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Recensione L’uomo del censimento di China Miéville


L’uomo del Censimento
L’uomo del Censimento, oggetto della recensione, è il romanzo new weird di China Mièville finalista all’edizione del premio Hugo del 2017. Tradotto da Martina Testa, in Italia è stato pubblicato dalla casa editrice Zona 42.

L’uomo del Censimento è il romanzo di China Mièville giunto finalista all’edizione del premio Hugo del 2017. Tradotto da Martina Testa, in Italia è stato pubblicato nell’aprile di quest’anno dalla casa editrice emiliana Zona 42.

Considerato autore di spicco nella scena del new weird mondiale, China Mièville – autore inglese, classe 1972 – ha già conseguito, nel corso della carriera, premi letterari tra i più prestigiosi nel settore del fantastico e del weird.

Zona 42 si distingue ancora una volta per una scelta editoriale fuori dagli schemi, pubblicando un romanzo breve e dalle connotazioni insolite. L’uomo del censimento è un’opera densa di rimandi e suggestioni a cavallo tra weird fantastico con qualche accenno al distopico e al post apocalittico che ricorda, in alcuni passaggi, le atmosfere cupe e allucinate de La strada, di Mc Carthy e de La trilogia della citta di K, di Agota Kristof.

La vicenda si svolge in un luogo sospeso, teatro post apocalittico lontano nel tempo e nello spazio. Un ponte su cui bivaccano gli orfani e transitano gli ambulanti del mercato, che collega due montagne separate da un burrone. Ai piedi delle alture sorge una cittadina che assomiglia a un antico villaggio disseminato di figure e ruoli archetipici.

Un giorno, un bambino scende dalla montagna e si precipita in città. È il figlio del fabbricante di chiavi, un artigiano che sembra infondere alle sue creazioni un potere oscuro e misterioso. In preda al terrore e alla confusione, confessa di aver assistito a un brutale omicidio. Il crimine nasconde una verità inconfessabile. Ma è avvenuto davvero? Che cosa c’è di reale in quello che il bambino ha visto o ha creduto di vedere? Ci può essere qualcosa di oggettivo nel mondo arcaico e onirico in cui vive?

Tra digressioni e analessi, il protagonista racconta la sua esistenza quotidiana tra le montagne fino al giorno del presunto assassinio. Non conosceremo mai i nomi dei personaggi principali che per noi saranno sempre il bambino, il padre (o fabbricante di chiavi) e la madre.

L’uomo del Censimento China Mièville

In un contesto indefinito, in cui realtà e allucinazione si sovrappongono, il figlio del fabbricante di chiavi muove alla ricerca costante di una natura sfuggente ed enigmatica. La svolta avviene in seguito alla visita dell’uomo del censimento che offre al bambino un ruolo dai risvolti sorprendenti. Quest’ultimo sarà in grado di accettare?

I personaggi

I protagonisti del romanzo non hanno un nome. Come Mc Carthy ne La strada, Mièville decide di non attribuire un’identità precisa al bambino, al padre e alla madre della vicenda. Questa scelta, a mio avviso, si rivela vincente e conferisce ai tre personaggi una valenza simbolica pregnante.

Letture consigliate, di China Mièville

Il padre non è un individuo qualsiasi. Rappresenta un’istanza. Incarna un aspetto primigenio della natura umana. Dà la morte all’improvviso, senza un motivo apparente. Fabbrica chiavi misteriose. Piega gli elementi per controllare la realtà. Parla poco, è sfuggente. A volte è accogliente, altre scostante, inaccostabile. È parte di una natura che ci genera ed elude le nostre domande, che uccide all’improvviso e senza ragione. Che dona il cibo e gli strumenti per sopravvivere. Che nasconde un’essenza di magia e mistero.

La madre, che non a caso coltiva la terra, rappresenta parte di una natura altrettanto oscura, ma dedita alla nascita e alla cura, all’addomesticamento, allo scambio e alla socialità. La madre va al mercato, permette al bambino di giocare e conoscere gli altri. Con il padre ha un rapporto ambivalente di rifiuto e comprensione.

Il bambino, a sua volta, rimanda alla natura umana, alla necessità della conoscenza.

Alla morte degli animali per mano del padre, oppone lo stupore dell’uomo di fronte all’irriducibilità della fine. All’uomo non resta che il rapporto con l’altro, che il viaggio e la conoscenza. Ecco che L’Uomo del Censimento si pone come aspirazione alla conoscenza e alla scienza, alla classificazione di tutte le cose. Il viaggio del bambino, in un mondo ridotto in rovina, è il viaggio dell’uomo che cerca di ricostruire tutto partendo dal sapere, dai numeri e dalle parole.

L’ambientazione

I luoghi evocati da Mièville sono impervi, impraticabili. Suggeriscono il vuoto, la vertigine, l’oscurità. Il baratro che divide le due montagne o la grotta in cui si apre uno squarcio buio rimandano a un’ambientazione precaria e terrificante. La casa in cui vive il bambino è un posto pieno di spazi vuoti, in cui il non finito prevale. Sembra quasi voglia uniformarsi a una natura ingovernabile che confina con il nulla e la vacuità. L’autore tratteggia magistralmente sia la montagna sia la città con i suoi cumuli di sporcizia e ciarpame. L’immondizia e le rovine di una civiltà passata, paiono così voler bilanciare la nudità schiacciante della natura.

Il lettore si trova, dunque, in un mondo fatto di cadute, discese e precipizi e questo conferisce al romanzo la qualità di un sogno, di un incubo lucido e visionario.

Lo stile

Lo stile è funzionale alla vicenda raccontata e all’atmosfera che evoca. È essenziale ma non minimale, lasciando spazio all’utilizzo sapiente delle figure retoriche come la sinestesia e la metafora. L’autore utilizza un linguaggio che talvolta confina con il poetico, senza che però ciò appesantisca il testo. Interessante, dal punto di vista della focalizzazione, è il passaggio dalla prima alla terza persona. Un elemento che va a rafforzare il valore simbolico dell’identità del protagonista.

Lettura sorprendente e consigliatissima.