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Il silenzio degli innocenti: un cult imperdibile

Esattamente trent’anni fa, il 31 gennaio del 1991, a New York andava in scena la prima mondiale de Il silenzio degli innocenti. Il thriller diretto da Jonathan Demme iniziava così il suo percorso che di lì a poco lo avrebbe condotto al successo internazionale di critica e pubblico. Non si tratta infatti solamente di un grande film, ma di un evento culturale che ha scosso le masse e l’opinione pubblica, in grado di parlare a un pubblico troppo spesso emarginato e considerato indecoroso, volgare. Il tutto senza mai dimenticarsi del ruolo principale a cui spesso un film è chiamato a rispondere: l’intrattenimento. Già, perché è impossibile non appassionarsi alla storia, alla giovane e fragile Clarice Starling o al magnetico sguardo mefistofelico del temibile dottor Lecter. Un viaggio negli abissi della psicosi umana, verso il torpore e le paure più recondite di ognuno di noi. Un incubo che prende vita sullo schermo ma che ci riguarda da vicino.

Il silenzio degli innocenti, il pluripremiato thriller

È difficile non rivedersi all’interno del racconto, tanto che il film trovò appunto il plauso di milioni di appassionati in tutto il mondo riuscendo persino in un’impresa pressoché storica. Infatti, insieme al classico Accadde una notte (Frank Capra, 1934) e al più recente Qualcuno volò sul nido del cuculo (Milos Forman, 1975), Il silenzio degli innocenti è il terzo e sinora ultimo film della storia ad aver vinto i cinque premi Oscar più ambiti. Parliamo ovviamente di miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior attrice e miglior attore. Una cinquina da capogiro che consacrò il valore pressoché totale del lungometraggio, lanciando la carriera di Jodie Foster e sfidando il pensiero comune nell’incoronare Anthony Hopkins con una statuetta seppur appaia solamente per sedici minuti in scena.

Il silenzio degli innocenti

Sempre a proposito di Oscar, il film detiene un altro eccellente risultato. Ci si lamenta che il premio più ambito al mondo abbia la “memoria breve”, ovvero che a finire all’attenzione dell’Academy vi siano soprattutto i lavori usciti a ridosso della cerimonia (quindi verso la fine dell’anno solare precedente). Bene, Il silenzio degli innocenti fu il primo film a vincere il riconoscimento più importante (quello per il miglior lungometraggio) seppur ai tempi della premiazione fosse già in commercio home video. Infatti la pellicola uscì nelle sale statunitensi nel febbraio del 1991 (in concomitanza con la presentazione al Festival di Berlino dove si aggiudicò il premio per la miglior regia) mentre fu poi incoronato agli Oscar nella notte del marzo 1993, praticamente più di un anno dopo.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Thomas Harris ed è il secondo lungometraggio che vede al centro delle vicende il serial killer Hannibal Lecter (il primo fu Manhunter – Frammenti di un omicidio, diretto da Michael Mann nel 1986). Demme, che verrà appunto consacrato con questo film per poi riconfermarsi due anni dopo grazie al dramma giudiziario Philadelphia (1993), si lancia nella sfida con tutta la grinta e la sfacciataggine del caso. Il silenzio degli innocenti è infatti un film dinamico e pulsante, ricco di primi piani e tempi dilatati utili a far crescere la tensione nelle viscere dello spettatore e farlo cuocere a fuoco lento proprio come i personaggi protagonisti.

Si soffre stando sulla poltrona, respirando la stessa aria degli attori e “subendo” il racconto accanto ai loro corpi.

Il silenzio degli innocenti

In effetti, proprio la componente carnale è una delle tematiche più evidenti del lungometraggio. A cominciare dalla locandina surrealista (con tanto di omaggio a Salvador Dalì) in cui il corpo di sette donne dà forma allo scheletro di una falena, fino ad arrivare ovviamente alle “pietanze” del menù gastronomico del dottor Lecter, passando per la componente più transgender legata al personaggio di Jame Gumb. Per aiutare gli attori a entrare nella parte, la produzione mandò loro i nastri che alcuni assassini avevano registrato mentre torturavano le vittime. Hopkins e Jane Fonda preferirono non guardarli, tuttavia l’attore studiò a lungo i comportamenti e le espressioni di molti killer condannati in udienza assistendo di persona ad alcuni processi o revisionando interviste e interrogatori.

Trent’anni dopo

Riguardare Il silenzio degli innocenti dopo trent’anni esatti dalla sua uscita permette di apprezzarne ancora di più la sua capacità di essere proiettato negli anni a seguire: il film infatti non sembra essere affatto invecchiato, anzi. Dopo questo lavoro, Lecter ha trovato nuovamente spazio in Hannibal (diretto da Ridley Scott nel 2001), Red Dragon (diretto da Brett Ratner nel 2002) e Hannibal Lecter – Le origini del male (diretto da Peter Webber nel 2007). Eppure, uno dei lavori più attesi legati al film è sicuramente la serie televisiva che inizierà il suo corso l’11 febbraio negli Stati Uniti. Stiamo parlando di Clarice e si tratta di uno show prodotto da Cbs All Access che prende le mosse a un anno di distanza dagli avvenimenti narrati ne Il silenzio degli innocenti.

Il silenzio degli innocenti

Il titolo si riferisce chiaramente al nome dell’agente dell’FBI che nel film era interpretato da Jodie Foster mentre ora ha il corpo e il volto di Rebecca Breeds. Lo show dovrebbe raccontare di come la carriera di Clarice venga rilanciata dopo gli accadimenti del film. È infatti ormai una donna molto esperta con criminali di un certo peso e potrebbe diventare un punto di riferimento nel dipartimento. Tuttavia la sua personalità è molto fragile e non sarà facile reggere per sempre simili ritmi di lavoro.

La cosa più interessante però è che, a quanto pare, gli autori della serie non sono riusciti a ottenere fino in fondo i diritti dei romanzi di Thomas Harris. Quindi sembrerebbe che il nome di Hannibal Lecter non possa essere pronunciato esplicitamente nonostante sarà inevitabile fare riferimento alla sua persona. Inoltre è doveroso ricordare che al termine del film, Lecter riesce effettivamente a evadere, creando così un interessante spunto narrativo. Sarà curioso capire cosa gli autori avranno inventato per far tornare tutti i pezzi al proprio posto.

Impossibile resistere al richiamo dell’edizione blu-ray di questo capolavoro senza tempo.