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Il Muro: Homo homini deus, recensione del secondo capitolo de Il Muro


Il Muro: Homo homini deus
Genere
Fantascienza
Autore
Antoine Cherryron, Mario Alberti
Editore
Edizioni Star Comics
Collana
Star Comics Extra

La fantascienza è da sempre uno strumento ideale per raccontare il mondo contemporaneo, come hanno dimostrato opere del calibro di Star Trek o Dune. Non a caso, uno dei nomi con cui è noto questo genere è ‘letteratura d’anticipazione’, che lascia intendere come la sci-fi sia, spesso, uno specchio di mondi futuri, in cui verremo costretti a dar conto delle nostre azioni (o inazioni) presenti. Nel bene e nel male, ovviamente, come dimostrato da un filone narrativo come il post-apocalittico, in cui l’umanità di domani deve ricostruire una società dalle ceneri di quella precedente. Che è quanto stanno tentando di fare i protagonisti de Il muro, serie fantascientifica edita da Star Comics, giunta al suo secondo volume, Il Muro: Homo homini deus.

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Come spiegato durante la presentazione del primo volume, Il Muro: Homo homini lupus, la serie di Star Comics è la riedizione italiana del francese Le Mur, opera nata dalla fortunata sinergia tra la storia di Antoine Cherryron, che aveva inizialmente pensato questo racconto come sceneggiatura per un film mai realizzato, e l’estro artistico del nostro Mario Alberti. Se volessimo fare un paragone storico, potremmo vedere in Il Muro un erede de L’Incal e de La casta dei Meta-baroni, anch’essi nati come emanazione di un film mai realizzato, il Dune di Jodorowsky.

Il Muro: Homo homini deus, la verità dietro il Muro

Ma questa genesi atipica è la sola similitudine tra il dinamico modo di Jodo e Moebius e il domani cupo e violento che fa da teatro a Il Muro. In Il Muro: Homo homini lupus eravamo stati portati in questo futuro fatto di macerie e angherie, in cui, come richiede il canone post-apocalittico, vige la legge del più forte.

Una lezione che devono apprendere Solal e Eva, due giovani fratelli, che cercando di sopravvivere per arrivare a ED3N, la terra promessa in cui si vocifera sia possibile vivere una vita agiata. Ma soprattutto, ED3N è la speranza per Eva di poter esser guarita da una malattia che la costringe ad assumere medicinali sempre più rari in questo mondo disperato.

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Dopo essersi imbattuti nella banda di predoni di Bastard, i due fratelli vengono separati quando Solal viene arruolato forzatamente per dare l’assalto a ED3N, che si rivela esser non tanto un sicuro rifugio quanto una fortezza inespugnabile protetta da Cerberus, un guardiano meccanico che impedisce l’accesso a questo ambito angolo di paradiso. Durante l’assalto, Solal è l’unico che riesce ad andare oltre il muro che separa il mondo da ED3N.

Ed è da questo punto che riprende la storia de Il Muro: Homo homini deus.

Il Muro: Homo homini dei cambia radicalmente impronta rispetto al precedente volume. Il Muro: Homo homini lupus era raccontato in modo lineare, scegliendo di guidare il lettore in una storia completamente focalizzata sul presente, scelta ottima per creare in chi si perde nelle impressionanti tavole di Alberti la voglia di scoprire il come e il perché si sia arrivati a questo mondo in rovina. La narrazione in media res non è mai semplice, ma se scandita con i giusti tempi si presenta come una modalità di racconto avvincente, che consente di lanciarsi in differenti direzioni.

Come dimostra Il Muro: Homo homini deus, che abbandona la linearità narrativa del precedente capitolo per introdurre una serie di flashback che iniziano a fornire ai lettori degli importanti chiarimenti su questa Terra del domani. Alberti si concede di spaziare tra presente e passato, creando un’empatia con il lettore che si trova a conoscere nuovi personaggi (come il creatore di ED3N, Noah, e i suoi figli, Jen e Janos) che diventano, in una visione più ampia, archetipi di una storia dell’umanità che affonda le proprie radici nell’epica classica.

L’ascesa di ED3N e la caduta dell’umanità

Se nel primo volume il Muro al centro della storia era visto come un segno di esclusione, memoria fumettistica di ferite storiche mai pienamente dimenticate, ne Il Muro: Homo homini deus il ruolo dell’imponente barriera assume nuove sfumature. Da fuori ED3N viene percepito come un segno di separazione, ma ora che vediamo la verità all’interno del paradiso in Terra scopriamo come il Muro sia anche una sorta di recinto per coloro che un tempo erano umani e ora sono…altro.

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La sensazione è quella di trovarsi dinnanzi a un contrappasso dantesco. Se nelle idee di Noah la costruzione di ED3N avrebbe dovuto rappresentare la salvezza per il meglio dell’umanità, la realizzazione di questa arca si rivela in realtà una condanna per coloro che vi si imbarcano, che progressivamente sono destinati a perdere proprio quella presunta umanità superiore che li illudeva di poter essere migliori di coloro che erano stati abbandonati al di fuori.

Una concezione narrativa forte, che si base, come detto, su una serie di archetipi ispirati alla grande tradizione del racconto.

Difficile non vedere in Noah una versione distorta del Noè biblico, salvatore dell’umanità che con la sua Arca portò in salvo la vita del pianeta durante il Diluvio Universale. Il nostro Noah, però, non è mosso da spirito caritatevole (come viene mostrato sin dalle prime tavole del volume), ma è l’incarnazione dello scienziato elitario, convinto che sia necessario potare la pianta per far sì che possano nascere i frutti migliori.

La dura selezione per l’accesso a ED3N è il suo modo di selezionare la creme dell’umanità. Peccato che in questa visione si nasconda anche il seme della decadenza, che lo costringerà a lanciarsi in una sfida contro il creato stesso pur di non ammettere il fallimento. A diventare Dio, in un certo senso, andando a sovvertire le leggi della natura, come ben recita il titolo del secondo volume de Il Muro, Homo homini deus. Se per il primo volume vedevano l’uomo diventare lupo nei confronti dei suoi simili più deboli, ora assistiamo all’ascesa a divinità di una mente eccelsa ma piagata da ambizione e sregolatezza.

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Da Noè si passa ad un altro mito della letteratura. Nel tentativo di salvare i residenti di ED3N, Noah crea una sorta di pila che di sostentamento ai corpi, raccogliendo energia da altre fonti e sovvertendo le regole della natura. A metà strada tra Viktor Frankenstein e Tony Stark, Noah porta invece la distruzione nel suo mondo perfetto, nel suo paradiso in Terra. La sua brama di scoperta, il suo voler cambiare il corso dell’umanità lo conduce alla perdita dell’essenza stessa dell’uomo.

Non è un caso che nelle scene iniziali de Il Muro: Homo homini deus assistiamo ad una tragedia inquietantemente contemporanea, come l’abbandono al proprio destino di una massa di disperati che vorrebbe solo trovare un riparo all’interno di ED3N. La reazione sdegnata e la facilità con cui Noah sceglie di chiudere il sicuro rifugio del suo paradiso sguinzagliando il suo robotico guardiano, Cerberus (nuovamente, un nome che è tutto un programma), mostra immediatamente come la genesi di ED3N non nasca da una volontà di salvezza, quanto da una egoistica ed elitaria scelta di chi sia degno di vivere, condannando irrevocabilmente gli altri.

L’arte di Alberti meraviglia nuovamente

A rendere appassionante la lettura de Il Muro: Homo homini deus è l’emozionante racconto grafico firmato da Mario Alberti. Non è certo una novità la verve artistica di Alberti, capace di interpretare al meglio ogni ambientazione, dalla fantascienza di Nathan Never sino al fantasy di Dragonero. Con Il Muro, Alberti dimostra di essere un artista eccellente, che cerca nei materiali e negli strumenti l’essenza stessa della sua narrazione.

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Per Il Muro, Alberti si affida agli acquerelli, cerca soluzioni che lo aiutino a rendere al meglio le colorazioni accese e il look da fine del mondo di questo inquietante futuro. E il risultato finale è un appassionante ritratto di un domani fatiscente, in cui si alternano i colori accesi del deserto un tempo noto come Mediterraneo agli interni più freddi di ED3N.

La dinamicità delle tavole di Alberti è perfetta per mostrare la frenesia dei momenti più concitati ma è altrettanto calzante nel trasmettere il forte contesto emotivo dei personaggi coinvolti in questo dramma futuro. È incredibile il modo in cui Alberti trovi una perfetta sinergia tra trama e racconto visivo, guidando l’occhio del lettore verso istanti in prima battuta apparentemente secondari, ma che diventano sempre più rivelatori man mano che la storia avanza.

Il Muro: Homo homini deus viene proposto da Star Comics in un’edizione che rende al meglio la vitalità della storia del duo Charreyron-Alberti. La dimensione generosa del volume consente di godere pienamente dell’arte di Alberti, arricchendo l’esperienza con una serie di interviste agli autori da cui possiamo apprendere il processo creativo dietro questo travolgente racconto fantascientifico.

Il Muro: Homo homini deus

Solal è riuscito a superare il Muro, e potrà finalmente trovare le medicine di cui sua sorella ha un disperato bisogno. Ma il presunto paradiso terrestre altro non è che una chimera, una prigione a cielo aperto… La abitano solo i “senza vita”, anime perdute che si nutrono del calore dei corpi dei vivi. Come hanno fatto, questi uomini e donne, a trasformarsi in mostri? Chi c’è dietro tutto questo? In questa seconda parte della trilogia si farà la conoscenza del fondatore del Muro: Noah. Da un’idea di Antoine Charreyron


Verdetto

Il Muro: Homo homini dei è un secondo capitolo appassionante, che tramite un differente approccio narrativo porta alla scoperta di ED3N, mostrandoci la verità dietro Il Muro. Tavole dinamiche, vitali e dalla colorazione stupefacente avvolgono il lettore in una storia imperdibile.

Pro

- Storia appassionate
- Le tavole di Alberti sono pura arte
- Il ritmo narrativo diverso è ottimo per svelare il passato di ED3N
- Interessanti gli extra del volume

Contro

- Non pervenuti