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Middlewest: la recensione del nuovo fumetto di Skottie Young


Middlewest 1
Formato
Cartonato 17x26
Autore
Skottie Young, Jorge Corona, Jean-Francois Beaulieu
Editore
Bao Publishing

Esiste un’America diversa da quella oramai familiare, fatta di grattacieli e paesaggi urbani. Questo angolo nascosto degli States, negli ultimi anni, sta ispirando diversi autori, che vedono in quest’anima ignota ma incredibilmente autentica degli U.S.A una lente attraverso cui raccontare storie che aiutino a comprendere le diverse facce di una società variegata e, spesso, contradditoria. Da questa ispirazione sono nati piccoli tesori come Redneck, Brigg’s Land o Moonshine, ed ora accanto a queste storie si può inserire il nuovo fumetto di Skottie Young, Middlewest.

Young decide di cogliere l’aspetto rurale degli States, una dimensione che pur essendo parte di una nazione moderna, rimane comunque ai margini, con una struttura comunitaria ancora vecchio stampo, in cui convivono realtà estremamente povere ed altre più facoltose. È l’America dei campi di grano e delle roulotte come dimore fisse per chi galleggia sopra il limite della povertà, ai margini di paesini in cui i giovani faticano a crescere senza sentirsi in gabbia, dove la realtà è una dura maestra di vita.

Middlewest, il viaggio di Abel

Ed è in una fittizia cittadina simile, Farmington, che vive Abel, adolescente cresciuto da un padre burbero, sua unica famiglia da quando la madre li ha abbandonati. Abel divide con il padre una roulotte nella periferia del paese, da cui ogni mattina parte con la sua bicicletta per consegnare i giornali, un lavoretto che rappresenta sia un’entrata necessaria alla famiglia che una lezione di vita che il padre cerca di insegnare al figlio.

middlewest 2

Compagna fedele di Abel è una volpe parlante, con cui il ragazzino instaura un’amicizia insolita, basata su piccole provocazioni e un sincero sostegno. E Abel ha davvero bisogno di una spalla amica, costretto a sopportare la convivenza con un padre violento e inacidito da una vita spietata, che non manca mai di sfogare sul figlio le proprie angosce e la propria rabbia.

A dare il via all’avventura di Midwest è la più classica delle situazioni: una bravata adolescenziale. Marinando il suo impegno nel consegnare giornali, Abel si lascia convincere da alcuni amici ad organizzare una giornata di cazzeggio con i videogames. Prima tappa: rifornimento di schifezze. Entrando nella drogheria del paese, i ragazzini provano a rubare qualche schifezza da mangiare, ma vengono beccati dal proprietario del negozio.

Questa ennesima mancanza di Abel scatena inevitabilmente la furia del padre, che una volta arrivati a casa non manca di umiliare il figlio. A sorpresa, questa volta Abel risponde al padre, portandolo a perdere le staffe come mai prima d’ora, facendo emergere la sua vera natura. Una natura, va detto, che sconvolge totalmente il ragazzo, che intuisce come il mondo sia completamente diverso da ciò che ha sempre immaginato.

La nuova favola di Skottie Young

Evitando spoiler, si può solo dire che questa rivelazione catapulta Abel (e il lettore) in una dimensione fiabesca che era stata parzialmente accennata dalla presenza della fedele amica di Abel, ma che assume sempre maggiore importanza.

Young non è certo nuovo a queste contaminazioni tra reale e fiabesco, come ben sa chi ha avuto modo di divertirsi con Odio Favolandia. Anche in Middlewest, Young crea un’ambientazione in cui aspetti della vita quotidiana si intrecciano con elementi di fantasia, mettendo in scena un’avventura in cui compaiono stregoni, mostri e robot. La bravura di Young è il saper creare una sinergia convincente di tutti questi elementi, tramite un intreccio in cui il lettore vive le stesse emozioni del protagonista mentre questi scopre il mondo che lo circonda. Non importa se Abel parla con una volpe, non conta se improvvisamente compaiono strani e loschi figuri sul treno, il lettore vive le emozioni di Abel con trasporto, perché tutti questi elemento vengono introdotti nella storia con naturalezza, parte di una grande avventura.

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La sensazione è che Young abbia voluto ispirarsi per Middlewest ad un classico della letteratura per ragazzi, Il meraviglioso Mago di Oz di Frank Baum, opera che conosce ben avendone realizzato anche un adattamento a fumetti. Le analogie tra Dorothy e Abel non mancano, dal compagno animale all’evento catastrofico che li spinge lontani da casa, ma soprattutto è la loro comune origine, quel Mid-West poco aperto al resto del mondo che spesso è l’unica dimensione in cui vengono consumate intere esistenze.

Young, all’interno di questa favola per adulti, imbastisce una storia in cui viene narrato il rapporto tra genitore e figli, nella sua dimensione più oscura, e le conseguenze che questo può avere sulla crescita dell’individuo. Abel, nella sua fuga dal padre, è costretto ad affrontare un suo lato interiore che rispecchia una caratteristica del genitore (anzi, la caratteristica), un’eredità spaventosa e odiata, ma la cui accettazione sarà una parte importante del viaggio di Abel.

L’adolescenza di Abel, nelle mani di Young, diventa uno strumento con cui raccontare la scoperta del mondo da parte di un giovane uomo, in cerca di risposte e degli strumenti che possono aiutarlo a trovare la propria strada. L’idea del viaggio è un archetipo narrativo rodato per questa tipologia di racconti, ma Young addolcisce questa sensazione di ‘già visto’ ricorrendo all’aspetto fiabesco

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In questo primo volume di Middlewest edito da BAO Publishing si intravedono già quelle che saranno le fondamenta di questo mondo avventuroso. Complice l’ottimo lavoro di Jorge Corona ai disegni capace di interpretare al meglio la verve narrativa di Young, realizzando un mondo caratterizzato da un look che unisce tecnologia e poesia, capace di realizzare uno spaccato delle tipiche cittadine del Mid-West americano adattandolo al contesto narrativo di Young. Supportato dai colori di Jean-Francois Beaulieu, Corona riesce a creare un modo vivido e dinamico, con un tono cartoonesco che però non sminuisce la tensione narrativa di Young.

Conclusioni

Il viaggio di Abel, iniziato in questo primo volume di Middlewest, è il primo passo di un viaggio affascinante e obbligato, una ricerca per il ragazzo sulla verità della propria esistenza. Non facciamoci ingannare dalle figure buffe e dai colori accesi, Middlewest dietro questa variopinta maschera nasconde delle tematiche importanti, come la violenza domestica, senza privarsi di un linguaggio piuttosto colorito, che rendono la lettura non adatta a giovani lettori.

Middlewest 1

Abel vive con suo padre a Farmington, nella provincia americana. Consegna i giornali al mattino, passa il tempo libero con gli amici, ha una vita normale… o no? Il rapporto con il padre è difficile, a volte critico, fino al giorno in cui, in un impeto di rabbia, qualcosa di spaventoso si manifesta. Abel e il suo amico Volpe scappano, ma non sanno se da qualcosa o verso qualcosa. Inizia così una storia che, tra realismo magico e concretezza, parla di rapporto padre-figlio, di figure di riferimento assenti e della difficoltà di crescere che ognuno sperimenta. Una nuova saga imperdibile, che riesce ad affrontare temi delicati attraverso metafore narrative e visive, scritta da Skottie Young – un giovane padre che sa come si costruisce una narrazione avvincente con elementi fantastici – e disegnata con lo stile modernissimo di Jorge Corona


Verdetto

Middlewest promette di essere una grande avventura, raccontata con lo stile irriverente e appassionante di Scottie Young. L'intreccio tra realtà e fiaba non priva questo universo della sua matrice adulta, in cui il tema del viaggio aiuta ad affrontare tematiche importanti

Pro

- Scottie Young crea nuovamente un universo appassionante
- Reale e fantastico si intrecciano per creare un mondo credibile
- I disegni di Jorge Corona sono perfetti per questa storia

Contro

- Storia non adatta a giovani lettori