Nintendo Switch

Summer in Mara | Recensione, una vacanza naufragata


Summer in Mara – Nintendo Switch
Genere
Simulatore
Piattaforma
PC - Nintendo Switch
Sviluppatore
Chibig
Editore
Chibig
Data di Uscita
16/06/2020

I ricordi con Summer in Mara partono da quelle piccole presentazioni di giochi indipendenti, dove i team di sviluppo vengono fatti vedere a raffica con stralci delle proprie opere. Da vecchio fan di Animal Crossing e anima rapita dalle pieghe di Stardew Valley, Summer in Mara di Chibig sembrava un po’ la fusione tra quel filone da farm-sim e la dolcezza estetica di Steven Universe. Un sacco di riferimenti da digerire, ma tutti insieme davano l’idea di avere tra le mani un prodotto unico nel suo genere, specialmente in un tempo in cui a tutti noi servono un bel po’ di isole felici su cui dimenticare i problemi della vita.

Ora che ho avuto modo di vedere Summer in Mara in azione direttamente con i miei occhi, devo dire di essere rimasto parzialmente deluso da quello che ho sperimentato, nonostante ci siano tantissimi lati positivi a suo favore. Non manca nulla della formula appena menzionata, eppure l’amatorialità del progetto in questo caso ha davvero smorzato il tono sognante del gioco, trasformandolo alle volte in un fastidioso andirivieni tra mari, città, isole e commissioni.

Andando con ordine, nei primi momenti del gioco si viene accolti da una bellissima sequenza animata che illustra più o meno quello che potreste aspettarvi da Summer in Mara. Protagonisti dal design eccellente, una storia tenera di crescita personale, la vita rurale sulle coste di un mare cristallino e tanta attenzione agli elementi naturali che circondano un delicato ecosistema. Al centro c’è la nostra Koa: una bambina avventuriera che è cresciuta su un’isola lontana dal resto del mondo e sotto la protezione di un’anziana creatura metà umana e metà “medusa”. Verremo guidati da tale figura in un tutorial dove il gioco non si premura di spiegare assolutamente nulla nel pratico, dando fin da subito l’idea di essere molto rudimentale nella sua esecuzione.

I primi passi in Summer in Mara sono effettivamente il maggior scoglio da superare per arrivare al gioco vero e proprio. Non solo perché il tutorial vi provocherà qualche piccolo problema ed evidenzierà le molte carenze dal lato HUD dallo stile eccessivamente minimalista (e non funzionale), ma soprattutto sarà il design della parte tridimensionale a buttare giù l’entusiasmo accumulato dagli eccellenti disegni della parte artistica. Valutando prettamente quello che si vede nelle scene animate e nei modelli dei dialoghi, insieme ai vari artwork sparsi qui e lì, Summer in Mara sarebbe un gioiello come raramente ne capitano di vedere, con il pregio di essere riuscito a creare un mondo così bello e colorato da avermi riportato alla mente i leggendari tratti di Mamoru Hosoda/Studio Chizu (The Boy and the Beast nello specifico).

Purtroppo però quello che compare sullo schermo nella parte “di gioco” è invece della qualità totalmente opposta, quasi come se si fosse finito il budget per riuscire ad eguagliare la ricercatezza dei disegni. Le animazioni sono grossolane, gli ambienti sono resi superficialmente con tanto di bug più che occasionali, mentre gli NPC – oltre a non rispecchiare i bozzetti da cui sono tratti – non si muovono neanche, parendo statue in tutto e per tutto. I salti di Koa sono poi eguagliabili a un individuo con una superforza, specialmente quando siete in corsa, e l’illuminazione dei vari ambienti lascia davvero a desiderare. Problemi che il gioco poi si porterà avanti dall’inizio alla fine, accentuati soprattutto nelle poche sezioni platform che offre in alcune isole specifiche.

Mettiamo però di riuscire ad andare oltre alle tecnicità e proseguire con la storia arrivando al fulcro dell’esperienza di Summer in Mara. In quel caso ci ritroveremo finalmente a scoprire le storie dei vari personaggi che abitano quel paradiso naturale, con al centro una città simil-metropoli dove avverranno tutte le varie interazioni più significative. Come per il design artistico, anche la scrittura raggiungere livelli ottimi affrontando temi disparati, dal comico al serio in guizzi di creatività ben estrapolata.

Attraverso le piccole conversazioni con gli abitanti e le loro richieste riuscirete ad avvertire senza dubbio il cuore che è alla base di Summer in Mara, distaccandovene però nel momento in cui lo stesso titolo vi costringe a effettuare decine e decine di semplici fetch quest tra le varie isole, addirittura obbligandovi a tornare sulla vostra isola per occuparvi della fattoria. L’equilibrio tra le parti non funziona neanche per un momento e, sebbene rilassante nella sua natura, diventa pian piano un tedio in cui ci si sente costretti invece che liberi di fare. Se si aggiunge l’esasperazione di un comparto tecnico che non regge e il silenzio assordante delle musiche non sempre presenti durante i propri viaggi, Summer in Mara si terrà a galla solamente nel momento in cui sarete davvero coinvolti dalla sua artisticità evidente.

Summer in Mara – Nintendo Switch

Summer in Mara è un gioco indipendente di Chibig Studio, incentrato sulle vicende di una giovane ragazza che solca i mari nell’oceano di Mara per vivere mille avventure. Il tenore del gioco è molto rilassato, conducendo il giocatore nella vita di Koa tra l’aiutare la comunità locale e la ricerca dell’equilibrio naturale.

6
6

Verdetto

Summer in Mara è un colpo mancato e che va assurdamente vicino al bersaglio. Nei suoi pregi evidenti c’è una direzione artistica eccezionale, meritevole di una lode a sé per quanto sia riuscita a creare un mondo vivido, colorato e piacevole. Lo stesso lo si può avvertire con la scrittura tra i vari dialoghi e l’impegno messo nella caratterizzazione del variegato cast. Tutto questo sarebbe stato eccezionale se come gioco Summer in Mara non fosse pieno zeppo di problemi di varia natura, specialmente dal punto di vista tecnico e ludico. Fetch quest poco ispirate, viaggi insensati, un comparto tridimensionale mediocre e una pessima gestione dei controlli, suoni e musiche rendono la vacanza in Mara un piacere di cui siamo stati privati, nonostante la valigia carica di aspettative. Se non ci fosse stata la prodezza artistica a tenere la nave a galla, l’impresa di Chibig sarebbe affondata sotto la sufficienza.

Pro

- Disegni eccezionali e ispirati
- Ottima scrittura e caratterizzazione
- Cast dallo stile originale

Contro

- Tecnicamente claudicante
- Le musiche (e i suoni) vengono spesso interrotti da un silenzio innaturale
- Struttura ludica tediosa