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The Punisher – il suo logo nelle proteste di Washington

The Punisher, il leggendario personaggio Marvel creato da Gerry Conway, Ross Andru e John Romita Sr. nel 1974, è stato suo malgrado protagonista delle proteste avvenute pochi giorni fa a Washington in cui un nutrito gruppi di sostenitori del presidente uscente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, ha preso d’assalto il Campidoglio nel tentativo di impedire la ratifica dei risultati delle ultime elezioni.

L’antieroe per eccellenza dei comics ovviamente non è stato protagonista diretto delle proteste ma molti manifestanti sono stati immortalati mentre utilizzavano il suo iconico logo, ovvero il teschio bianco stilizzato su sfondo nero.

Foto generiche

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Oltre a rappresentare una violazione di copyright, l’uso del logo di The Punisher porta a galla anche il dibattito sull’attualità rappresentata da un personaggio nato in un determinato contesto storico, e con precisi riferimenti socio-politici, ma che dopo aver rappresentato fra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90 una vera e propria miniera d’oro per la Marvel ha progressivamente perso la sua carica e per certi versi il suo appeal soprattutto oggi, momento storico in cui la sensibilizzazione contro la vendita e l’uso delle armi da fuoco è un argomento sempre di scottante attualità.

Ma cosa ne pensavo alcuni degli autori e degli interpreti del personaggio?

The Punisher – le parole di Garth Ennis e Gerry Conway

Garth Ennis è l’autore moderno che ha forgiato The Punisher per il nuovo millennio con una leggendaria run e si è espresso in maniera decisamente categorica:

L’ho già detto in più di una occasione e lo ribadisco, nessuno vuole essere The Punisher. Nessuno vuole farsi tre tour in teatri di guerra, compreso l’ultimo disastroso, tornare a casa con una evidente sindrome post-traumatica da stress e vedere la propria famiglia falcidiata da una raffica di mitra davanti ai propri occhi dedicando così il resto della propria esistenza ad una cruda, fredda vendetta che assomiglia ad una mattanza. Queste persone che indossano il suo logo si stanno ingannando e lo stanno indossando fuori da un contesto preciso così come lo facevano i soldati al fronte o i poliziotti per le strade la scorsa estate. Queste persone pensano soltanto di indossare un simbolo fico su una t-shirt, seminare il panico e tornare dalle proprie famiglie come se nulla fosse. Non hanno davvero idea cosa ci sia dietro il personaggio di The Punisher e sono idioti tanto quelli che assaltano il Campidoglio con la bandiera americana. 

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Ennis fa riferimento alle violenze urbane commesse dai poliziotti anche durante le proteste, per lo più pacifiche del movimento Black Lives Matter,  in cui alcuni poliziotti avevano sfoggiato il teschio e su cui era intervenuto proprio il creatore del personaggio, Gerry Conway:

The Punisher è una stortura del sistema giudiziario. L’idea alla sua base era mostrare il collasso della moralità comune […] la figura dell’anti-eroe vigilante è una critica, un esempio di come la società stia fallendo, perciò se un poliziotto o un soldato indossa il logo di The Punisher stanno legittimando questo fallimento. Frank Castle è di fatto un criminale e come tale uno soldato o un poliziotto non dovrebbe indentificarsi in lui.

The Punisher – le parole di Jon Bernthal

Anche Jon Bernthal, il The Punisher delle serie TV Marvel/Netflix, ha espresso la sua preoccupazione pubblicamente attraverso i suoi social media riferendosi ai manifestanti come persone confuse, mal dirette e spaventate che non hanno compreso cosa rappresenti il personaggio.

E voi pensate sia il momento per la Marvel di “ritirare” definitivamente il personaggio o dargli un restyling completo?

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