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Mi chiamo Dog, Dylan Dog. Il mito dell’ Horror a fumetti dalle origini alla “meteora” che cambierà tutto

Dylan Dog dalle origini al ciclo della meteora che dopo 400 numeri porterà una rivoluzione nel mondo dell'indagatore dell'incubo, uno dei personaggi Bonelli più "anziano" e famoso di sempre

Dylan Dog è senza ombra di dubbio uno dei personaggi dei fumetti più noto e famoso in Italia e che può vantare appassionati sparsi in ogni parte del pianeta. A quasi 400 numeri usciti senza interruzione dal 1986 ad oggi si appresta a divenire uno dei prodotti più longevi della scuderia Bonelli e ad entrare nell’olimpo dei “grandi antichi” del panorama editoriale italiano.

Dopo 33 anni e numerosi rilanci, crisi e momenti indimenticabili in occasione dell’uscita del festeggiamento del quarto “centenario” che si terrà durante Lucca Comics & Games 2019 si prospettano numerose novità legate all’indagatore dell’incubo ed al mondo che lo circonda. Una meteora sta arrivando, ed il suo impatto modificherà Dylan Dog più di quanto si possa immaginare!

La storia editoriale.

E’ venerdì 26 settembre 1986, quando nelle edicole debutta Dylan Dog, un eroe destinato a rimanere nella storia dei fumetti italiani.

L’anno prima, nel 1985, Tiziano Sclavi, il cui sogno era creare in Italia un “fumetto d’autore” che fosse anche popolare, disse al suo editore Sergio Bonelli: “Oltre alla fantascienza, l’altra serie del 1986 potrebbe essere horror… secondo me vale la pena di tentare”.

Un paio di mesi dopo il progetto inizia a prendere forma. Inizialmente Sclavi aveva pensato a un detective “nero”, dalle caratteristiche chandleriane, solitario, le cui avventure sarebbero dovute essere ambientate a New York, dove però viveva già Martin Mystère, altro eroe bonelliano. Le “animate” discussioni tra Sclavi, Bonelli e Decio Canzio, allora direttore generale della casa editrice milanese, furono decisive per la “versione” definitiva del personaggio: Londra, ritenuta più adatta all’horror, per via delle sue antiche tradizioni, un giovanotto scanzonato con accanto una spalla comica.

A fine settembre dell’anno successivo, ma con data di copertina ottobre 1986, esce nelle edicole il numero 1, “L’alba dei morti viventi”, un paio di giorni dopo il distributore chiama Canzio: “L’albo è morto in edicola, è un fiasco clamoroso”. A Sclavi fu tenuta nascosta la cosa, fino a quando, poco più di una settimana dopo, il distributore richiamò: “E’ un sucessone, esaurito dappertutto, forse dovremmo ristamparlo”.

I primi numeri andarono tutti esauriti in pochi giorni, tanto che le quotazioni, sul mercato dell’usato, portarono alla stampa di copie false, riconoscibili solo da alcuni particolari, tra cui la scarsa qualità della stampa e della carta utilizzata per realizzare le copie “pirata”.

Nel primo anno di vita editoriale dell’Indagatore dell’Incubo, tutte le storie furono scritte da Sclavi, che con il tempo ha realizzato sempre meno sceneggiature, sostituito da vari autori, tra cui, solo per citarne alcuni: Alfredo Castelli, Giuseppe Ferrandino, Luigi Mignacco, Marcello Toninelli, il trio Medda, Serra e Vigna, Mauro Marcheselli, Claudio Chiaverotti, Gianfranco Manfredi, G. Anon (Gianluigi Gonano), Pasquale Ruju, Carlo Ambrosini, Paola Barbato, Roberto Recchioni e Alessandro Bilotta.

Vista la grande quantità, ma soprattutto la grande qualità, delle storie scritte da Sclavi, è impossibile stilare una lista delle sue avventure più belle. Mi limito quindi a citarne due, a cui i fan dell’Indagatore dell’Incubo, per ragioni “politiche” e culturali, sono particolarmente affezionati. “Johnny Freak”, albo, scritto da Sclavi su soggetto di Mauro Marcheselli, che ha avuto il grande merito di toccare la difficile tematica  della “diversità”, in un periodo in cui le differenze sociali erano forse meno sentite di oggi, e “Caccia alle streghe”, che oltre ad essere stato il primo episodio metanarrativo della serie, ha trattato delle forme più sottili, ma non per questo meno pericolose, della censura nella nostra società.

Nel 2001, il Maestro di Broni, si prende il suo primo “periodo sabbatico” dal personaggio, interrotto solo cinque anni dopo in occasione del ventennale della serie, quando sono stati pubblicati gli albi: “Ucronia” (numero 240, del settembre 2006), “L’assassino è tra noi” (numero 243, del dicembre 2006), “Marty” (numero 244, del gennaio 2007) e infine “Ascensore per l’Inferno” (numero 250, del luglio 2007), albo con il quale ha interrotto nuovamente il suo impegno per la serie.

Il 2016, dopo nove anni di assenza, segna il ritorno di Sclavi alla sceneggiatura con l’albo “Dopo un lungo silenzio” (numero 362, del novembre 2016), seguito nel 2017 dall’albo “Nel mistero” (numero 375, del dicembre 2017).

Il rilancio

Nel biennio 2013/2014, dopo una lunga serie di avventure sostanzialmente “anonime”, che presagivano un declino preoccupante, non solo in termini di vendita, ma soprattutto di un eroe che aveva smarrito, in parte, la sua identità, prigioniero di troppi cliché narrativi, è partita una graduale operazione di rilancio editoriale dell’inquilino di Craven Road 7. Questo rilancio, voluto dallo stesso Sclavi, e da lui stesso annunciato ai lettori nella rubrica Dylan Dog Horror Club del numero 324 della serie mensile, è stata affidato a Roberto Recchioni, nominato curatore della serie al posto di Giovanni Gualdoni, e a Franco Busatta, scelto come coordinatore redazionale.

Nella prima fase del rilancio, i responsabili della serie si sono limitati a pubblicare storie già pronte, che furono date alle stampe solo parzialmente riviste. La prima avventura “revisionata” su “La bomba”, apparsa nel Dylan Dog Special numero 27, dell’ottobre 2013, mentre l’episodio “Una nuova vita”, scritto e disegnato da Carlo Ambrosini, inaugurò questa fase sulla serie mensile.

Le principali novità “stilistiche” introdotte furono: la sostituzione del “Voi” con il “Lei” nei dialoghi e un nuovo approccio alle copertine da parte di Angelo Stano. Inoltre fu rinnovata la veste grafica del Dylan Dog Horror Club, da qui in avanti gestita da Recchioni.

La seconda fase del rilancio partì l’anno seguente con l’avventura “Spazio profondo” (numero 337, dell’ottobre 2014) che, tra le altre cose, presentò una nuova veste grafica degli albi, con il restyling del logo della testata e del bollino del prezzo, oltre ad un nuovo frontespizio a pagina 3. Tutte queste novità furono presentate ai fan, dalla Sergio Bonelli Editore, il 26 settembre 2014, il giorno precedente l’uscita dell’albo nelle edicole, in una conferenza stampa trasmessa in diretta su YouTube, nella quale Sclavi cedette ufficialmente il testimone a Roberto Recchioni.

Questo processo di rinnovamento vede l’arrivo di nuovi personaggi e antagonisti, e l’inserimento della tecnologia nella vita di Dylan Dog, attraverso “Irma” uno smartphone “femmina” utilizzato da Groucho. Negli albi, che rimangono auto conclusivi e indipendenti dai precedenti e dai successivi, è inserita una blanda continuity che lega i vari episodi in cicli annuali.

L’albo numero 338, “Mai più, ispettore Bloch”, del novembre 2014, introduce un’altra importante novità, il pensionamento dell’ispettore Bloch, che, nel numero seguente, è sostituito dall’Ispettore Tyron Carpenter, che considera Dylan un ciarlatano. Nel numero 340, “Benvenuti a Wickedford”, è descritta la nuova vita di Bloch, nel frattempo trasferitosi nella tranquilla cittadina della campagna inglese, mentre nel numero 341, “Al servizio del caos”, è introdotto un nuovo antagonista: l’industriale John Ghost.

Nei mesi successivi s’intrecciano le varie vicende di Dylan, che acquista, come già accennato, un cellulare, prende coscienza di aspetti nuovi circa il suo rapporto con le donne, instaura una relazione ancor più profonda con l’amico Bloch, diventa proprietario, in modo misterioso, del suo appartamento di Craven Road 7, è costretto a fare i conti, sempre più spesso, con Carpenter, che gli sequestra il distintivo scaduto da poliziotto, che continuava a usare nonostante il suo ritiro dalla polizia, e il suo nuovo nemico John Ghost. Infine alcuni misteri, tuttora irrisolti, affiorano attorno al suo assistente Groucho.

Il rinnovamento ha, in seguito, coinvolto tutte le collane dell’Indagatore dell’Incubo, che, rispetto al passato sono state maggiormente caratterizzate. Il Dylan Dog Maxi è stato ribattezzato Maxi Dylan Dog – Old Boy e pubblica storie che non tengono conto degli sviluppi narrati nella serie regolare, l’Almanacco della Paura è stato sostituito dal Magazine e pubblica storie sulla nuova vita da pensionato di Bloch, lo Special annuale è dedicato al universo alternativo “Il Pianeta dei Morti” mentre gli Albi Giganti sono stati chiusi con il numero 22.

Il Ciclo della Meteora.

Oggi, a oltre trent’anni di distanza, dopo essere stato per un lungo periodo il fumetto più venduto in Italia, tra inediti e ristampe ha raggiunto il milione di copie mensili, nonostante le tante polemiche dei fan più “tradizionalisti”, che mal hanno digerito alcuni aspetti della “rivoluzione recchioniana”, come il pensionamento di Bloch e l’introduzione della tecnologia e dei nuovi personaggi, Dylan Dog rimane saldamente, dopo Tex, al secondo posto dei fumetti più venduti ed è recentemente entrato in una nuova fase editoriale.

Con l’albo “Che regni il caos!”, numero 387 della serie mensile, uscito nelle edicole lo scorso mese di novembre, è, infatti, iniziato un ciclo di 12 albi in stretta continuity intitolato “Ciclo della Meteora”, che terminerà con l’albo celebrativo numero 400, che sarà scritto da Roberto Recchioni e disegnato da Angelo Stano.

In questo ciclo una meteora in avvicinamento al nostro pianeta porterà vari sconvolgimenti, minacciando la distruzione della Terra stessa. Le varie sotto trame iniziate col rilancio editoriale, partito con l’albo “Spazio profondo”, saranno chiuse proprio nell’avventura numero 400 e dall’albo 401 inizierà una nuova fase della testata.

Per “evidenziare” questo ciclo è stato introdotto un conto alla rovescia in copertina, che indicherà, mese dopo mese, quanto manca all’albo 400, ossia all’impatto della meteora sulla Terra. Il logo in copertina sarà invece caratterizzato da alcune crepe che aumenteranno albo dopo albo, fino allo sgretolamento completo del logo stesso.

I primi quattro albi di questo ciclo avranno inoltre in allegato i “Tarocchi dell’Incubo”, un mazzo di tarocchi, disegnati da Angelo Stano a tema Dylan Dog. Gli Arcani Maggiori erano già stati pubblicati negli anni ‘90 dall’azienda specializzata Lo Scarabeo, mentre gli Arcani Minori saranno realizzati ex novo con alcune delle più belle cover di copertina dello stesso Stano.

Il Dylan Dog Color Fest numero 28, in edicola il prossimo 8 febbraio, avrà invece in allegato il raccoglitore del suddetto mazzo e un “libretto d’istruzioni”, scritto dal fumettista Bepi Vigna, che insegnerà come interpretarli.

To be continued…

Dopo il numero 400, due o tre albi di transizione ci porteranno alla terza fase del rilancio, che sarà all’insegna dell’innovazione, ma nel nome della tradizione. Questa fase sarà contraddistinta da dodici numeri, previsti tra il 2020 e il 2021, che saranno affidati a: Claudio Chiaverotti, Pasquale Ruju, Paola Barbato e lo stesso Recchioni, quattro degli sceneggiatori più rappresentativi di Dylan Dog, che in rigoroso ordine temporale, così come hanno esordito sulla serie regolare. scriveranno un lungo racconto, articolato in tre episodi.