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Quando tutto diventò blu, recensione: viaggio nelle pieghe dell’animo umano


Quando tutto diventò blu
Autore
Alessandro Baronciani
Editore
Bao Publishing

Che cosa è il mal di testa? Da dove viene? Non è una domanda stupida: il mal di pancia viene dallo stomaco ed è qualcosa che ho mangiato che mi ha fatto male… Ma il mal di testa? Cos’ha mangiato? Una frase che ha colpito per il gioco di parole, per la metafora, per la profondità leggera con cui Alessandro Baronciani affronta il tema delicatissimo e molto personale della depressione e delle crisi di panico in Quando tutto diventò blu, la graphic novel edita da Bao Publishing in una nuova versione cartonata per festeggiare i dieci anni della casa editrice e disponibile sugli scaffali dal 23 gennaio scorso. Una storia che tocca per il suo stile grafico che accompagna i brevi dialoghi delineando emozioni difficili da esprimere se non con le immagini, tutta da scoprire nei dettagli che andiamo a rivelarvi.

Giorni di ordinaria follia

Ti chiedi quando cambierà qualcosa, e soprattutto come cambierà, una volta che sei intrappolato nel tuo cervello e l’anima esplode nelle quattro mura del tuo corpo. Questo è il dolore con cui convive con gran pena Chiara, una studentessa universitaria come tantissime altre, affetta da una problematica molto più comune e intensa di quanto si creda. La sua vita appare piuttosto ordinaria, divisa tra studio e lavoro, oltre che essere affiancata da un fidanzato e dagli amici. Ma questa linearità viene scombussolata irrimediabilmente da una telefonata: Marco, compagno d’università, è stato vinto dalla malattia di cui lui non aveva fatto mistero, ma l’entusiasmo del ragazzo nella ricerca costante di vincere il male sembrava aver reso remota la possibilità di questa notizia. Lo squilibrio è totale per Chiara: Marco desiderava solo sconfiggere la propria malattia e aprire un laboratorio come passo naturalmente successivo al dottorato che stava terminando. E ora? Cosa succede quando una persona cara se ne va all’improvviso, quando un amico ti lascia da solo? Senti accanto a te come una figura svuotata, un buco nero opprimente e più grande di te che ti ingoia nel suo nulla eterno.

Peccato che lì dentro, al contrario, non c’è il nulla, ma un inferno sordo a qualsiasi richiesta d’aiuto, che ingloba e schiaccia proprio come quando ci si immerge nelle profondità del mare, non a caso una metafora spesso usata e oltremodo azzeccata per parlare di questa condizione vissuta dalla ragazza. Tutto questo è cominciato quando Chiara si trova a bordo di un treno di ritorno da Bologna: un momento, un battito di ciglia che la cambia fin negli angoli più reconditi della sua psiche. Così la sua vita cambia drasticamente, fino alle radici del suo essere, fino ai gesti quotidiani; tutto diventa all’improvviso pressoché impossibile, la giornata è una staffetta, una corsa a ostacoli insormontabili. La soluzione è la più ovvia: la chiusura in se stessi, che di fatto non è una soluzione, lo sappiamo. Chiara si affaccia alle porte di quell’inferno che l’ha inghiottita, ma resta un passo indietro, proprio nel limbo, in un misto di disperazione e agitazione che Baronciani rappresenta più con il tratto che con il verbo. Il disegno è parecchio realistico, dà forma sulle pagine al dilemma dilaniante di una giovane adulta che nulla può più.

Nel blu dipinto di blu

Non è un caso che lo stile grafico adottato dall’autore sia estremamente espressivo, a volte abbastanza spiazzante per il rapporto che intercorre tra disegno e dialoghi, questi ultimi non sufficienti per spiegare l’empasse di Chiara. Si dice in letteratura che le emozioni totalmente coinvolgenti e che lasciano spiazzati e spaesati, sia in positivo che in negativo, sono quelle che non si riescono a esprimere verbalmente: quale mezzo migliore dell’arte, dunque? Non è nemmeno un caso che il bianco della pagina sia affiancato al blu, cromìa ormai nota ai più per espressioni quali “blue monday“, “feeling blue“, per indicare depressione, tristezza, scoramento nel senso più generico e “leggero” del termine.

Baronciani racconta senza barriere il vero significato della sofferenza di coloro che vivono attacchi di panico, un problema ancora relativamente considerato come un tabù, ma sempre più discusso, affrontandone man mano tutto il decorso e un potenziale cammino percorribile. Lo fa con la sua matita e le sue parole, in un viaggio di vera e propria crescita dell’eroina, un’eroina però quotidiana, che chiamiamo Chiara ma potrebbe avere qualsiasi altro nome e qualsiasi altro genere. Il suo cammino è vero, ma non scontato: dalla solitudine per scelta obbligata dal peso della vita che ci si porta dentro come un morbo, alla riemersione dal mare che la stava annegando. Paradossalmente una libertà compiuta solo mentre è nel profondo del mare che non la affoga, non la schiaccia, ma la sostiene per le leggi della fisica che le vengono in soccorso. Baronciani riesce a snocciolare delle pillole di psicologia assolutamente veritiere e condensate nel concetto secondo cui “il primo passo per risolvere un problema, è capire di esserci dentro completamente”: diventare cenere e farsi divorare dal dolore per poi rinascere come una fenice proprio dalla polvere in cui ci si era trasformati.

Le tematiche affrontate in questo fumetto sono assolutamente pregne di significati e di insegnamenti, spunti di riflessione utilissimi e vero specchio di una condizione che non poteva essere rappresentata meglio di così, con un happy ending non banale. Una storia che si avvicina alla realtà in maniera molto più aderente di quanto non ci si aspetti. Quindi ti siedi e aspetti. Aspetti che, prima o poi, tutto finisca… Ma non finisce. La fine è sempre più in là…

Quando tutto diventò blu

Chiara, la protagonista di questo libro, ha paura di tante cose, ma soprattutto di ammettere di avere un problema. Desidera fortemente che qualcuno dia un nome alla sua malattia per non dover ammettere di avere paura di avere paura. Alessandro Baronciani sviscera il processo emotivo che porta Chiara sempre più nell’abisso della rimozione della realtà, per non sentirsi costretta ad affrontare la propria condizione, e poi mostra al lettore uno spiraglio, sperando che anche Chiara lo veda, e decida di agire. Una storia di paura e di coraggio, e di come debbano coesistere, perché la guarigione sia possibile.


Verdetto

Un fumetto che lascia il segno, si distingue per la sua narrazione, al contempo semplice e immediata quanto profonda e toccante

Pro

- Linguaggio molto facile e accessibile a chiunque
- Immagini che ben accompagnano il testo

Contro

- A volte i salti narrativi sono eccessivi e necessitano di inferenze un po' complesse
- I dialoghi sono talvolta troppo ridotti