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Cinema e Serie TV

Russian Doll è una serie sulle crisi esistenziali ma senza una sua identità precisa

Russian Doll è l'ultima serie evento di Netflix, con una premessa interessante, una protagonista tagliente e qualche twist inedito.

Provate mai una sensazione di déjà vu quando guardate tante serie TV di fila e riconoscete molte situazioni simili fra un episodio e l’altro? Non è così raro che accada, specialmente con alcuni tipi di show che fanno della propria struttura un costante ripetersi di situazioni già viste o ritmi compassati per essere più facili da seguire per lo spettatore annoiato classico. Ma nei prodotti di Netflix, ove non esistono stacchi pubblicitari o attese settimanali, sceneggiatori e autori sono più liberi di sperimentare con la struttura narrativa di uno show, incuranti di rientrare in un limite prestabilito del minutaggio. Così la piattaforma è divenuta terreno fertile per tanti prodotti anti-procedural, e  Russian Doll fa parte di quella schiera di prodotti sganciati da archetipi e cliché narrativi, grazie anche a una interprete principale carismatica e forte come Natasha Lyonne (Orange is the new Black). Ma sotto delle forti premesse, Russian Doll nasconde un nucleo più classico che mai.

La giornata quotidiana di Nadia Vulkovov – la stessa Lyonne – è normale quanto disfunzionale allo stesso tempo: programmatrice freelance con un caratteraccio unico, la nostra si devasta corpo e mente in un mix quasi perenne di alcool e droghe. Questo fino al suo party di compleanno, dove ci rimane secca, investita da un taxi. Ma la nostra si risveglia incolume nel bagno della suo party, qualche ora prima, entrando così in un loop stile Il giorno della marmotta, in cui finisce sempre per lasciarci la pelle nei modi più brutali e assurdi.

Russian Doll mostra fin da subito il suo umorismo sopra le righe e dissacrante: a partire da una protagonista dai comportamenti disfunzionali e di rottura, che sfugge a molti archetipi della serialità classica. In maniera simile alla protagonista di Fleabag, Nadia è promiscua, sboccata e profondamente egocentrica. Un personaggio che inizialmente rivendica la sua bidimensionalità narrativa senza voler dare troppe spiegazioni sulle sue origini. Le prime puntate sono un continuo susseguirsi di situazioni black comedy brillanti e sagaci, con la protagonista che fallisce ogni possibile pista che possa aiutarla ad uscire dalla sua seccante situazione, fra droghe israeliane e antiche maledizioni ebree.

Preso in questa maniera, lo show si rivela un piccolo gioiello di intrattenimento abbastanza cattivo: la protagonista – anche autrice e sceneggiatrice – si è costruita un personaggio efficace e divertente, che spara a zero su qualunque argomento. In antitesi con le storie di queste genere, la Nadia di Russian Doll  sa già come muoversi in questa assurda situazione, e inizia a sovvertire molti topoi deridendoli volutamente. La Lyonne è inarrestabile in questo ruolo e perfetta a tenere la scena per otto puntate di fila. Ma dalla seconda parte dello show i nodi (riccioluti di Nadia) vengono al pettine, e la musica per lo show cambia.

Tramite una rivelazione a metà della narrazione, il tono generale della serie inizia a incupirsi. Nel pentolone vengono immessi nuovi dettagli e personaggi che distolgono parzialmente il focus dalle vicende della protagonista, senza la stessa verve umoristica iniziale. Il risultato è comunque convincente e ben si sposa con un ritmo comunque incalzante fino al finale, ma si viene incontro al problema cardine di questa produzione: il messaggio.

Dopo una prima parte dalla sceneggiatura frizzante e di perfetto intrattenimento senza pensieri, la seconda deve fare i conti con quanto seminato fino ad allora, raccontando una storia, e di conseguenza una risoluzione più forte ed emotiva. In questo frangente Russian Doll dimostra di aver imbastito un canovaccio quanto mai classico per le storie sulle crisi esistenziali: il trauma all’origine di Nadia viene rivelato e anche senza avere una vera spiegazione sui loop, il tutto raggiunge una conclusione più che mai rodata. Il tutto senza un’adeguata analisi introspettiva che permetta di elevare la figura di Nadia a personaggio sfaccettato.

Molti stanno scoprendo a apprezzando Russian Doll, addirittura eleggendola prematuramente a serie dell’anno. Non nascondo che la visione sia stata parecchio divertente e veloce – ogni puntata dura 20-25 minuti – ma lo show non propone niente di realmente nuovo o innovativo, né tanto meno lo fa tanto bene. Da vedere, ma non aspettatevi una rivoluzione del medium.

Un film di fantascienza che parte da un concetto simile è il bistrattato Edge of Tomorrow, che potete recuperare in Blu-Ray!