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Outer Darkness: Il suono dell’odio, recensione del nuovo volume saldaPress


Outer Darkness: Il suono dell’odio
Genere
Fantascienza/Horror
Autore
John Layman, Afu Chan
Editore
saldaPress
Collana
Skybound

Quando anni fa al cinema uscì Punto di non ritorno, la fantascienza si trovò ad esser contaminata da suggestioni horror che in passato avevano solamente scalfito questo contesto (come nel caso di Alien). Eppure, il freddo e oscuro spazio si presta ad esser il perfetto contenitore di minacce non terrene, complice i misteri e l’immensità dell’ignoto siderale. Una caratteristica è divenuta la colonna portante di Outer Darnkess, il fumetto di Skybound creato da John Layman e disegnato da Afu Chan, pubblicato in Italia da saldaPress, che in questi giorni torna in fumetteria con il secondo capitolo, Il suono dell’odio.

Come abbiamo letto nel primo volume della serie, Gioco al massacro Outer Darkness ci porta in un futuro in cui l’esplorazione spaziale è mossa da motori animati da potenti divinità, imprigionate all’interno di macchinari alimentati da magie ed incantesimi che ne sfruttano le incredibili capacità. Questa particolarità della tecnologia futura comporta la presenza di alcune figure peculiari negli equipaggi, dove al fianco di tecnici e scienziati sono presenti anche incantatori, esorcisti e matemaghi.

Spazio, ultimo frontiera dell’inferno

Protagonista di questa avventura è il capitano Joshua Riggs, quanto di più lontano potremmo immaginarci dall’ufficiale modello. Dopo una lite con il suo ufficiale comandante, Riggs viene sanzionato e radiato dalla marina, salvo poi venire reintegrato in servizio per svolgere una missione di massima importanza. Al comando della Caronte, la più avanzata nave da esplorazione umana, Riggs dovrà adempiere questo incarico, ma è chiaro che ad animare il capitano sia un intento del tutto personale.

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Lo scopo di Gioco al massacro, come ogni buon primo numero, era quello di introdurre il lettore all’interno dell’ambientazione di Outer Darkness. Il volume compie il suo lavoro egregiamente, mostrando delle premesse decisamente interessanti, anche se riconducibili ad altri elementi già affrontati in passato. Gli appassionati di Warhammer 40k potrebbero sentire alcune similarità con i punti saldi dell’universo futuro creato da Games Workshop, ma Layman condivide con le avventure degli Space Marines solo un’analogia, riuscendo a caratterizzare in modo personale la propria creazione.

Parte essenziale dell’identità di Outer Darkness è il contesto sociale in cui si muovono i personaggi,

L’equipaggio della Caronte guidato dal capitano Riggs, infatti, è quanto di meno eroico potremmo immaginarci. Dalla poltrona di comando sino all’ultimo marinaio, i personaggi sono ritratti come cinici, mossi da personali intenti che lentamente vengono svelati, in una dinamica che alterna ironia ad azione, con una buona componente splatter che si sposa alla perfezione con il tono di Outer Darkness. Layman ha compreso come dare un’identità ai suoi protagonisti, ma la sua definizione di questo futuro universo necessitava di un’ulteriore spinta, un qualcosa che rendesse Riggs e compagni ancora più avvicenti.

Dentro la tenebra aveva dato al lettore un’introduzione ai complessi rapporti interpersonali, creando un solido contesto narrativo in cui andare a sviluppare ulteriormente le personalità dei diversi membri dell’equipaggio di Riggs.

Segreti rivelati

Sin dalle prime battute del secondo volume di Outer Darkness, diventa chiaro come Layman abbia intenzione di svelare alcuni dei retroscena che hanno spinto i personaggi centrali di questa vicenda ad essere a bordo della Caronte. La figura centrale della serie, Riggs, inizia a prendere la forma di un uomo meno cinico e odioso di come lo abbiamo visto in precedenza, una volta che viene mostrato un ricordo doloroso del suo passato, che apre a nuovi interrogativi, futuri punti di partenza per nuovi sviluppi molto interessanti.

Il suono dell’odio diventa per Layman l’occasione di intrecciare lo sviluppo dei personaggi al fulcro, ancora misterioso, della sua storia. La sofferenza di Hydzek, la guardiamarina aliena afflitta dalla sindrome delle resurrezioni, viene ampliata con il retroscena sulla sua presenza a bordo della Caronte (tranquilli, no spoiler) e dalla sua amicizia con la nuova arrivata, Sorella Magdalena Antonia.

L’arrivo della suora è una vera genialata di Layman. Sfruttando uno dei classici della narrativa horror, la Caronte si trova a dover liberare una casa infestata che appare nel bel mezzo dello spazio, occasione sfruttata da Layman per una piccola digressione in cui viene presentata la figura di Suor Madalena Antonia. La suora, unica superstite di una missione speciale volta a spezzare la maledizione di questa casa ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, rimane intrappolata in questa spettrale dimora sino alla liberazione da parte dell’equipaggio di Riggs.

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La presenza di un personaggio con una forte connotazione religiosa può diventare uno strumento narrativo importante per Layman. La presenza di demoni e il loro utilizzo all’interno delle tecnologie, alieni dalle forme e dalle disparate culture sono punti di contrasto con la mentalità di una religiosa di metà ‘900 interessanti e promettenti.

Non meno appassionanti sono gli eventi che mettono in moto il vero piano di Riggs, che nell’ultima parte di Outer Darkness: Il suono dell’odio diventano esplosivi. Layman costruisce il suo racconto con attenzione e facendo attenzione a seminare con intelligenza gli indizi che vanno a comporre il contesto narrativo della serie. La sua ispirazione è innegabilmente la fantascienza classica, con una particolare predilezione per Star Trek. La sua marina è una versione meno ideale della Flotta Stella, simile a quella dell’universo dello Specchio, ma il suo animo trekkie viene esaltato soprattutto da come sono costruite le plancie delle astronavi.

Non è un caso, infatti, che la nuova nave apparsa sul finale ricordi la plancia della Enterprise-E, a contrasto con la Caronte che ricordava il ponte di comando dell’Enterprise di Kirk. Piccoli dettagli, ma che trasmettono la sensazione che Outer Darkness sia il perfetto risultato di un’ideale chiacchierata con alto contenuto alcolico tra Gene Roddenberry, Clive Barker e Lovecraft.

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Come per il precedente capitolo, la verve creativa di Afu Chan è perfetta per ritrarre gli eventi di Outer Darkness. Splatter all’occorrenza, con uno stile personale che interpreta al meglio le idee di Layman, Chan è capace di ritrarre con sensibilità le emozioni dei personaggi, creando delle vignette che esaltano ironia, sofferenza e speranza. La sinergia tra Layman e Chan è uno degli elementi vincenti di Outer Darkness, grazie alla perfetta caratterizzazione grafica dell’immaginario di Layman offerto da Chan.

saldaPress racchiude Outer Darkness: Il suono dell’odio in un’edizione la cui grafica rispecchia la dimensione folle e avventurosa delle imprese del capitano Riggs.

Outer Darkness: Il suono dell’odio

L’umanità ha colonizzato con successo la galassia. Ma lo Spazio, in tutta la sua smisurata vastità, è tutt’altro che un luogo sicuro. Così, quando il Capitano Joshua Rigg e l’equipaggio della nave stellare Charon partono per una disperata missione di salvataggio nelle profonde oscurità dello Spazio, si imbattono in fenomeni destinati a sconvolgere la loro missione e la loro esistenza: possessioni demoniache, fantasmi e orrorifiche presenze cosmiche che popolano la zona dello Spazio conosciuta da tutti come La Tenebra. Così, gli uomini e le donne della missione devono presto fare i conti con una drammatica realtà: là fuori, nell’Universo sterminato, tutto ciò che incontrano vuole ucciderli.


Verdetto

Outer Darkness torna in fumetteria con il secondo capitolo, Il suono dell'odio. Quanto mostrato di buone nel precedente volume viene confermato e portato ad un nuovo livello, senza però nascondere alcune citazioni che rendono il contesto fantascientifico/horror perfetto

Pro

- Tono narrativo avvincente
- Layman ha creato un universo unico e appassionante
- Chan ha uno stile perfetto per queste storie

Contro

- Alcune situazioni scatenano dei deja vù