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Lost in Random | Recensione, gloria ad Alea

L’etichetta EA Originals sembra ormai essere una realtà ben più che consolidata e gli ultimi periodi ce lo hanno dimostrato, portandoci progetti come It Takes Two e Lost in Random. Del primo ne abbiamo parlato davvero tanto e ci siamo dilungati a lungo su quanto sia stato uno dei migliori giochi dell’anno in corso. Del secondo ne abbiamo colto solo la punta, nella precedente anteprima, e anche oggi siamo qui per confermare che sì: EA Originals ha sfornato un’altra perla.

Non siamo di fronte alla totale eccellenza come quella che ci ha colpito di It Takes Two, vogliamo premetterlo chiaramente, tuttavia Zoink ci è andata molto vicino e ha fatto sì che un’idea apparentemente funzionale diventasse un ottimo aggancio per quella che è l’esperienza di Lost in Random: unica in tante – e inaspettate – maniere.

Lost in Random

Lunga vita ad Alea

Lost in Random, come un po’ vi rivelavamo nella nostra piccola anteprima, parte dal “E Se?” che vede in un qualsiasi gioco da tavolo la nascita di un intero ecosistema vivente, dove un regno fantasy getta le sue fondamenta sul tiro di dadi e sugli effetti che un uno o un sei possono dare a tutte le pedine della scatola. I Dadi, un tempo, erano diffusi tra la popolazione e ogni individuo poteva usarne uno per condurre la propria vita secondo le regole del caso, ma comunque con la libertà necessaria per esprimersi come più voleva. In questo caotico equilibrio c’erano però delle forze in gioco, governi e regnanti, pronti a utilizzare quei dadi per ottenere sempre più potere, controllo e dominio. E fu così che nacque il moderno regno di Alea, dove una tirannica regina possiede l’unico Dado mistico, l’unico in grado di poter decidere le sorti dei cittadini ormai divisi in regni da uno a sei.

Questo, almeno, fino a quando la piccola Odd non ha compiuto l’età giusta per tirare il Dado e realizzare il suo destino di essere una esaniana insieme alla Regina stessa, lasciando quindi le mura della sua casa e il caloroso affetto della sua sorellina Even. Lost in Random inizia proprio quando Even si ritrova a seguire i fantasmi del rapimento di sua sorella, i quali la porteranno a viaggiare tra i regni di Alea ed entrare in possesso di un altro dado mistico vivente: Dicey, chiamato così da Even stessa. Finalmente una degna rivale per il dominio della regina, partita dai bassi fondi del sobborgo di coloro macchiati dall’onta dell’Uno e intenta a voler sovvertire le regole per amore del sangue del suo sangue.

Lost in Random

Lost in Random è una favola, per stessa ammissione del team di sviluppo, che non fa mistero delle sue ispirazioni abbastanza palesi. Non ci sono colori chiari, anzi la palette è quasi sempre scura, e tutto è sul filo tra il caricaturale e il distorto. Un mondo che quasi si contorce su sé stesso e che allo stesso tempo è magnificamente affascinante nel suo animo alla Tim Burton, nel quale tutto può succedere poiché il caso regno sovrano. Il racconto di per sé, così come Even in termini di caratterizzazione, è bello ma non poi tanto importante quanto la narrazione ambientale di ogni singolo reame dei dadi. Sono simili nel tipo di architettura, sottolineando la vicinanza tra una zona e l’altra, eppure è percepibile quanto ogni livello sia tematicamente ed esteticamente diverso.

Quello che più colpisce è la cura nel creare scenari memorabili, capaci di lasciarvi a bocca aperta pur non essendo davanti a un gioco che fa della rifinitura tecnica un vanto. Certo, è bellissimo vedere come ogni cosa sia resa a metà tra la porcellana e i materiali di un film in stop-motion, purtroppo ciò sembra non andare d’accordo con una fluidità nelle animazioni spesso mancante durante i segmenti di gameplay degli scontri. Tuttavia questi punti, per quanto un difetto senza alcun dubbio, vengono spazzati via in un lampo quando si osserva quanto dettaglio e tecnica ci sia nel creare segmenti urbani credibili, pieni di vita e con sfondi invidiabili, tra cui uno in particolare dove delle giganti armature in stile cavalleresco duellano in una coltre di nebbia al tramonto. Potrete notare gli stessi NPC ripetersi per alcune quest secondarie, l’HUD non è neanche questo granché, eppure la creatività generale del gioco è una delle più lampanti e anche impattanti degli ultimi anni, tanto che vogliamo considerarlo come uno di quei giochi di cui è un must sostenere l’eventuale artbook.

Lost in Random

Nella sua struttura semplice e neanche pretenziosa, narrativamente parlando, Lost in Random ha sfruttato una base lineare per sorprendere dove meno ce lo aspettavamo, ci ha attirato stuzzicando la vista e ha chiuso il pacchetto con un racconto ben orchestrato sebbene non troppo ambizioso. Un’armonia tranquilla, semplice, non epica, ma abbastanza orecchiabile da rendere alcuni dei suoi passaggi qualcosa che ricorderemo ben più in là della conclusione della storia.

Dado e Spada

Di semplicità vive anche il flusso di gioco, del resto parliamo pur sempre di un board game che ha preso vita nelle fantasie dai toni dark. Come immaginabile, al centro dei poteri di un singolo c’è la capacità di utilizzare un dado magico, che in Lost in Random va gettato sul campo di battaglia per accumulare punti e sacrificarli per evocare alcune carte. Anche le carte, nell’Alea di Lost in Random, sono un’entità che ha il suo senso logico e anzi sono viste dai cittadini come merce di scambio preziosa, pur non potendole utilizzare per colpa del veto sui dadi. In ogni caso, per Even le Carte e i punti del Dado diventano armi con cui evocare effetti diversi in scontri in terza persona, i quali uniscono strategia e azione pura.

Lost in Random

Il loop di gioco, negli scontri, è abbastanza ritmato e poco differente. Nella stabilità risiede un punto di forza non indifferente in un gioco dove c’è tanta casualità come il tiro di un dado, tuttavia sembra che Lost in Random abbia optato per una strada fin troppo sicura e certe volte questa sua scelta lo porta a far sembrare alcuni scontri fin troppo ripetitivi. Non parliamo di un RPG vero e proprio, eppure la sensazione di essere davanti ai classici scontri di farming di quel genere sembra essere tanta, quando invece la natura di Lost in Random si appresterebbe a un approccio anche più tattico, volendolo. Immaginiamo che questo possa essere un buon compromesso per arrivare a un’audience anche molto giovane, visto che c’è abbondanza di effetti e carte da collezionare. Non è quindi nella profondità che il gameplay di Lost in Random sembra mostrare il fianco, bensì è nel suo utilizzo.

Detto questo, l’idea di Zoink funziona bene nel complesso e diverte molto, sarà perché anche qui il design dei personaggi (e di conseguenza dei nemici) propone situazioni abbastanza diverse, scintillando nelle boss fight comunque non troppo impegnative. In questo caso, come per gli scenari, si è optato per un colpo d’occhio non per forza da accostare alla frustrazione di nemici giganti in armatura capaci di stendervi in un singolo attacco. C’è chi potrebbe ritenerlo un punto a sfavore, altri invece lo troveranno più adatto per godersi la storia, per noi invece è giusto in alcune occasioni che abbiamo avvertito una certa facilità per la risoluzione degli scontri, ma per il resto sarà anche il Dado a sancire la difficoltà di questo o quell’incontro.

Lost in Random

Invece è frustrante la meccanicità per la raccolta dei punti per utilizzare le carte, la quale può essere effettuata tramite la fionda o la schivata in condizioni normali. Se nei primi livelli del gioco questo non sembra creare un problema, andando avanti e complicando la formula delle armature arriverete a punti in cui tutto sommato vorreste che i vostri attacchi normali con Spada o altre armi possano fornirvi quei punti che tanto cercate. Badate però: non c’è carenza di risorse per ottenere carte nella vostra mano, è il bilanciamento di come queste vengono ottenute a non averci convinto appieno.

Alla fine della fiera però, si tratta di minuzie per un’esperienza che prima di tutto vuole essere un viaggio da vivere nella meraviglia fanciullesca, nella scoperta di un mondo magico in cui perfino le nostre fantasie faticano a tenere il passo. Si può discutere di quanto Lost in Random faccia bene o meno alcune cose tecniche, e crediamo di averle evidenziate, ma sarebbe l’approccio sbagliato a questo titolo. Bisogna godersi l’idea di essere di fronte a un mondo fatto di idee che prende vita, seppur in una forma spigolosa in alcuni concetti. Alla fine però, chiudendo un occhio su questo o quel difetto, ne uscirete più che soddisfatti.

8

Lost in Random – PS5


Lost in Random è un gioco bello da vedere e da giocare. Non è perfetto, alcune volte sembra amatoriale che più amatoriale non si può, eppure in altri è uno dei titoli più originali, creativi e visivamente appaganti degli ultimi anni. Se amate le favole dai toni dark o una storia che passa prima dal mondo che dai personaggi, Lost in Random fa per voi. In aggiunta c'è un sistema di combattimento godibile seppur non stellare in ogni aspetto, una storia ben resa e una caratterizzazione niente male per le ambientazioni. Accettando qualche compromesso e inciampo assolutamente non grave, Lost in Random saprà sorprendervi ogni volta che arriverete a un nuovo livello.

Pro

  • Atmosfera eccezionale
  • Gameplay accessibile
  • Caratterizzazione visiva dei personaggi di grande pregio
  • Sistema di combattimento

Contro

  • Ridondante sotto alcuni aspetti
  • Alcune animazioni non convincono del tutto
8