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Piccola lezione di storia e cultura pop con Fallout

Pur essendo ambientata in un futuro oramai non tanto lontano, la serie di Fallout ha uno stretto rapporto con il passato. Non solo per la sua lunga storia, iniziata nel 1997 con Interplay Entertainment e passata poi nel 2004 nelle mani di Bethesda, ma soprattutto per la realtà che viene rappresentata al suo interno, strettamente legata alla cultura e alla società americana del XX secolo.


In Fallout ci ritroviamo ad operare in un futuro che sa di storia: dopo la guerra nucleare del 2077 contro la Cina comunista, gli Stati Uniti sono ridotti a una Zona Contaminata, in cui le sue genti, i suoi reperti e persino le sue creature rimangono chiusi nei dogmi degli anni Quaranta e Cinquanta. In questo speciale spieghiamo da dove derivano i terribili mostri che popolano le lande radioattive di Fallout, molti dei quali tratti dall'immaginario collettivo americano tipico dell'Atomic Age.

Con questo termine si intende l'era contraddistinta dalla tecnologia nucleare, esplosa  (consentite questo gioco di parole) con il lancio della Little Boy e della Fat Man su Hiroshima e Nagasaki nell'agosto del 1945. Quei due funghi atomici, che sancirono la sconfitta del Giappone nella Seconda guerra mondiale, generarono sentimenti di paura, specie tra i cittadini americani. I loro timori, accresciuti nel 1949 con l'esplosione della prima atomica sovietica e in seguito con le sperimentazioni della bomba H dei primi anni Cinquanta, portarono a un fermento culturale incentrato sull'apocalisse nucleare.

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Nel pieno della Guerra fredda vennero pubblicati fumetti, film, e racconti che favorirono la formazione di un vero e proprio ramo della cultura pop.  La serie di Fallout se ne impossessa per permettere a noi giocatori di toccare con mano – o via SPAV – le paure tipiche degli americani dell'epoca.

Essere insettofobici nella Zona Contaminata

Il primo incontro ravvicinato con gli insetti della Zona Contaminata non si scorda mai: quanti disgustosi scarafaggi radioattivi abbiamo dovuto pestare a mani nude, quante corse per sfuggire all'attacco di un letale cazador, o quanto sangue vischioso di formiche giganti abbiamo visto. Non è certo semplice per chi prova ribrezzo nei confronti delle creaturine a sei zampe, anche perché, nel duro mondo di Fallout, tali creature sono cresciute di dimensioni a causa dell'elevata dose di radiazioni.

Questa rappresentazione degli insetti non deriva semplicemente dalla genialità degli autori di Fallout, ma trova le sue radici nelle tesi scientifiche diffusesi negli Stati Uniti degli anni Cinquanta. All'epoca vennero pubblicati diversi articoli e saggi di scienziati e biologi, in cui si ipotizzavano gli effetti dell'olocausto nucleare sulla Terra: strade, infrastrutture, edifici sarebbero stati ridotti in macerie, ma il dato più preoccupante sarebbe stato lo stravolgimento dell'equilibrio naturale, che avrebbe causato l'estinzione degli uccelli e quindi un sovrappopolamento degli insetti. L'alterazione della natura paventata dagli scienziati divenne uno dei temi principali di prodotti culturali del periodo. Risale al 1954 il film di fantascienza Them! – noto in Italia come Assalto alla Terra -, che narra di un'America travolta da una colonia di formiche giganti, generatasi nove anni dopo il test della prima bomba atomica ad Alamogordo, nel Nuovo Messico.   

Un altro esempio di cultura pop atomica potrebbe essere il celeberrimo personaggio partorito dalla mente di Stan Lee e del compianto Steve Ditko nel 1962. Parliamo di Spider-Man: Peter Parker, morso da un ragno radioattivo si tramuta in un super eroe dotato di poteri aracnoidi. L'anno della creazione del fumetto è importante, poiché è lo stesso della crisi missilistica di Cuba, che ha gettato il mondo sull'orlo di una vera guerra nucleare. Spider-Man non è l'unico eroe "radioattivo" degli anni Sessanta: risalgono allo stesso decennio Hulk, Daredevil, e l'eloquente Capitan Atom.

Assistiamo dunque alla formazione di una nuova generazione di super eroi fortemente legata al tema preoccupante ma fascinoso delle radiazioni. Ciò viene ripreso in Fallout non solo con la presenza massiccia degli insetti giganti, ma addirittura con casi ancor più specifici, come la missione secondaria del terzo capitolo "Il gambetto superumano", che ci porta nel bel mezzo dello scontro tra il Macchinista, personaggio che si basa sul potere dei robot, e AntAgonizer, che fa invece affidamento sulla forza delle formiche giganti.

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Fanno più paura i ghoul o i marziani?

Accanto alle mutazioni che hanno colpito il mondo animale, in Fallout possiamo imbatterci in creature antropomorfe particolarmente paurose. Tra le più note vi sono i ghoul, umani resi privi di carni, di capelli e molto spesso di raziocinio, a causa dell'esposizione esagerata alle radiazioni scaturite dalla guerra atomica del 2077. Questi gruppetti di zombie si nascondono nei cunicoli bui delle metropolitane abbandonate o nei pressi di case diroccate, facendoci balzare al suono repentino dei loro passi veloci e dei loro versi indecifrabili.

A differenza di quanto detto precedentemente, i ghoul non appartengono alla cultura spiccatamente americana, ma hanno origini antiche legate al mondo arabo, in cui ricoprono il ruolo di demoni che si cibano di carne umana. La loro intromissione nella cultura occidentale deriva da Antoine Galland, che tradusse Le Mille e Una Notte nel XVIII secolo. Fallout si appropria dei ghoul, e li inserisce in maniera perfetta e verosimile nella sua atmosfera.

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Un po' più rari sono gli alieni. Quasi sempre presenti nei vari capitoli della serie, sono però difficili da avvistare. L'alone di mistero che gravita attorno a queste figure si rifà alla loro natura, spesso ritenuta superiore a quella dell'uomo: non a caso il blaster alieno è tra le armi più potenti del gioco.
Per quanto colmi di fascino, molti di voi potrebbero chiedersi che nesso abbiano gli alieni con il mondo di Fallout. Ebbene, un senso ce l'hanno.

Durante gli anni Cinquanta, il cinema americano visse un boom di film di genere Sci-Fi, in special modo ambientati su Marte. Il pianeta rosso divenne un'essenza sempre più presente nell'immaginario collettivo, e il motivo era ben specifico e quanto mai semplice: Marte e i suoi abitanti erano una trasposizione dell'incubo comunista. Il colore rosso, caratteristico del pianeta, veniva utilizzato come simbolo per identificare i nemici sovietici. Anche in questo caso il contesto è fondamentale: il lancio dello Sputnik nel 1957 per opera dell'Unione Sovietica decretò l'inizio della corsa verso lo Spazio, portando lo scontro tra le due super potenze nei meandri oscuri dell'universo.

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Tutti gli esempi trattatti dimostrano come la paura non generi semplicemente mostri ma, anzi, promuova un immaginario. Nel caso di Fallout, la serie riprende le paure tipiche di un'epoca storica –  in questo caso specifico della Guerra fredda – e le reinterpreta a suo modo, con uno stile unico che l'ha resa una dei brand più famosi nel panorama videoludico.


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