventre dell’enigma ancora sceneggiato da Tentori per la regia di Pupi Oggiano.

Per immergervi nella lettura de Il bambino che giocava con le bambole, dovete immaginare di trovarvi persi tra le calli di Venezia, avvolti dall’umidità dei suoi vicoli e presi dalla morsa del freddo invernale. Nel bel mezzo della laguna, corrono delle ombre che si inseguono, fino al capolinea di un canale. Lei è Eleonora e stringe a sé Giulio, un ragazzino confuso e spaventato, l’altra ombra che si avvicina e si ferma è il padre di Giulio. Lei punta la pistola e fa partire due colpi. L’uomo crolla a terra, mentre la donna si toglie a sua volta la vita gettandosi nelle torbide acque del canale. Torbida e tormentata come la memoria di Giulio che sarà compromessa per sempre dal tragico evento.

Ma la vita di Giulio è destinata ad essere ancora più tormentata e oscura di quella notte. Un misterioso serial killer ha preso di mira alcune giovani donne di Venezia, che sembrano essere legate a Giulio, e dal momento che lui resta anche vittima di forti amnesie, oltre a non avere nessun alibi, sarebbe il primo indiziato. Il conforto della madre e della sua amabile fidanzata è solo l’oppio in grado di annebbiare temporaneamente l’orrore dell’atroce dubbio di essere l’autore degli omicidi e di far luce su un giallo che inizia proprio nella tragica notte in cui morì suo padre.

Il bambino che giocava con le bambole

Come in un meraviglioso giallo all’italiana, Antonio Tentori permea il suo racconto di punti interrogativi e di false piste, facendoci investigare sull’identità dell’assassino e portandoci a sospettare in primissima battuta del protagonista – ma sarebbe troppo elementare narrare di un giovane disturbato, dopotutto, dove starebbe il mistero? – per poi portarci abilmente sempre fuori strada. Ne eravamo convinti e non avevamo dubbi. Poi, con grande maestria, siamo stati smentiti.

Un vero giallo all’italiana, per l’appunto.

Vivere il dramma dell’amnesia

Amnesia. È la vera protagonista della storia. Tentori “gioca” tantissimo con questo elemento, permettendosi di pescare di continuo dal dramma vissuto da Giulio, la morte del padre e le incertezze su un passato prossimo che non riesce mai a ricordare. Immaginate di voler possedere una delle poche cose di cui siete certi e non riuscirvi: i ricordi catturati dai vostri occhi. Da qui l’amnesia che colpisce Giulio di continuo. Un espediente molto “comodo” per l’autore per far albergare il dubbio perfino nel lettore.

Come potete vedere e da ciò che ci siamo permessi di anticipare, la figura di Giulio è quella di un vinto, nel romanzo non ci sono mai “eroi” in prima linea, o perlomeno non subito identificabili, alla stessa maniera del serial killer dal mantello nero che mette in ginocchio l’esistenza di Giulio, anch’esso reso più vero soltanto alla fine della storia. Spiccano sempre, però, la visibilità delle immagini e l’omaggio per la figura femminile.

Infatti, come avviene per la tensione vissuta insieme al protagonista, il tutto viene attenuato dall’amore per le figure femminili, nel volerle raccontare belle, bionde, modelle e amorevoli, queste ultime come la madre Ginevra e la sua fidanzata Bianca. Anche loro tutte protagoniste di questo romanzo. Nonostante Tentori abbia adottato un perfetto schema da giallista, abbiamo colto qualche piccolo buco narrativo e qualche innesto tardivo e irrilevante ai fini della storia, facendo riferimento alla figura dell’investigatore privato.

Il bambino che giocava con le bambole è un romanzo giallo scritto da manuale, un “classico odierno” da un maestro che attinge a piene mani dal cinema italiano e fa di tutto per fare riconoscere le sue origini. Un libro impreziosito anche dalla Prefazione del maestro Lamberto Bava, che sarà apprezzato da tutti gli estimatori del genere che rivedranno davanti ai loro occhi, con la sola forza della scrittura di Tentori, una di quelle pellicole del fortunato filone del giallo all’italiana degli anni ’70, con un finale per niente scontato.

Il bambino che giocava con le bambole


Una vita legata a doppio filo con quella del cinema e della scrittura, questo è Antonio Tentori, che stavolta ci ha regalato un giallo d’altri tempi con Il bambino che giocava con le bambole, il suo primo romanzo pubblicato con Cut-Up Publishing. La storia di Giulio inizia con l’omicidio del padre avvenuto davanti ai suoi occhi, un evento che lo traumatizzerà per tutta la sua vita causandogli dissesti mnemonici in età adulta. A peggiorare le cose una scia di sangue ad opera di uno spietato serial killer armato di rasoio che potrebbe essere lo stesso…Giulio. Un giallo da risolvere, mistero e orrore ci hanno accompagnato fino all’ultima pagina che regala un epilogo tutt’altro che scontato, come vuole la scuola cinematografica del giallo all’italiana.

Pro

  • Tentori scrive un “classico odierno”;
  • Un perfetto giallo all’italiana;
  • Epilogo tutt’altro che scontato.

Contro

  • Qualche buco narrativo.