Giochi in scatola

Wavelenght: la recensione, il party game che dovete avere in casa


Wavelenght
Autore
Alex Hague, Justin Vickers, Wolfgang Warsch
Editore
Asmodee
N° Giocatori
2-12
Età consigliata
14+
Durata Media
30-40

Wavelenght: un party game accattivante e “fresco” in grado di far divertire attorno ad un tavolo sino a dodici giocatori… elemento questo che sarà davvero importante appena si potranno riaprire case ad amici e ludoteche! Una nuova generazione di game designer si sta sollevando sul panorama dei giochi da tavolo e dei giochi di ruolo, una generazione che, pur riconoscendo il proprio retaggio, vuole prendere le distanza dai meccanismi più obsoleti del genere per dare vita a esperienze fresche e alla portata di tutti. Ecco dunque emergere un triumvirato che unisce Europa e Stati Uniti, il tutto con l’ambizione di dar vita a un party game come non se ne sono mai visti. Dagli sforzi di Alex Hague, Justin Vickers e Wolfgang Warsch nasce Wavelenght, gioco dal look sofisticato e dai colori sgargianti, ma anche sorprendentemente divertente e conviviale sopra a ogni aspettativa. Un vero party game inclusivo, assolutamente privo di compromessi, che Asmodee ha recentemente distribuito in Italia e che noi abbiamo ora modo di raccontarvi.

Wavelenght – le basi concettuali

Il succo dell’intera esperienza è elegantemente riassunto nel suo stesso titolo: “wavelenght”, lunghezza d’onda. Molti dei party game più popolari cercano di agguantare il grande pubblico con derive non-sense, con illustrazioni deliranti o con regole di base che sono inizialmente immediate, ma che poi richiedono la lettura di ogni singola carta. Non Wavelenght. Lui abbandona ogni premessa formale per destrutturare le solite dinamiche ludico-conviviali, concentrandosi piuttosto sull’unico vero elemento che rende grandiose le serate tra amici: l’empatia. Una partita a Wavelenght è innanzitutto imperniata sulla capacità dei giocatori di riuscire a intendersi, di mettere alla prova il reciproco grado di conoscenza e di confrontarsi su temi nuovi e imprevisti. I partecipanti sono invitati a interagire attivamente, sempre, in più non c’è l’obbligo di alcuna interazione fisica, elemento di gioco che per alcune persone può essere molesto e che tende a essere abusato da alcuni titoli omologhi.

Le “regole”

Le regole sono più che essenziali, sono infatti quasi del tutto limitate a dei binari di riferimento, mentre le parti più “tecniche” sono talmente didascaliche da essere fruibili a colpo d’occhio. Il gioco, d’altronde, si snoda tutto attorno al “sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda” dei propri compagni di squadra, ovvero sul decifrarne il loro punto di vista. L’applicazione delle regole serve a calcolare i punti e a poco altro.

I giocatori si dividono in due gruppi, l’emisfero destro e l’emisfero sinistro, i quali usano a turno un Dispositivo su cui è presente un Bersaglio mobile che viene nascosto dietro a uno schermo oscurante. L’obiettivo è quello di posizionare l’Indicatore di gioco il più possibile vicino al centro di questo target, il tutto grazie all’aiuto del proprio Suggeritore, l’unico membro della squadra che è autorizzato a vedere il Bersaglio prima che venga eclissato.

Come funziona? Semplice: il Suggeritore deve offrire un unico indizio ai suoi compagni, un indizio capace di rendere comprensibile la posizione del Bersaglio all’interno dello spettro che spazia tra due concetti opposti e che vengono estratti casualmente a ogni singolo turno. Se la carta impone la dicotomia silenzioso/rumoroso, per esempio, il Suggeritore potrebbe dire “un ninja che cammina in una bufera”, quindi i suoi compagni devono discutere a che altezza “sintonizzare” l’Indicatore della risposta. Ovviamente la squadra avversaria non è obbligata a starsene con le mani in mano.

La squadra non attiva non solo può partecipare al confronto, magari con l’intento deliberato di gettare il seme del dubbio, ma può anche scommettere se la risposta finale offerta dagli avversari sia in difetto o in eccesso rispetto al centro del Bersaglio. Una volta che il team ha deciso la propria risposta, si scopre lo schermo, si rivelano i risultati e si assegnano i relativi punti. La prima squadra ad arrivare a 10 ha vinto la partita.

Wavelenght lascia molta libertà sul come approcciarsi all’esperienza di gioco, tuttavia fornisce anche una serie di raccomandazioni sul come il Suggeritore dovrebbe porsi nel fornire indizi. Volendo, ci sono anche un paio di regole opzionali da integrare: la regola del recupero, la quale permette alla fazione in svantaggio di giocare più turni consecutivi, e la regola cooperativa, grazie alla quale è possibile fruire il titolo anche quando si è in due o in tre.

In questo caso, il sistema di gioco prevede che i giocatori cerchino di accumulare il più alto numero di punti, entro sette turni di gioco. Ovviamente, la parte goduriosa del titolo è quella del dibattito, fase che da il meglio di sé quando vissuta all’interno di un gruppo numeroso (8-10 giocatori), tuttavia anche i match a due sanno garantire qualche simpatico risvolto, offrendo un’esperienza “filler” che può tranquillamente inserirsi nei quotidiani attimi di relax.

I materiali

Considerando la fascia di prezzo a cui appartiene, Wavelenght riesce a stupire anche per componenti. Come abbiamo già accennato, il design è di squisita fattura, frutto del più alto minimalismo danese opera del duo Nan Na Hvass e Sofie Hannibal. I game designer sono poi riusciti a sfruttare al meglio i pochi materiali che avevano a disposizione, adoperando la scatola stessa come parte integrante della plancia di gioco.

In pratica esiste il Bersaglio, qualche segnalino di cartone e un paio di mazzetti di carte, divisi per difficoltà. Su piano teorico si potrebbe replicare il tutto con dei dischi di cartone e un fermacampioni, ma quei pochi elementi presenti sono creati con una tale cura che la mera riproduzione domestica non sarebbe in grado di regalare lo stesso l’appagamento sensoriale. Lo schermo oscurante si blocca con uno scatto gratificante, la ghiera del Bersaglio emette dei click da brivido e lo slot di lettura dove vengono depositate le carte offre l’inclinazione perfetta perché il testo rimanga ben visibile a tutti. Lo so, sembrano tutte inezie, ma sono tutte scelte di game design palesemente consapevoli e, una volta stratificate, finiscono con il generare una sensazione di pura goduria.

Gioco adatto a…

Tutti, senza alcuna esclusione. La scatola suggerisce di limitare l’esperienza a un pubblico relativamente adulto, ma il concetto che vi è dietro è ben digeribile anche per i bambini in tenera età, basta stare attenti a non includere nelle partite delle carte con concetti a loro estranei e ricordarsi che la difficoltà consiste nel “sintonizzarsi” sui punti di riferimento di un infante, i quali potrebbero essere molto diversi di quelli di un adulto. Quanto può essere caldo il sole, per un infante? Intende la superficie solare o il calore di un pomeriggio d’estate? Dal nostro punti di vista poco importa, il dibattito è comunque ilare.

La quasi totale assenza di regole non lo rende ovviamente un prodotto che finirà in cima alle liste dei giocatori più navigati ed esigenti, tuttavia Wavelenght è fresco e coinvolgente, adatto a chiunque, anche l’hardcore gamer più adamantino non resisterà alla sua simpatia, se se lo gode con un bel gruppo.

Conclusioni

Giudicare i party game è sempre un compito difficile, molti esponenti della categoria sono letteralmente non-giochi, espedienti ludici pensati per intrattenere rapidamente coloro che hanno voglia di svagarsi a mente leggera. Nel peggiore dei casi sono titoli da battaglia, da quattro soldi, che frequentemente scadono in goffa banalità, nel migliore sono divertenti, ma non alieni a inciampi e imperfezioni tecniche che ne logorano la longevità. Wavelenght è la classica eccezione che conferma la regola: porta sul tavolo pochi elementi, ma tutti ben scelti.

Se volete un party game che ravvivi davvero la serata, lasciate perdere Trivial Pursuit e Cards against humanity, recuperatevi piuttosto Wavelenght. Il costo è accessibile, lo stile è ammirevole, le componenti sono appaganti e, soprattutto, è veramente piacevole da giocare con amici, parenti e conoscenti.

Wavelenght


Le dinamiche del titolo in questione si basano sull'empatia, quindi fintanto che l'intenzione è quella di divertirsi assieme può risultare accessibili a tutti, bambini compresi. Certo, Wavelenght rende meglio se si è in tanti, ma resta comunque IL party game che dovete assolutamente avere in casa, pronto a portata di mano per ogni evenienza e per ogni compagnia.

Pro

  • Immediato e facile da spiegare
  • Componenti appaganti
  • Un gran divertimento

Contro

  • Rende meglio se giocato in gruppo