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Recensione Gravel, troppo fuori strada

Pagina 1: Recensione Gravel, troppo fuori strada
Gravel   Milestone si lancia in un titolo di guida tutto nuovo, libero dal peso delle licenze – a eccezione dei veicoli. Motivo per cui gli sviluppatori hanno dato libero sfogo alla propria fantasia. PRO: Molti veicoli e circuiti fra cui scegliere; framerate abbastanza stabile; visuale in prima persona; graficamente senza infamia… CONTRO: … e […]

Gravel

 

Milestone si lancia in un titolo di guida tutto nuovo, libero dal peso delle licenze – a eccezione dei veicoli. Motivo per cui gli sviluppatori hanno dato libero sfogo alla propria fantasia.

Gravel


Febbraio è un mese intenso per la nostrana Milestone che, a breve distanza dal buon Monster Energy Supercross, pubblica anche Gravel, gioco automobilistico dallo stile fortemente arcade.

In un primo momento può apparire come il degno erede di Motorstorm o dello spin-off Showdown della serie DIRT, ma ben presto l'illusione si spezza. Partiamo dall'elemento che fa affondare l'intera produzione nella mediocrità.

Gravel ha un'impronta arcade che si riesce ad apprezzare: il comportamento dei veicoli, sia un Hammer H3 o una vecchia Fiat 124, è incredibilmente simile. A seconda dei gusti questo può essere un elemento a favore o a sfavore, ma oggettivamente sono le meccaniche scelte da Milestone.

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Le auto sono sempre "attaccate" al terreno e molto stabili da controllare – durante la nostra prova abbiamo giocato con il controllo di trazione e stabilità disattivati. Questo è ciò che rende la guida arcade o in altri termini caciarona, ma improntata al divertimento.

Peccato che ciò strida fortemente con i momenti in cui Gravel vuole diventare simulativo. Ogni volta che si prende una curva troppo velocemente l'auto derapa perdendo velocità, quindi bisogna dosare l'acceleratore con il grilletto destro del controller per non diminuire troppo la trazione in inutili slittamenti. Questa è la vena più simulativa del gioco, tuttavia vanificata da un comportamento estremamente "scivoloso" dell'auto, con poche differenze se si corre su asfalto, sabbia, ghiaccio o fango.

La fisica di Gravel è un po'… fantasiosa.

Il risultato è una fisica che non è né carne né pesce, poco entusiasmante e impegnativa. Tutto questo porta direttamente al secondo problema che fa comunella con il primo: i circuiti sono semplici e anonimi.

Il design spesso è limitato a un cerchio poco elaborato, dove le curve in successione sono rare e comunque basta una leggera frenata per rallentare, evitare le derapate e mantenere la testa della corsa. Mentre l'estetica di contorno è misera, nonostante le diverse ambientazioni.

Abbiamo 6 diversi luoghi in cui correre, dove sono presenti dalle 4 alle 10 varianti del percorso, più 9 circuiti realmente esistenti. Questi ultimi sono i migliori per come sono strutturati e, ovviamente, per il maggior realismo, che rende la gara leggermente più tecnica e ragionata rispetto a correre a 200 km/h sulla sabbie della Namibia, sul fango dell'Alaska o sul ghiaccio del Monte Bianco.

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La varietà è però tanta e si può anche scegliere l'orario e il meteo con cui correre. Il connubio notte e pioggia regala un effetto suggestivo con i riflessi delle luci sulle pozzanghere d'acqua, inoltre più il terreno è bagnato, più è difficile controllare il veicolo.

In ogni caso non sono sufficienti molte piste e veicoli – tra cui le storiche Lancia che dominarono i rally – a salvare Gravel, che tuttavia sarebbe stato un gioco più che adatto a sessioni in splitscreen con gli amici, ma sfortunatamente dobbiamo accontentarci del solo multigiocatore online.

La modalità Off-Road Master invece è la pseudo carriera in single player offerta da Gravel, con svariati eventi da giocare. Si va dalle classiche gare alle prove a tempo, fino al completare un percorso colpendo i giusti ostacoli generati mentre corriamo. Nulla di particolarmente originale, ma la modalità funziona e tiene occupati per diverse ore mentre si sbloccano tutte le piste e veicoli.

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I danni sembrano quelli di GTA San Andreas del 2004.

Purtroppo la personalizzazione stavolta è ridotta all'osso con solo delle differenti livree da applicare ai veicoli. È un peccato che non si possano sostituire e colorare i vari pezzi, ma perlomeno la riproduzione è discreta, interni compresi – si può infatti giocare in prima persona.

Inoltre, durante le gare le auto si danneggiano, però la deformazione della carrozzeria è poco precisa e lo stesso vale per i danni meccanici. Si sarebbe potuto fare di più.