PlayStation

The Last of Us Parte 2 | Recensione


The Last of Us Parte 2 – PS4
Genere
Survival Horror
Piattaforma
PS4
Sviluppatore
Naughty Dog
Editore
Sony Interactive Entertainment
Data di Uscita
19/06/2020

Nevica, a Jackson. C’è un clima freddo ma in qualche modo accogliente, figlio di un’umanità recuperata e che finalmente può abbracciare i cittadini del fiorente agglomerato urbano del Wyoming. Pub, negozi, lucernari, strade principali, secondarie e un clima festoso caratterizzano la vita quotidiana dei sopravvissuti; persone che hanno visto la morte, che la conoscono e che l’hanno in qualche modo sconfitta. Nel mondo di The Last of Us, la speranza e la ricerca della stessa è una costante, ancora di più da quando, anni dopo la conclusione del primo capitolo, la civiltà per come la conosciamo noi quasi non esiste più.

Fuori dai confini sicuri della città tutto sta si sta putrefacendo, la vegetazione ha conquistato ciò che restava delle costruzioni in cemento e la viscida e subdola infezione che ha messo in ginocchio l’uomo pare ormai inarrestabile. Mutazioni terribili hanno caratterizzato l’evoluzione moderna del Cordyceps e al suo fianco il fiorire di gruppi “umani” terribilmente feroci, spietati, che hanno istituito la sopravvivenza ad ogni costo come dogma fondamentale delle loro società, amministrano ciò che rimane delle grandi metropoli.

Joel ed Ellie sono in una fase transitoria della loro vita, vivono e sopravvivono, sembrano quasi appagati da ciò che li circonda. Eppure, il finale così perfetto e cinico datato 2013 è una ferita aperta. Gli sguardi, i lunghi ed assordanti silenzi, i gesti d’affetto soffocati e l’adolescenza della giovane e agguerrita ragazza sono in qualche modo un macigno enorme sullo stomaco del protagonista. Emotivamente parlando, Joel ed Ellie sono distrutti, divorati da sensi di colpa, incertezze e destabilizzati da un reciproco affetto che per qualche motivo si sforzano di sotterrare o che comunque non esprimono mai come vorrebbero.

Ed è proprio in questo momento di apparente pace – ironica la vita, eh? – che il passato viene a bussare alla porta: potrebbe mai tanta sofferenza essere dimenticata? Un avvenimento brutale, selvaggio e rabbioso scuote le vite di Jackson. È tempo di vendetta, dunque, è tempo di assaggiare nuovamente il gusto metallico del sangue e lasciare da parte compassione e beatitudine. Giusto o sbagliato, torto o ragione, vita o morte; nulla ha più senso, quando si è accecati dal dolore.

Benvenuti in The Last Of Us Parte 2.

Senza pietà

The Last of Us Parte 2 è indubbiamente un gioco ambizioso, forse il più importante mai sviluppato da Naughty Dog. Al suo interno, infatti, ci troviamo il dramma tipico del franchise, unito anche ad un “senso dell’avventura” ben noto ai fan della serie Uncharted. Attenzione, non sto dicendo che il titolo rappresenti un sunto delle due produzioni, quanto più che sia, di fatto, l’opera che rappresenti maggiormente lo studio. L’avventura di Ellie è infatti più vasta rispetto al primo capitolo ed infarcita di una serie di elementi che contribuiscono a tratteggiare un’esperienza di gioco più matura e completa sotto ogni aspetto. Una delle critiche mosse al primo The Last of Us, infatti, era proprio relativa al gameplay “monotono” e “poco approfondito”, per qualcuno addirittura anche “troppo facile”. Sette anni dopo l’inizio dell’epopea di Joel, Parte 2 si migliora in tutto: dal comparto narrativo, di cui parleremo in seguito, a quello puramente ludico.

L’impianto, specifico subito, è sempre quello dell’action in terza persona votato più allo stealth che alla pura azione, attorno il quale però gravitano una serie di elementi da non sottovalutare. In primo luogo, TLOU Parte 2 abbraccia la formule di macro aree più estese, esplorabili e infarcite da attività secondarie – utili allo sviluppo di Ellie, ma anche all’approfondimento narrativo. Questa novità si bilancia con alcune sezioni più circoscritte, che aiutano a non perdersi troppo e guidano il giocatore in alcune fasi chiave dell’avventura. Il risultato è però vario e ficcante, il senso di libertà è tangibile e sarete costantemente sollecitati a deviare dalla strada principale per lanciarvi in piccole scorribande esplorative. Come detto poc’anzi, il riconoscimento sarà sia narrativo che materiale, nel senso che in tutte questa serie di missioni secondarie avremo modo di recuperare materiali, integratori, collezionabili e risorse che potranno essere usate per migliorare le statistiche di Ellie. Sottovalutare questi momenti accessori significa mancare completamente alcuni oggetti fondamentali, come per esempio i Manuali di Addestramento che sbloccano nuovi aspetti potenziabili della protagonista. Ne esistono di diversi, da quello dedicato allo stealth passando per il crafting, senza dimenticare mira e abilità di combattimento.

La varietà è insomma uno dei tratti distintivi dell’opera Naughty Dog, la cui massima espressione è forse il gameplay stealth e il level design, di una qualità infinite volte superiore a quanto visto nel 2013. Qui, il discorso fondamentale, è che tutte gli scenari che saremo chiamati ad affrontare avranno, nel 90% dei casi, più modi per essere portati a termine. Il design delle ambientazioni infatti permette di pianificare approcci più violenti ad altri più ragionati; evitare lo scontro o scatenare l’inferno, utilizzare gli infetti come armi contro i nemici umani. In The Last of Us Parte 2 infatti sono presenti più fazione umane, ognuna con le loro peculiarità quando si tratta di cacciare e uccidere una preda, queste fanno il paio con gli stadi d’infezione Cordyceps, anch’essi rinnovati con nuove tipologie di nemici. La discesa agli inferi di Ellie passa anche per lo sviluppo di tattiche d’ingaggio differenti: più giocheremo, più maturerà la coscienza nei mezzi della protagonista e più impareremo a sfruttare l’ambiente che ci circonda – ora sviluppato anche più in verticale, oltre che più grande in termini di dimensioni.

Ogni secondo di gioco, inoltre, sarà scandito da una brutalità senza paragoni. The Last Of Us 2 è l’esperienza videoludica più intensa che abbia mai avuto il piacere di giocare. Lo è a livello mentale, ma anche fisico, con alcune sequenze davvero “forti”, capaci di lasciare il segno e obbligandomi ad interrompere la sessione di gameplay per qualche minuto, giusto il tempo di riprendere il fiato. Ad accrescere questa sensazione ci pensa un comparto tecnico sbalorditivo, capace di muovere un mondo di gioco caratterizzato in modo pazzesco e “mosso” da animazioni che sinceramente non avevo mai vista prima. Non parlo solo delle cut-scene, ma anche del “giocato”. Giocare con la telecamera per vedere le smorfie di Ellie mentre taglia la gola ad un WLF, per esempio, mette in luce quanto ho appena detto. Ma è solo un accenno di quello che TLOU Parte 2 ha da offrire. Non è un caso che arrivi a fine generazione, come il suo predecessore, e non è un caso che sia il canto del cigno di PlayStation 4.

Naughty Dog si è spinta oltre, mettendo in scena uno spettacolo disarmante per bellezza, completezza ed intensità. Francamente, una produzione dal benchmark qualitativo forse senza precedenti, che può godere anche di un comparto narrativo degno dei migliori palcoscenici di Hollywood. Nel paragrafo successivo vi spiego perché.

Una delle immagini più potenti di The Last of Us Part II

Il sapore della Vendetta

Se c’è una cosa che ho sempre faticato a capire, sono le critiche relative a questo sequel. “La storia andava bene così” è forse quella che va per la maggiore ma, se ci pensiamo per un secondo, capiamo in fretta che non è affatto vero. Mi spiego. In un mondo “concreto” e dalle dinamiche più vicini possibili alla realtà, è utopistico pensare che quanto giocato nei panni di Joel non avesse un seguito. Ad ogni azione, nel mondo di TLOUS come nel nostro, corrisponde una reazione, e la travagliata avventura di Joel ed Ellie si è lasciata dietro molto, troppo sangue.

Era quindi facilmente ipotizzabile che ci fosse ancora molto da raccontare, e fra tutte le vie possibili, Naughty Dog ha preso – per quanto mi riguarda – la migliore. Mettere le emozioni e le motivazioni al centro del racconto, sviluppando ancora di più la lore del gioco e fondendola a ciò che vivono i personaggi. Non è chiaramente il massimo parlare di quest’aspetto dovendo evitare tutti gli spoiler possibili, ma la realtà dei fatti è che Neil Druckmann ha composto un racconto di una potenza inequivocabile, anche se il fulcro dell’esperienza non è il “cosa” ma il “come”. È stato detto più volte che The Last of Us Parte 2 sarebbe stata una produzione adulta, violenta, che non avrebbe fatto sconti nel voler raccontare la sua verità. Difficilmente però mi sarei aspettato una cosa del genere. Riprendendo quanto detto poc’anzi, alle volte il gioco ti obbliga a fermarti e prendere fiato, riflettendo su ciò che hai appena visto e/o giocato, per poi raccogliere le forze e andare avanti. Il grande pregio, da un certo punto di vista, è non fare leva sui colpi di scena per rendere la storia efficace, quanto più investire sulla delicatezza e al tempo stesso la ferocia con cui viene narrata. Empatizzare con i protagonisti non è mai stato così difficile, e provare a calarsi nei loro panni richiede un impegno encomiabile.

The Last of Us Part II

La caratterizzazione degli ambienti poi rende tutto più vivido, tangibile e approfondito, grazie anche ad una serie di dettagli recuperabili dai vari manufatti opzionali che scendono nei dettagli di ciò che è successo, gettando nuova luce anche sul futuro prossimo. La fotografia, la colonna sonora – che meraviglia – le interpretazione in motion capture e il doppiaggio rispecchiano l’ambizione e i mezzi di uno studio che, di fronte ad una grande sfida e una grande responsabilità, ha realizzato il miglior prodotto possibile.

Non c’è una singola virgola di The Last Of Us Parte 2 che non abbia trovato fuori posto. È tutto dove dovrebbe essere, come dovrebbe essere, come speravo potesse essere. È, di fatto, il modo migliore per rendere onore all’incredibile generazione PS4, che si è resa protagonista di cult memorabili e che aggiunge alla sua raccolta uno di quei giochi destinati a diventare immortali.

The Last of Us Parte 2 – PS4

The Last of Us Parte 2 è il seguito del capolavoro di Naughty Dog. Disponibile per PS4, ci mette nei panni di Ellie in un lungo viaggio segnato dalla vendetta e dalla violenza.

10
10

Verdetto

The Last of Us Parte 2 è una delle produzioni più incredibili che il videogioco abbia mai visto. Non è un’esagerazione: l’attesa spasmodica del pubblico sarà ripagata da un gioco da un’intensità inedita, unite ad un gameplay vario e studiato per migliorare l’esperienza originale, senza perdere di vista le colonne portanti che hanno da sempre caratterizzato il franchise. È un apripista perfetto per la nuova generazione PlayStastion, e al contempo un simbolo di quale può e deve essere una delle strade che dovrà percorrere il videogioco in futuro. Raccontare storie importanti, gravate da un peso morale umano e attuale, capaci di regalare ai giocatori esperienze memorabili e formative. The Last of Us Parte 2 è il capolavoro di questa generazione.

Pro

- Storia memorabile
- Gameplay migliore in tutto e per tutto al primo capitolo
- Tecnicamente mozzafiato

Contro

- Nessuno