Cinema e Serie TV

Intervista ai doppiatori di South Park

In occasione di Lucca Comics & Games 2019 abbiamo avuto il privilegio di conoscere e intervistare una parte del team di doppiatori che adatta e da’ la voce ai personaggi di South Park, popolarissimo cartoon in onda in Italia su Comedy Central da poco al debutto in America con la sua ventitreesima stagione (tutte disponibili su Amazon). Un traguardo non da poco per una serie televisiva, specie se animata, che verrà ben presto coronato dall’episodio numero 300 in cui, ne siamo sicuri, i creatori Trey Parker e Matt Stone si sbizzarriranno con la loro consueta capacità di fare comicità anche su temi apparentemente intoccabili.

I protagonisti di questa intervista sono dunque molteplici e la cosa davvero impressionante è che, nonostante la mole assurda di personaggi, South Park sia doppiato da un team composto da sole 7 persone. Molti dei doppiatori hanno infatti diversi personaggi, spesso anche protagonisti di numerose interazioni il che è doppiamente sorprendente. Potreste pensare che c’è qualcosa che non va, ma in realtà questo è un spirito che segue per filo e per segno l’adattamento originale che vede gran parte delle voci assegnate a soli due attori, ovvero gli stessi Parker e Stone! A prestarsi per questa intervista sono dunque stati Walter Rivetti (Butters e Direttore del doppiaggio), Lucia Valenti (Kyle), Gianni Gaude (Satana), Osmar Santucho (Kenny) e Alessandro Gaza (tecnico del suono).

300 episodi e non  sentirli

Che lo si ami o lo si odi (ma, siamo onesti, perché mai dovreste odiarlo?!), South Park ha da sempre la capacità di raccontare in modo istantaneo la realtà che ci circonda, ammantando di satira anche quelle tematiche che non parrebbero adatte a fare comicità o umorismo. Violento, dissacrante e talvolta volutamente blasfemo, lo show è riuscito più di qualunque altro programma ad attirare su di sé un’immensa attenzione mediatica, dovuta non solo all’irriverenza con cui affronta diversi argomenti al centro del dibattito sociale ma anche, e soprattutto, per la sua capacità di attirare le ire di associazioni, religioni, culture e, più recentemente, intere nazioni. Come è stato il caso della Cina che, proprio lo scorso mese, ha messo al bando qualunque prodotto legato allo show entro i suoi confini. La potenza di South Park sta nel saper andare oltre il cattivo gusto, le parolacce e la blasfemia, riuscendo a trattare in modo dissacrante qualunque valido argomento di dibattito, e senza timore di nascondere le proprie opinioni anche quando queste riguardano la politica o la religione. South Park ama dire la sua, e lo fa con uno stile ironico e martellante, tale da risultare ormai inconfondibile e freschissimo. Dopo 23 anni i ragazzi del Colorado riescono ancora a stupire e confondere lo spettatore con uno stile inarrivabile, laddove gli altri show animati si sono magari adagiati sugli allori, South Park continua a picchiare forte e duro, un po’ per il gusto di farlo, un po’ perché, probabilmente, si sente in dovere.

Ovviamente, con premesse simili non potevamo non scambiare qualche parola con i doppiatori italiani dello show che, al di la di tempi di lavorazione serratissimi (South Park arriva in Italia con un ritardo di qualche giorno rispetto alla messa in onda americana!), si trovano ad avere a che fare con uno dei programmi più folli, sperimentali e, per certi versi, “liberi” dell’odierno panorama televisivo. Ve lo diciamo subito: non ci hanno delusi, ma per ovvie ragioni abbiamo dovuto censurare molti dei dialoghi che sono scaturiti da questa intervista. Nel rispetto degli intervistati vi chiariamo che non è dipeso da idee, ideologie o quant’altro: abbiamo solo tagliato le parolacce.

La parola ai doppiatori di South Park

Che cosa significa per voi South Park dopo tutti questi anni? 
Lucia Valenti : Per me è un momento estremamente liberatorio. Abbiamo cominciato a doppiarlo oltre venti anni fa e ci sta accompagnando da tanto tempo. Per me entrare in sala è come tornare indietro e andare altrove. Perché, se stai dentro, non puoi doppiare South Park.
Gianni Gaude: Per me che ho una certa età è un po’ come per Lucia. Del resto sono il più giovane qua dentro (ride). Per me South Park è un momento dissacrante della mia vita. Per intenderci: sono stato scomunicato dal mio parroco. Più che un cartone animato, io lo definirei “un’opera d’arte”, perché è un oggetto straordinario, a mio giudizio. È fuori dl comune e per questo è un piccolo capolavoro. Il primo impatto per me è stato devastante, perché io arrivavo dal doppiaggio di cartoni animati tradizionali dove mi facevano fare personaggi sempre molto paternali e positivi. Quando poi mi sono ritrovato in una realtà come quella di South Park è stato sconvolgente. Paradossalmente è invece oggi la cosa che mi fa divertire di più in assoluto. Al di là del fatto che le battute vanno seguite, è bello constatare che c’è una certa creatività, c’è un’ispirazione, che a volte ti fa superare la battuta scritta e ti fa inventare qualcosa che magari non faresti su nessun altro cartone.
Osmar Santucho: Per me è doppiamente strano, perché quando uscì nel ’99, in Italia, io, ovviamente, fui catturato da questa serie e il mio personaggio preferito era Kenny e poi mi sono ritrovato dopo diciassette o diciotto anni a doppiare. Quindi, per me, è una gioia doppia perché si tratta di un personaggio che mi piaceva parecchio già vent’anni fa.
Walter Rivetti : Se mi chiedi per me cos’è South Park, come prima cosa, ti rispondo come Cartman: “C’ho l’ansia”, Nel senso che la prima cosa che mi viene in mente è l’ansia, perché, occupandomi dell’adattamento e della direzione, la prima cosa è la responsabilità che c’è dietro un prodotto così grosso. Quando poi tutto è finito, quando tutti i tasselli sono andati al loro posto e il prodotto è come deve essere, allora lo posso rivedere e capire le cose che sono oltre le parolacce, ossia, il messaggio di attualità, le iperboli che sanno fare i creatori del programma e allora riesco, finalmente, a godermelo. Questo, almeno, fino alla lavorazione della puntata successiva.

Nel corso di questi anni South Park ha tirato fuori una serie di situazioni che vanno ben oltre il paradossale. Ovviamente la cosa bella, come dicevate anche voi, è che spesso, quasi sempre, queste situazioni portano ad un messaggio ben preciso. Mi chiedo, però, se nel lavoro di adattamento e doppiaggio ci sia mai stato un momento, un qualcosa, che ricordate vi abbia fatto dire: “Aspetta un attimo. Questa cosa è veramente MOLTO forte e MOLTO strana.”
W: Sì è una cosa che succede sempre. Inoltre va detto che si trattano temi che magari uno ha a cuore, su cui magari non è d’accordo, però è il nostro lavoro e la cosa va vista in questo senso qui. In più, oltre a quello che hai detto, lo show si esprime spesso per iperboli esprimendo un concetto anche attraverso i suoi due estremi. Quando succede mi fanno sempre riflettere le discussioni che si possono generare nei forum, in cui i fan dibattono sul modo in cui South Park si sia espresso rispetto un determinato argomento. È un segno di come lo show riesca davvero a portare agli estremi le tematiche che tratta lasciando lo spettatore, e quindi anche il doppiatore, nel mezzo.
L: Ci sono stati alcuni episodi “molto forti”, come dici tu, uno, mi ricordo, non so neanche se è andato in onda in Italia o se è stato addirittura bloccato.
O: Il 200 o il 201?
L: No, quello del Papa e della Madonna che perdeva le mestruazioni.
O: Quella è andata in onda.
G: È andata in onda, è andata in onda. Ma era sul Papa che aveva a che fare con del sangue emorroidale…
L: Quindi, ecco, nonostante noi non si sia così blasfemi ci sono dei passaggi dove devi farti un po’ forza.
G: Però, una strana caratteristica, poi capirete perché lo dico, è che South Park è fatto da sette persone in totale. Se si considera la quantità immensa di personaggi, capirete che anche dal punto di vista delle tematiche, capita che una volta si dia la voce ad una fazione, un’altra volta a quella opposta. Io, per dire, doppio sia Dio che Satana. Li faccio tutti e due, e a volte sono favorevole all’uno, a volte all’altro. Insomma. Capita spesso di saltare da un personaggio all’altro e quindi da un’ideologia all’altra. Però è lavoro ragazzi, e quando capisci lo spirito di South Park e le sue particolarità, capisci che ogni cosa ha il suo perché. Ne ho passate tante in questo show… e ne ho fatte anche tante.
O: Per quel che riguarda me e la questione imbarazzo: io e Alessandro Gaza, detto Joey Tassello, abbiamo collaborato con lo Zoo di 105, quindi siamo abituati anche ad un linguaggio bello preso. Però, c’è stata una volta in cui con Walter dovevamo prendere parte ad una fiera a Torino e avevamo deciso di portare una canzone dello show dal vivo. Dovevamo cantare questa canzone ma quando siamo saliti sul palco e quando abbiamo presentato il video ci siamo accorti che c’erano tanti bambini piccoli. Il punto è che la nostra canzone era interamente basata sul liquido seminale maschile… nel suo sinonimo più volgare. Dovendo cercare una soluzione ci è venuta l’idea di fischiare con un fischietto ogni volta che ci sarebbe stata questa parola per auto censurarci in maniera molto divertente. Perché, effettivamente, trovarsi a fare uno spettacolo per un pubblico di bambini quando è ovvio che non sia uno show per bambini… In ogni caso l’abbiamo comunque portata a casa.
W:Io, invece, ho due occasioni, una curiosa, e l’altra un po’ meno. Parto da quella un po’ più triste: era uscita una puntata bellissima. I bambini si vestivano da ninja, e quindi di nero, ma gli abitanti li scambiano per membri dell’ISIS. Quindi, mercoledì esce, giovedì la vedo ed è bellissima, venerdì la condivido e fa ridere. Il punto è che quel venerdì sera ci fu l’attentato al Bataclan di Parigi. Quindi siamo andati in studio a parlare di ISIS, di presunti attentati, il tutto con un peso davvero enorme, diverso, vedendo questa cosa, che prima era bellissima, sotto un altro punto di vista. Dal putno di vista strettamente personali, invece, ho avuto un certo imbarazzo quando c’è stato l’operazione del Signor Garrison perché nell’episodio di cono immagini reali di una falloplastica e mi sono trovato a dover doppiare senza guardare, perché altrimenti sarei svenuto.
G: Però hai imparato molto.
W: Sì, ed è lì che ho deciso di farla anche io!
L: Ale, tu ricordi qualcosa?
Alessandro Gaza: Di momenti imbarazzanti? Guardami. Secondo te c’è qualcosa che può imbarazzarmi?

A questo punto metteremo una tua foto.
A: Per me non c’è niente di imbarazzante, è tutto bellissimo. Trovo tutto stimolante ed il bello è che è solo il mio lunedì. Il mio lunedì inizia così, ridendo, facendo questo lavoro. È da dieci anni che faccio questo lavoro e io parto da fan. Io sono un fan, mi ci sono ritrovato e quindi ho iniziato questo percorso con loro dieci anni fa, e ogni volta è una cosa nuova. Anche perché dall’America sono folli e, quindi, stargli dietro è una bella sfida. Non è facile.

Qual è, invece, la puntata che rispecchia di più le vostre ideologie, o un tema che a voi sta a cuore?
W: La caratteristica è che impegnandomi su ogni puntata, e essendo una puntata a settimana, quando cambia la puntata, cancello la precedente. Adesso sono focalizzato su quella che uscirà giovedì prossimo, di tutto il resto non mi ricordo più nulla.
L: Personalmente doppio Kyle e, come tutti saprete, è in costante conflitto con Cartman. Eppure ricordo un episodio in cui la situazione si è invertita ed in quell’episodio ho provato pena per Cartman. Questa cosa qui mi è rimasta impressa perché mi dicevo: “come faccio a provare pena per quel bastardo disgraziato che per duecento episodio me l’ha fatta passare brutta?”. Eppure si tratta di un episodio molto tenero.
G: No, io non ce l’ho. Ma non ho ancora capito se non ce l’ho perché non ce n’è stato o se perché l’anzianità mi ha cancellato la memoria. Comunque dando la voce a tanti personaggi con ruoli piccoli o minori, posso dire che ci sono personaggi che mi sono piaciuti di più e personaggi che mi sono piaciuti di meno.

Allora qual è il personaggio che ti è piaciuto di più?
G: Ce ne sono tanti, tra cui diversi attori reali. Mi ricordo ad esempio Morgan Freeman e Topolino.
Quindi tu sei il Topolino dell’episodio con i Jonas Brothers? Tu lo sai che quello è uno dei momenti più belli della serie?
G: Si l’ho doppiato io. Anche la tipica risata del personaggio è stata inventata sul momento. Ci sono tante cose messe insieme che a volte mi hanno divertito. Tipo una cosa che mi divertiva da matti era pronunciare alcune frasi sbagliando volutamente gli accenti perché faceva ridere di più.
O: Si anche a me capita un po’ come per Walter, in cui mi focalizzo sulle puntate che registriamo di quella stagione e poi rivedo le puntate dopo diverso tempo e non mi ricordo di averle fatte. Quella, ovviamente quella a cui sono legato di più è quella in cui ho dato per la prima volta la voce a Kenny che era un episodio in cui Butters scopriva che i suoi genitori arrivavano dalle Hawaii. In quell’episodio davo la voce fuoricampo ai pensieri di Kenny espressi in una lettera, ed è stata la prima volta in cui ho dato la voce al personaggio. Quella è una puntata a cui, ovviamente, sono legato perché è stata la prima, però ce ne sono tantissime.

Parli della puntata dei galli che giocano a Magic?
O: Si, in cui poi c’è anche Randy che mi fa veramente scassare dal ridere.

Quella in cui va in giro a fare gli spettacoli…
O: Gli spettacoli con il suo membro. Con il suo “uccello magico”.

Sempre sulla questione dell’aderenza con i doppiatori: penso sia ovvio che non si dovrebbe identificare la voce del doppiatore con i personaggi che doppia, però mi domando se abbiate mai avuto problemi personali o professionali nell’essere identificati con quella che è, diciamo, la contorta morale dello show alla quale prestate la voce. In sintesi: lavorare a South Park vi ha portato difficoltà dal punto di vista personale?
L: Qualche imbarazzo in alcune situazioni c’è stato. Essendo io una persona a modo è chiaro che se viene fuori questa cosa in un ambiente di un certo tipo si crea un imbarazzo. Io ricordo che quando erano piccolini i miei figli non lo dicevano che mamma doppiava South Park.

Io lo avrei detto a tutti.
L: Loro no, mentre adesso sì. Ma penso sia ovvio, perché ci sono persone che, conoscendo il prodotto, restano un po’ perplesse. È chiaro che poi doppiatore e personaggio non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Io, per dire, non ho mai detto tante parolacce come quando doppio.
W: Nessun problema. Per quanto mi riguarda è solo per lavoro. Neanche io dico tante parolacce e lì o la possibilità di esprimermi quindi lo vedo solo come un qualcosa di positivo.
G: No, problemi non ne ho avuti. South Park è comunque un prodotto pensato per una nicchia. Io credo che le persone che si avvicinano a South Park lo facciano con la testa, quindi difficilmente ti insultano creando momenti di imbarazzo. L’unico momento di imbarazzo vero vero l’ho avuto oggi, quando Lucia mi ha presentato sul palco.
L: Perché?
G: Perché?! Scusate, lei sale sul palco e fa: “adesso vi presento l’emblema del mondo gay”. Salito sul palco mi ha presentato così e io sono dovuto entrare dicendo le battute del Signor Maso. Se me lo dicevi prima io mi preparavo: una minigonna, un paio di calze a rete, una robina me la dovevo mettere, no?
L: Ah. l’imbarazzo era perché non eri pronto.

Ci sono caratteristiche dei vostri personaggi in cui vi rispecchiate?
W: Parto io: quello che mi rispecchia è Butters. Butters è come me da piccolo, uguale. Sia come carattere che come innocenza. Pensa che la prima parolaccia l’ho detta a nove anni, ma perché l’ho ripetuta da uno. All’opposto invece c’è il Signor Garrison. Un tipo fuori dagli schemi tipo, cattivello, molto egoista, soprattutto adesso che nello show rappresenta Doland Trump.
L: Penso che ciascuno di noi sia stato scelto basandosi sul personaggio con cui, in qualche modo, ha qualche attinenza. Io doppio Kyle come personaggio principale, che è quello abbastanza precisino e corretto. Anche altri personaggi, come la mamma di Cartman e quella di Kyle, in u certo senso, hanno un qualcosa che mi appartiene. Mi rivedo persino in Jimmy!
W: Per la parlata? (Jimmy è un personaggio balbuziente ndr)
L: Magari non tanto la p-p-parlata, però lui è anche uno che ce- che ce-cerca anche di d-dare qualcosa agli altri ed anche questa è una mia caratteristica.
G: Come dicevo prima, le mie esperienze nel mondo dei cartoni animati sono sempre state quelle di una quantità pazzesca di personaggi positivi e paterni. Per le mie qualità vocali mi rifilavano o il papà o lo zio, a volte anche il nonno. Ma tutti bravi e a modo. Ecco, quella per me è la roba più devastante che esiste, perché io sono distante anni luce. Li odio tutti profondamente, mentre quelli più dirompenti, più devastanti, quelli più cattivi come te (mi indica) mi piacciono molto.

Grazie!
G: Quelli come noi si trovano sempre bene insieme.
O: per quanto riguarda me, io vivo tanto di empatie anche nella vita reale, quindi mi ritrovo ad empatizzare con molti personaggi.
W: Anche con il Preside PC?
O: Ecco, anche col preside PC.

Tu sei il preside PC quindi?
O: Si, sono anche il preside PC e mi piace, perché ha questo sui essere politicamente corretto anche se poi, in fin dei conti non lo è affatto. Stessa cosa anche il detective Harrison che ha questo suo cinismo ma è anche ligio al dovere. Quindi son tanti i personaggi in cui mi trovo ad empatizzare. Al contrario, invece, non sono in grado di trovare un personaggio che non mi piaccia. Anche il mafioso, o il personaggio buttato lì così, non trovo nulla che mi faccia dire: “ma perché?”

Visto che stiamo citando una moltitudine di personaggi vecchi e nuovi, mi viene da chiedervi: come si gestisce una serie in cui il numero di doppiatori, per forza di cose, non può essere pari al numero di personaggi? E, soprattutto, come si pianifica la produzione del doppiaggio italiano sapendo che quella sarà una stagione colma di comparsate?
W: Dal punto di vista produttivo, con la necessità data di dover uscire con una puntata nuova ad apena una settimana dalla messa in onda americana è impossibile pianificazione come di solito si fa per le serie TV complete. Quindi, può anche essere che un personaggio affidato ad quel doppiatore muoia in quella puntata, così come è possibile che invece abbia successo e venga riproposto per l’intera serie. Quindi, non c’è una pianificazione perché non è proprio possibile pianificarlo: noi non sappiamo cosa succederà.

Walter che poi questo è stato proprio il caso di Butters, il tuo personaggio, nato come comprimario e poi diventato uno dei grandi protagonisti dello show.
W: Esatto!
L: Tornando alla domanda, molto è affidato alla capacità di questi doppiatori. Succede che ad ogni stagione si debba tirar fuori un’ennesima caratterizzazione sull’ennesimo personaggio che si interfaccia con quelli che già si doppiano. Qui sta alla distribuzione delle voci attuata dal Direttore del doppiaggio che, conoscendo le nostre potenzialità, ci affida dei personaggi. C’è una gamma di caratterizzazione pressoché infinita.
G: Proprio dal punto di vista logistico, c’è solo un modo per risolverlo. Fortunatamente siamo in pochi, siamo in sette, e quindi per il periodo nel quale arriva South Park dobbiamo tenerci liberi un giorno della settimana, nel nostro caso è il lunedì. Questo perché abbiamo solo il lunedì per doppiare. Quando arriva South Park io so che devo blindare tutti i lunedì. Poi che si impegni una mattina o un pomeriggio dipende dal numero delle righe di dialogo che uno ha per quello specifico episodio. Quindi c’è una problematica, che non è indifferente, ma dopo oltre 20 anni di doppiaggio sulla serie abbiamo acquisito un “knwo how” notevole che ci permette di gestire il lavoro e di portarlo avanti come si deve. Questa cosa vale per noi che siamo a Torino, come vale per il nostro collega Davide Albano che dà la voce a Stan.
O: Io mi riallaccio proprio al discorso che ha fatto Walter, facendo l’esempio proprio del preside PC. Noi ci siamo trovati questo personaggio che proprio di punto in bianco, nel primo episodio di una stagione, veniva presentato come nuovo preside della scuola. Nella stagione precedente non c’era stato alcun preavviso e quando abbiamo trovato questo personaggio abbiamo pensato si sarebbe trattato di un personaggio occasionale. Ovviamente così non è stato, ed oggi il preside PC è un membro fisso del cast dello show.

Potevano mancare i Funko Pop! dedicati a South Park? Ovviamente no… e sono tutti a portata di un click!