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Intel, frecciata ad AMD: “senza di noi non ha un ecosistema software significativo”

Durante l’Investor Meeting 2019 dei giorni scorsi, Intel ha illustrato i suoi piani in ambito produttivo, svelando l’accelerazione verso i 7 nanometri che saranno adottati a partire dal 2021.

Raja Koduri, chief architect e senior vice president del Core and Visual Computing Group, è intervenuto non solo per illustrare l’impegno dell’azienda sul campo software, ma per ribadire come Intel veda nella molteplicità di architetture il futuro, insieme a un ecosistema completo, in cui memorie e interconnessioni giocheranno un ruolo cruciale.

Durante l’intervento, Koduri ha parlato anche della strategia dei concorrenti, segnatamente Nvidia e AMD. Senza citarli in modo diretto, ma facendo capire chiaramente che stava parlando di loro, non ha lesinato qualche stoccata.

“In che modo la nostra strategia differisce da quella dei concorrenti? Se guardate ai nostri competitor, quello a sinistra che probabilmente potete indovinare dal colore (Nvidia, ndr), ha un ecosistema di sviluppatori risibile, ma attorno a una singola architettura. Inoltre non ha una strategia sulle memorie di cui sia a conoscenza, mentre sta cercando di creare una strategia sulle interconnessioni (l’acquisizione di Mellanox, ndr)”.

“A destra il secondo concorrente (AMD, ndr) ha due architetture, nessuna strategia sulla memoria o le interconnessioni che conosca, e la dimensione dell’ecosistema di sviluppatori è minuscola. Infatti, senza i nostri inestimabili contributi software, non hanno un ecosistema software significativo“.

Koduri, in sostanza, dipinge una AMD che “campa” sulle spalle di Intel per quanto riguarda l’ecosistema software. Nel mentre, forse colto da amnesia temporanea, dimentica che AMD sul fronte delle interconnessioni sta lavorando attivamente su Infinity Fabric ormai da diversi anni, tecnologia che l’azienda sta usando tanto sui processori quanto sulle GPU per datacenter. E lo stesso Koduri ha fatto molto per creare Infinity Fabric negli anni di militanza alla guida della divisione grafica della casa di Sunnyvale.

È chiaro che davanti a un pubblico di investitori un dirigente non possa far altro che mettere la sua azienda nella migliore luce possibile, ma bisogna dire che non ci è andato leggero. Frecciate e “dimenticanze” a parte, l’intervento di Koduri è comunque interessante: Intel ritiene che la strategia migliore per il futuro sia avere quanti più fronti aperti possibili – CPU, GPU, AI e FPGA – ma per vincere la partita, il software giocherà una parte fondamentale.

Da qui nasce l’impegno su One API, un’API unificata su cui gli sviluppatori potranno fare affidamento quando creeranno soluzioni per i prodotti Intel, siano essi una GPU o una CPU, oppure un FPGA. Rendere più semplice il lavoro per gli sviluppatori è importante, da sempre, e in futuro questo cambierà.

“Dobbiamo avere una sola esperienza di sviluppo“, ha affermato Koduri. “Oggi a volte facciamo sì che lavorare con Intel sia come lavorare con dieci società diverse”. Il tutto prevede un impegno verso l’uso di standard aperti, “aperti a tutti, e Intel segue le migliori pratiche open source nel settore. Siamo il principale contributore allo stack del kernel di Linux”.

I frutti di questo lavoro si inizieranno a vedere nel quarto trimestre di quest’anno, ma si tratterà di una lunga partita, perché anche se ti chiami Intel gli obiettivi rimangono ambiziosi, e per quanto gli avversari non abbiano la tua stessa strategia, ogni passo falso rischi di pagarlo a caro prezzo, come visto in questi anni di “pasticci” sui 10 nanometri, che hanno permesso ad AMD di ritrovare quote di mercato e una discreta fiducia da parte dei consumatori.