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Mulan, abbiamo visto le prime tre scene del live-action Disney

È oramai prassi comune per i live-action Disney, tra cui anche Mulan, essere preceduti da una buona dose di polemiche per alcune scelte registiche e di sceneggiatura: è il pubblico oramai a essere padrone delle pellicole e delle pretese che si possono avanzare nei confronti di un regista o di una produzione. Nello specifico caso del Classico del 1998, uno degli ultimi della fase nota come Rinascimento Disney, tutto si è incentrato su due aspetti fondamentali che appartenevano al cartone animato e che non appariranno nel film.

D’altronde Mulan, che arriverà il 26 marzo prossimo in Italia, non nasce con l’intenzione di replicare quanto abbiamo visto da bambini – o magari da più adulti – nella proposta animata della Walt Disney Pictures: Niki Caro, la regista del live-action, ha voluto riprendere la ballata cinese che racconta la leggenda di Mulan, risalente al 700, e non al Classico Disney. Per questo l’assenza di Mushu e anche delle canzoni che conosciamo, che risalgono a quella colonna sonora firmata da Alan Menken, non è da contestare, perché la volontà è chiara e le intenzioni anche.

Il sacrificio di Mulan

Nell’incontro con la regista abbiamo avuto modo di vedere tre clip, da tre momenti diversi del film stesso: ovviamente il footage era molto acerbo, quindi privo di correzioni dal punto di vista del colore e anche nel mixaggio audio. La prima scena che ci è stata mostrata ha esaltato il sentimento che coinvolge Mulan, figlia di un uomo chiamato in battaglia e costretto a rispondere “presente” all’ordine del proprio imperatore per contrastare l’avanzata degli unni. I temibili nomadi dell’Asia del centro stanno per invadere la Cina e tutti gli uomini di famiglia, soprattutto i veterani, sono chiamati al loro dovere: entrando nella cultura asiatica è facile capire che per tutti risulta un vero e proprio onore sacrificarsi per la propria patria, ma il padre di Mulan, malato da diversi anni, fa fatica anche a tenere una spada in mano.

È questo che spinge Mulan a sostituirsi a lui, fingendosi un uomo: “Se tu avessi avuto un figlio non saresti dovuto andare in battaglia” è la frase che precede la decisione di quella che diventerà la guerriera della leggenda cinese. Trasmette immediatamente il pathos di cui tutta la vicenda di Mulan è pregna, fa capire in che direzione andremo: così quando la ragazza sfodera la lama del padre sentiamo l’avvio di quell’interruttore che si gira e che ci fa calare nella lotta agli unni come se fossimo protagonisti insieme all’esercito cinese. Liu Yifei, tral’altro, come ci racconta anche Niki Caro, non ha avuto bisogno di addestramenti o di controfigure: dopo una lunga ricerca, la produzione Disney ha trovato nella giovane attrice cinese un’abile spadaccina, cavaliera e anche esperta di arti marziali, come si nota già nel trailer in cui, come una novella principessa di Persia, si lascia andare a un meraviglioso parkour prima di piombare sulla testa dei suoi avversari.

Mulan racconta la guerra

Le scene che ci sono state mostrate dopo riguardano due momenti bellici, per esaltare la cura e il dettaglio che Niki Caro ha usato per realizzare tutte le scene di combattimento: si parte con un allenamento, che mette Mulan, nascosta nei suoi vestiti da uomo, contro Chen Honghui, soldato suo pari col quale nascerà una grande amicizia e probabilmente anche qualcosa di più. L’inserirci all’interno del contesto del campo di addestramento si permette di capire che c’è ben poco di scanzonato oramai in Mulan: non ci sono più soldati caciaroni che si lasciano andare a sciocchezze o a movenze poco eleganti. Tutti sono pronti ad affrontare gli unni così come meritano di essere contrastati, senza distrarsi nemmeno un attimo. Lo stesso combattimento tra Mulan e Chen è ad altissimo livello di adrenalina, senza lasciare spazio nemmeno un secondo all’errore e dimostrando che la stessa ragazza è già pronta e addestrata per la battaglia, senza aver bisogno di diventare un uomo, come raccontava la canzone più famosa dell’intero Classico.

Si chiude con un momento interamente dedicato all’inseguimento a cavallo, un alto sfoggio della strategia messa in piedi dal comandante Tung, che nel vedere la carica degli unni spinti da Bori Khan all’attacco ordina alle schiere di aprirsi e di caricare le frecce per contrastare i cavalli. Nel mentre, un piccolo drappello di uomini si sposta per seguire proprio il capo degli unni e cercare di contrastarlo: c’è tantissima azione, ma non è quel tipo di azione che deve necessariamente essere maschia, non c’è un livello di testosterone altissimo, non si deve sentire. Niki Caro ci tiene a sottolinearlo: un film d’azione non dev’essere necessariamente maschio, tant’è che tutto procede con eleganza, precisione, tantissimi dettagli e ben poco lasciato al caso. Mulan per questo si presenta come un film di guerra, pronto a raccontarla senza problemi e fronzoli.

Lo slowmo è sicuramente padrone di ciò che succede, tra frecce scoccate e deviazioni al cardiopalma, così come le acrobazie a cavallo degli unni, abili non solo a non far crescere più l’erba dove passano, ma anche ad avere la meglio in battaglia. La scelta finale presa da Mulan, di inseguire comunque Bori Khan piuttosto che ritirarsi con gli altri superstiti dalla battaglia, mette ancora una volta in risalto la forte volontà della ragazza, intenzionata a risolvere il conflitto il prima possibile per dare alla Cina la vittoria meritata. Mulan mette così in campo tutte le carte in regole per poter essere un ottimo live-action, carico di identità, deciso a prendere una direzione ben chiara: quella indicata da Niki Caro, che vuole esaltare la figura femminile e dare a Mulan la possibilità di sottolineare ancora di più, oggi, la forza che aveva già nel 1998.

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