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Joker tra Phoenix e Ledger: due follie votate a un ideale

Ora che Joker è saldamente entrato nella testa di tutti e l’interpretazione di Joaquin Phoenix ha unito critica e pubblico, entrambi pronti a esaltare l’attore di San Juan per il modo in cui ha saputo raccontare le genesi dell’antagonista di Batman, possiamo andare più in profondità e analizzare non solo la psiche, ma anche il sottotesto dei due più grandi interpreti degli ultimi dieci anni. Joaquin Phoenix e Heath Ledger. Senza voler considerare Cameron Monaghan, che ha dato vita a Jerome (e suo fratello gemello) Valeska in Gotham, un Joker con una genesi abbastanza diversa da quella di Phoenix, votato maggiormente alla criminalità e al desiderio di sovversione della città di Gotham, molto meno introspettivo e ispirato.

Non c’è alcuna sfida per la quale trovare un vincitore, non c’è nessuna domanda alla quale vogliamo realmente rispondere. Tra Ledger e Phoenix non ci sarà mai un vincitore, perché i due attori hanno, innanzitutto, raccontato il Joker in due momenti diversi della sua vita: nel film di Todd Phillips siamo dinanzi a un personaggio in costruzione, che sta nascendo, che decide di indossare la maschera di Joker per farsi vedere da tutti e per pronunciare la propria filippica agli occhi del pubblico; nel film di Christopher Nolan, invece, Ledger metteva in scena un personaggio già fatto e finito, consapevole delle proprie forze e delle proprie debolezze, oltre ad aver già ingaggiato la sua personale battaglia con Batman: vive già dei suoi ideali e sa amministrare la propria follia. Due facce della stessa medaglia, una in divenire e una già diventata, pronte per essere messe al microscopio.

Joker – Heath Ledger 


Ci troviamo nel secondo capitolo della trilogia firmata da Nolan: il trittico cinematografico che maggiormente ha dato fortuna a Batman, ancor prima che la DC potesse metterci le mani inserendolo in un contesto bellico contro Superman, raccontava in maniera magistrale lo scontro tra l’Uomo Pipistrello e la sua eterna nemesi. Ancora più di Spaventapasseri, di Pinguino e dell’Enigmista, per Nolan era fondamentale approfondire la dicotomia creata con il pagliaccio di Gotham, quello in grado di mettere a ferro e fuoco l’intera città. Joker è sadico – fa sparire matite in maniera molto fantasiosa -, misterioso – racconta diverse versioni delle sue cicatrici sul volto e sono sempre tutte credibili, ogni volta -, sofisticato – veste sempre bene, ci prova ad apparire elegante, ma soprattutto ha un ideale molto profondo, oltre che un rapporto atipico con il denaro -, è un manipolatore – è praticamente la miccia che fa scoppiare la bomba chiamata Due Facce. La miglior spiegazione della sua intera psiche, però, la esplica proprio lui: «Sono un cane che insegue le macchine: non saprei che farmene se le prendessi» confessa a Batman in un momento di onestà, a sottolineare il suo desiderio per l’anarchia più pura, un desiderio primordiale che ambisce solo a mietere vittime, in maniera caotica e senza alcun tipo di principio, se non il suo. D’altronde il Joker di Ledger è un “agente del caos”, l’unica cosa che ritiene essere equa nel mondo: è un incontrollabile mastino che ha come unico referente se stesso, ma ancor peggio non ambisce a nessun tipo di ricchezza o potere. Vuole solo camminare allegramente sul viale del tramonto dopo aver fatto esplodere un ospedale. È l’irrazionalità che muove i fili del mondo.

Joker – Joaquin Phoenix


Il Joker messo in piedi da Todd Phillips invece è un personaggio in fieri, in crescita. Soltanto nel finale capisce di essere quell’ideale che proseguirà negli anni, nei decenni, anche dopo la sua eventuale morte. La sua è una lenta metamorfosi, che passa attraverso diversi stadi di sviluppo, scanditi da una terribile malattia che lo costringe a esprimere qualsiasi tipo di sentimento con una risata nevrotica e agitata. Raccontare la genesi di un antagonista è sempre un compito arduo: servono motivazioni, plausibili soprattutto, e ancor di più serve calare un personaggio all’interno di un contesto già costruito, che dovrà andare a intrecciarsi con le motivazioni degli altri. Un antagonista è sempre un protagonista che ha semplicemente una visione diversa rispetto a quella del personaggio che fa da perno alla storia principale e Joaquin Phoenix veste i panni proprio di questo assunto: un uomo disturbato che risolve le sue problematiche facendole sfogare, accettando il fatto di dover sguinzagliare la propria follia e darle gradualmente voce e potere. Il Joker di Phoenix è un uomo che vive in un corpo scarnificato, fragile, sconcertatamente dilaniato da una vita di stenti. La sua risata è agghiacciante, quella di Ledger era consapevole. Phoenix è un alienato, un uomo consumato da un disagio interiore e che gradualmente ci spinge a provare disagio insieme a lui, quando sale sul palco e recita le sue barzellette, quando si convince di avere una relazione con la sua vicina di casa, ma che proprio come il Joker di Christopher Nolan non ha davvero nulla da perdere. E nemmeno niente da guadagnare.

Due vestiti per lo stesso personaggio

È impossibile non notare delle differenze anche per quanto riguarda l’aspetto, che se a livello macroscopico può sembrare molto simile, nel dettaglio non lo è. Ledger era un uomo sfatto, molto lontano dal clown che ci immaginiamo nella realtà dei fatti: scintillante, allegro, goliardico, ma al suo interno triste. Ledger era pesantemente decadente, era consumato dalla sua stessa follia, anche in volto: i capelli unti, grassi e quasi in tinta con quegli occhi contornati dal nero che simula delle occhiaie. Quel Joker era un’esaltazione quasi di un essere lercio, vestito in maniera sempre di punto e riguardata, ma pronto a esprimere tutt’altro col suo viso. Per non parlare di quel tic nervoso con la lingua, continuamente mossa come se fosse un viscido serpente. Phoenix invece viaggia su binari opposti: per quanto il suo corpo sia uno scheletro rivestito di poca pelle, ha un trucco sempre molto preciso, quando lo indossa, mentre per il resto del tempo è un uomo che non indossa maschera: sta per diventarlo, con l’accezione di rappresentare un grande ideale dietro di essa.

Se da un lato ci troviamo dinanzi a un agente del caos, come si proclamava Ledger, dall’altro abbiamo “solo” un uomo incompreso, anche bullizzato, ma che ci permette di entrare nella sua casa, di scoprire il suo mondo, di entrare in contatto con sua madre e coglierne le sfaccettature del rapporto. Ledger è un ideale che ha già preso forma, è un’entità che ci si presenta già fossilizzato sul volto di altri scagnozzi, pronti a rispettare il suo credo.. Phoenix vuole rivendicare le proprie ragioni e ridare forza ai poveri, Ledger vuole solo dare fuoco a tutta Gotham, o forse anche tutto il mondo. Ciò che poi crea maggiormente distacco tra i due è la figura di Batman: per Ledger fondamentale – “tu completi me”, direttamente dall’interrogatorio che è storia del cinema – per Phoenix non esiste, se non nei panni di un giovanissimo Bruce Wayne, al quale prova a infondere un briciolo di gioia e di felicità in una sparuta – quanto inutile – apparizione a villa Wayne.

Il rapporto con Gotham

Chiudiamo con l’ultima grande differenza che intercorre tra i due Joker: il rapporto con Gotham City. La città che meglio è stata caratterizzata all’interno del panorama fumettistico, in grado di dare vita non tanto alle storie di Batman quanto a tutto l’ecosistema che gira attorno a essa, Gotham è il palcoscenico sul quale danza Joker. Ledger la tratta in maniera dozzinale, approssimativa: non è interessato ai suoi concittadini, né se ne preoccupa. Quando mette in piedi l’inganno delle navi, affidando a l’una la possibilità di far saltare in aria l’altra, pone tutti contro tutti, in maniera indistinta, senza preoccuparsi delle conseguenze. Nel pieno rispetto della sua natura di agente del caos, equo e, a modo suo, giusto. Per Phoenix, invece, Gotham è una città da far rinascere, popolata da cittadini che devono riscattarsi e non affidarsi ciecamente a Thomas Wayne: Joker è un antieroe, ma prova a essere il paladino della parte povera della città, piegando a sé i mass media e innalzandosi a figura ambigua, ma nella quale poter riporre fiducia. Nell’assenza di Batman, è lui l’eroe di cui ha bisogno Gotham.

Il Joker di Ledger e il Joker di Phoenix sono inevitabilmente diversi, figli di due momenti storici diversi: il primo, come ripetuto più volte, è fatto e finito e rappresenta il reale antagonista di Batman, mentre il secondo è solo un antieroe che si fa strada in una città che il crimine non l’ha ancora conosciuto al meglio. Non si parla del Pinguino, non esiste lo Spaventapasseri, non si sa chi possa essere Edward Nigma. Lui è l’unico incontrastato principe del caos, ma semplicemente ancora non lo sa. Due momenti eccezionali per vivere un personaggio raccontato in maniera opposta, ma ugualmente soddisfacente. Stabilire quale possa essere l’interpretazione migliore è davvero difficile, perché la loro risposta viaggia in direzione di domande diverse. Quello che Nolan ha saputo fare, a differenza di Philips, è donarci un film completo in ogni sua parte, maturo e indimenticabile in molti dei suoi concetti, calandolo in una trilogia di una fattura unica.

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