10 0 9 The Legend Of Zelda Link’s Awakening – Nintendo Switch
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Nintendo Switch

The Legend Of Zelda Link’s Awakening | Recensione


The Legend Of Zelda Link’s Awakening – Nintendo Switch
Genere
Action
Piattaforma
Nintendo Switch
Sviluppatore
Team Grezzo, EAD
Editore
Nintendo
Data di Uscita
20/09/2019
Il remake di The Legend Of Zelda Link’s Awakening sbarca su Nintendo Switch, facendoci rivivere l'onirica vita dell'Isola di Koholint.

Analizzare il remake di The Legend Of Zelda Link’s Awakening non é un’impresa semplice poiché, come ogni analoga “operazione nostalgia” uscita negli anni precedenti, i fattori da tenere in considerazione sono molteplici e tutti esulano, ovviamente, dal valore affettivo che un’opera del genere ricopre nelle memorie dei giocatori di un tempo. Il piú importante fra questi elementi, indubbiamente, risiede nel rispondere alla domanda piú ovvia: ha senso nel 2019 riproporre un titolo uscito 26 anni fa? 

Seppur comprendiamo la valenza storica che, The Legend Of Zelda Link’s Awakening, ha avuto nell’evoluzione della trentennale saga creata da Shigeru Miyamoto, l’annuncio di questo remake arrivò come un fulmine a ciel sereno lo scorso febbraio cogliendo tutti di sorpresa. Seppur fosse ovvio che in sviluppo ci fosse un seguito per quel Breath Of The Wild in grado di ridefinire gli standard degli open world, in molti si aspettavano una remastered che andasse a continuare quel percorso cominciato sulla sfortunata Wii U, con The Wind Waker e Twilight Princess. Invece Nintendo ha deciso di scegliere uno Zelda isometrico, un titolo che mostrasse una faccia diversa della stessa saga, una produzione che non potesse essere paragonata direttamente alla totale libertà d’azione offerta dal capitolo precedente, un gioco che, seppur differente nelle meccaniche proposte, è stato il principio di una serie di cambiamenti che hanno portato la saga a raggiungere le vette di eccellenza presentate in Breath Of The Wild. 

Abbiamo dedicato un lungo speciale alla genesi di The Legend Of Zelda Link’s Awakening e al percorso intrapreso da Takashi Tezuka per produrre il primo capitolo della saga, privo di ogni vincolo con la mitologia delineata dalle iterazioni precedenti. Un gioco nato dalla passione e che, grazie a quest’ultima, riuscì a cambiare sensibilmente la direzione che avrebbe preso il brand negli anni a venire. In questa recensione non vi anticiperemo nulla sulla sognante trama di The Legend Of Zelda Link’s Awakening, chi lo giocò in passato la storia la conosce già, mentre chi non ha mai solcato le sabbie di Koholint, merita di scoprirla nella sua interezza e di provare quelle stesse, agrodolci, emozioni che, inossidabili, sono riusciti a superare la prova del tempo. Seppur la narrazione del titolo si riveli ancora oggi immutata e godibile, la vera sfida da superare per il Team Grezzo rimane quella di riuscire a rendere attuale le meccaniche di gioco di una produzione per Game Boy di oltre venticinque anni fa.

 

Koholint… 26 anni dopo

Attualizzare un titolo come The Legend Of Zelda Link’s Awakening, evitando di snaturare l’essenza dell’opera riuscendo a renderla appetibile per i videogiocatori odierni, non era sicuramente un obiettivo semplice ma possiamo dirvi, fin da ora, che il Team Grezzo è stato in grado di conseguire questo compito con impressionante maestria. A differenza dei remake di Ocarina Of Time e Majora’s Mask, per i quali il team di sviluppo potè attingere al materiale originale, con Link’s Awakening è stato necessario ricominciare da zero l’intero processo di produzione. L’isola di Koholint, con tutte le sue abitazioni e dungeon, è stata ricreata millimetro per millimetro seguendo il titolo originale. Ogni cespuglio, ogni nemico, ogni albero, tutto è stato trasposto esattamente come ventisei anni fa. 

A questo processo di ricostruzione, però, è stata affiancato l’obiettivo primario di migliorare l’esperienza di gioco limando e migliorando tutti le farraginosità presenti nel titolo originale e dettate, soprattutto, dai limiti tecnici del Game Boy. L’esempio più lampante di questa operazione la si può notare appena ci si inizia a muovere all’interno della mappa di The Legend Of Zelda Link’s Awakening, l’iconica suddivisione a celle delle varie aree di gioco, con annesse transizioni nei passaggi fra un settore e l’altro, è stata, apparentemente, rimossa permettendo un’esplorazione libera, e senza interruzioni, dell’intera superficie dell’Isola di Koholint. Onde evitare, però, di eradicare la natura stessa del titolo originale, i dungeon, così come tutte le altre ambientazioni esplorabili all’interno della mappa di gioco, mantengono l’iconica suddivisione a celle con annesse le canoniche transizioni fra le schermate. Questa volontà di restare fedeli allo storico passato della serie è data, soprattutto, dalla strutturazione degli enigmi all’interno dei Dungeon, studiati per far ragionare il giocatore, schermata dopo schermata, utilizzando la limitata possibilità di esplorazione, come un elemento importante nell’insieme delle meccaniche di gioco. 

Per perseguire l’obiettivo di snellimento delle macchinosità che affliggevano l’originale The Legend Of Zelda Link’s Awakening, anche l’intero sistema di controllo è stato aggiornato mantenendosi, però, fedele alla tradizione della serie. Il Game Boy, difatti, offriva solo due tasti per poter compiere le varie azioni disponibili tramite i numerosi accessori in dotazione a Link. Questa limitazione tecnica si riversava in un costante accedere al menu di gioco per sostituire il proprio equipaggiamento, rallentando eccessivamente l’azione di gioco a causa di un costante bisogno di cambiare il proprio “loadout”. Grazie all’ampia scelta di tasti offerta dai controller odierni, il team di sviluppo ha potuto dedicarne alcuni alle azioni base che il giocatore si troverà a compiere più frequentemente, limitando l’equipaggiamento secondario all’assegnazione di due tasti specifici. Questa attualizzazione del sistema di controllo si rivela perfettamente in linea con i capitoli isometrici precedenti, permettendo al giocatore di accedere molto meno al menu di gioco per cambiare il proprio armamentario e garantendo in qualunque contesto un’esplorazione, e un’azione di gioco, sempre fluida e maggiormente in linea con le produzioni moderne.

 

Questi due importanti cambiamenti al gameplay di The Legend Of Zelda Link’s Awakening, però, avrebbero rischiato di rendere eccessivamente semplice la sfida offerta. L’originale, difatti, offriva un bilanciamento della difficoltà piegato dal volere degli stessi limiti tecnici della console portatile che lo ospitava. In virtù di questo importante fattore, il Team Grezzo, ha quindi implementato una vastissima quantità di elementi che si vanno a innestare, in maniera naturale, nell’esperienza originaria riuscendo ad aumentarne la longevità e bilanciarne la sfida proposta al giocatore. I nemici e i boss, giusto per fare l’esempio più evidente, si riveleranno maggiormente aggressivi rispetto al passato, con pattern di attacco più serrati e movimenti meno meccanici. Il numero e le tipologie di collezionabili reperibili durante l’avventura è stato sostanzialmente esteso, in maniera da offrire ulteriori incentivi a esplorare la mappa di gioco. Sono stati, inoltre, aggiunti alcuni oggetti derivati dagli episodi precedenti, e divenuti iconici all’interno della serie, così come tutti i mini-giochi presenti sono stati migliorati ed estesi nelle loro meccaniche in modo da garantire una sfida più duratura, e incentivare i giocatori ad affrontarli ripetutamente. Infine sono state implementate tutta una serie di migliorie in merito alla cosiddetta “quality of life” di The Legend Of Zelda Link’s Awakening aumentando i simboli dedicati al viaggio rapido, inserendo un sistema di puntine per indicare i punti d’interesse sulla mappa, limando le farraginosità dei box testuali e, in linea di massima, rendendo maggiormente fluida e naturale la fruizione del titolo.

L’aggiunta di una Modalità Eroica, selezionabile fin dal principio, offre una sfida dedicata maggiormente a chi il titolo lo conosce già e vuole affrontarlo, nuovamente, con un livello di sfida tarato verso l’alto. Eliminando ogni possibilità di rinvenire oggetti di cura durante l’avventura, e limitando il recupero dell’energia di Link alle sole fonti delle fate, o al rinvenimento di un cuore aggiuntivo, la modalità eroica riesce a offrire una sfida che, seppur delimitata da una difficoltà artificiosa, offre un’esperienza decisamente appagante. Andare ad analizzare nel dettaglio ogni piccola miglioria implementata dal Team Grezzo nel remake di The Legend Of Zelda Link’s Awakening risulta praticamente impossibile, specialmente perché la naturalezza con la quale sono state inserite nel mondo di gioco, le rende difficili da notare anche a chi conosce già l’opera originale. Quello che sorprende è come tutte queste implementazioni riescano a rendere convincente, e attuale, un titolo di oltre venticinque ani fa, offrendo una longevità che si attesta sulle quattordici ore se vorrete completarlo in ogni sua parte. A tutti queste piccole, o grandi, implementazioni bisogna, inoltre, aggiungere la vera novità offerta dal remake di The Legend Of Zelda Link’s Awakening, in grado di aumentare maggiormente la permanenza del giocatore nell’isola di Koholint.

Labirinti fai da te

Nella versione DX di The Legend Of Zelda Link’s Awakening, oltre al celebre “Dungeon dei Colori”, fu introdotta un personaggio inedito: il fotografo. La missione opzionale a lui collegata, però, non andava ad aggiungere nulla all’esperienza originale del titolo se non un paio di momenti disimpegnati e leggeri atti a mostrare le capacità tecniche del Game Boy Color. Il Team Grezzo ha quindi deciso di rimuovere il novello Peter Parker da questo remake per inserire una modalità di gioco inedita che permetta all’utente di costruire, affrontare e condividere i propri dungeon. Accedendo alla capanna di Danpei, personaggio sicuramente noto ai fan della serie di Zelda, si potranno ri-utilizzare le stanze dei dungeon affrontati precedentemente, per costruire i propri labirinti.

 

Danpei, difatti, si prodigherà nell’ascoltare le vostre gesta passate e nel realizzare delle tessere di pietra che rappresenteranno le varie stanze visitate nei vari dungeon. Il peculiare personaggio vi offrirà differenti livelli di sfida, contrassegnati da alcune regole che dovrete rispettare nella costruzione del vostro labirinto, e vi permetterà di realizzare il vostro personalissimo dungeon. Analogamente a quanto proposto con il celebre Super Mario Maker 2, costruire un labirinto non sarà sufficiente ma dovrete anche esplorarlo e portarlo a termine per poter completare correttamente la sfida. Completando alcune missioni all’interno di The Legend Of Zelda Link’s Awakening, inoltre, potrete guadagnare delle tessere addizionali che si adopereranno nel variare l’esperienza offerta ed estendere le vostre possibilità di costruzione. Scansionare uno degli Amiibo dedicati alla serie di Zelda, infine, vi permetterà di ottenere cinque tessere inedita, nonché di poter affrontare una Boss Battle contro, l’oramai iconico, Link Oscuro. 

Seppur sia realizzata davvero bene, il vero difetto di questa modalità dedicata alla costruzione dei propri dungeon è rappresentato da una gestione anacronistica della condivisione e fruizione dei labirinti che si andranno a realizzare. Non è, difatti, possibile condividere online i propri dungeon così come è impossibile consultare le creazioni di altri utenti sparsi per il Mondo. L’unico modo per poter condividere le proprie creazioni è attraverso l’utilizzo di un Amiibo compatibile, salvandone il labirinto al suo interno, e scansionandolo sulla Switch di un altro giocatore. Anche seguendo questa procedura, però, non sarà possibile salvare i Dungeon degli altri giocatori potendoli affrontare solo scansionando nuovamente la statuetta. Questa incomprensibile limitazione, quindi, rende l’intera modalità un semplice divertissement che andrà a intrattenere il giocatore giusto il tempo necessario per sbloccare i vari obiettivi proposti da Danpei. Seppur sia comprensibile che la realizzazione di uno “Zelda Maker” non fosse nei piani del team di sviluppo, indubbiamente una migliore gestione delle creazioni realizzate sarebbe stata più interessante e si sarebbe, indubbiamente, rivelata un valore aggiunto di questo remake di The Legend Of Zelda Link’s Awakening.  

L’arte nella tecnica

Addentrandoci nell’analisi del comparto tecnico e artistico di The Legend Of Zelda Link’s Awakening ci sembra indispensabile iniziare dal frame rate del titolo, per andare a diradare, e possibilmente chiarire, tutte le questioni che si sono generate nelle scorse settimane. La nuova produzione del Team Grezzo si muove a 60 fps sia in modalità Handheld che Docked, con un frame rate che si va a dimezzare ogniqualvolta che s’innesca una specifica condizione all’interno della mappa principale. L’aver optato per un’esplorazione priva di transizioni della mappa di gioco, non ha, difatti, comportato l’abbandono della struttura a celle, ma solo l’eliminazione di queste ultime nei passaggi fra un settore e l’altro, creando l’illusione nel giocatore di ritrovarsi all’interno di un ambiente unico nel quale far muovere il piccolo Link. Basta un minimo di attenzione per notare che i nemici, gli arbusti e tutti gli elementi interattivi si ripresentano nella loro posizione originaria se ci si allontana da una zona per qualche secondo. 

Il mondo di gioco di The Legend Of Zelda Link’s Awakening, quindi, non viene caricato tutto in un’unica soluzione ma, come in origine, zona per zona. Questo comporta che l’eliminazione delle transizioni, a favore di un’esplorazione più fluida, porti il titolo a caricare le aree circostanti a dove è posizionato Link costantemente, facendo incappare il giocatore in un dimezzamento netto del frame rate (che passa istantaneamente da 60 fps a 30 fps) per una manciata di secondi nei momenti in cui, precedentemente, era prevista una transizione. Questo calo del frame rate, per quanto sia percettibile e disorientante, però non va a inficiare per nulla l’esperienza finale, limitandosi a rallentare per un paio di secondi l’azione di gioco durante i passaggi fra un’area e l’altra della mappa. Non pensiamo che, al momento, sia prevista alcuna patch correttiva in quanto questo fattore deriva dalla concezione stessa della mappa di gioco, ma possiamo rassicurarvi che, per quanto sia un difetto tecnico, non andrà a influire negativamente sulla fruizione di The Legend Of Zelda Link’s Awakening.

Una volta affrontato lo spinoso argomento del “frame rate-gate” di The Legend Of Zelda Link’s Awakening, possiamo, tranquillamente, affermare di trovarci di fronte a uno dei titoli più belli, esteticamente parlando, presenti su Nintendo Switch. Il peculiare stile con cui sono stati rimodellati personaggi e ambienti, che tanto fece discutere al momento della sua presentazione, é in realtà perfettamente in linea con la storia narrata dal titolo riuscendo a rendere persino meno straniante l’iconica cinematica introduttiva in stile anime giapponese. L’aspetto simil-diorama, realizzato dal Team Grezzo per dare nuova vita all’opera di Takashi Tezuka, é uno spettacolo per gli occhi grazie a una cura dei dettagli certosina unita a una realizzazione tecnica di prim’ordine. I modelli poligonali dei vari personaggi sono ricchi di dettagli e resi vivi da una serie di animazioni facciali in grado di renderli espressivi anche attraverso il minimale stile con cui sono realizzati. L’illuminazione degli ambienti, così come la realizzazione del fuoco e dell’acqua, offrono un colpo d’occhio incredibilmente naturale e convincente. 

In definitiva, il peculiare stile artistico scelto per il remake di The Legend Of Zelda Link’s Awakening, convince pienamente. In più di un frangente, specialmente nelle abitazioni dei vari abitanti che popolano l’isola di Koholint, abbiamo realizzato quanto la direzione artistica intrapresa da Nintendo si riveli perfetto per il titolo. Uno stile diverso, magari derivato da capitoli come The Phantom Hourglass, mal si sarebbe sposato con l’opera di Tezuka e, indubbiamente, questa nuova versione di Link potrà tranquillamente affiancarsi alle varianti “Toon” e “Kid” rese celebri dai titoli precedenti. Se proprio dovessimo muovere una critica, totalmente soggettiva, al comparto artistico di The Legend Of Zelda Link’s Awakening sarebbe verso lo stile grafico scelto per il titolo. Per quanto sia comprensibile che Breath Of the Wild abbia segnato una nuova pagina per il brand, la storia di questa intramontabile saga ci insegna che ogni titolo può essere un’avventura, e un’esperienza, univoca, non condizionata da regole precise o da stili grafici ben definiti. Usare lo stesso font scelto per il precedente titolo, per quanto comprensibile a livello di marketing, potrebbe fuorviare l’utenza facendo pensare di trovarsi, erroneamente, di fronte a un seguito del mastodontico titolo uscito nel 2017.

The Legend Of Zelda Link’s Awakening nel 2019

Giungendo al termine di questa lunga analisi, dobbiamo, finalmente, rispondere al quesito più importante: ha senso riproporre The Legend Of Zelda Link’s Awakening nel 2019? Alla fine stiamo parlando di un titolo isometrico, scandito da meccaniche di gioco semplici e costellato da alcune limitazioni derivate da un periodo videoludico oramai lontano. Tutti elementi che, se confrontati con il precedente Breath Of The Wild, parrebbero come un imponente passo indietro. La verità, così come la risposta alla domanda posta in apertura, risiede nella natura stessa della trentennale saga di Zelda che, nel corso delle sue numerose iterazioni, si é sempre voluta mostrare libera da qualsivoglia vincolo, offrendo epsreinze sempre diverse e non connesse per forza fra di loro. Se, inoltre, si pensa al periodo “di stanca” che la saga ha accusato nel momento in cui ha voluto riproporre le stesse meccaniche di gioco troppo a lungo, viene da se che fare un paragone diretto con Breath Of the Wild sia l’errore più grosso che si possa fare in questo specifico contesto.

Se, quindi, un remake 1:1 di The Legend Of Zelda Link’s Awakening non avrebbe avuto senso nel 2019, per via delle sue limitazioni tecniche e di alcune meccaniche di gioco oramai vetuste, è indubbio che l’operazione messa in piedi dal Team Grezzo riesca a offrire un prodotto che, seppur per meriti diversi rispetto a quel lontano 1993, si rivela ancora oggi essere la quintessenza degli Zelda isometrici. Il remake di The Legend Of Zelda Link’s Awakening non vuole essere una semplice celebrazione ma, assieme al peculiare Cadence of Hyrule e al mastodontico Breath Of The Wild, vuole mostrare, alle vecchie e nuove generazioni videoludiche, la poliedricità di questa intramontabile saga. 

The Legend Of Zelda Link’s Awakening – Nintendo Switch

Il classico per Game Boy The Legend of Zelda Link’s Awakening rinasce su Nintendo Switch con un comparto grafico completamente ricostruito in un peculiare stile artistico. Questa nuova versione dell’avventura include tuitti gli elementi unici presenti nel gioco originale per Game Boy, con l’aggiunta di alcune innovazioni atte ad attualizzarlo per le generazioni di videogiocatori di oggi.

9
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Verdetto

Condensare la valutazione di una produzione come il remake di The Legend Of Zelda Link’s Awakening, con un semplice voto é, a tratti, svilente nei confronti dell’opera stessa. La cura con cui il Team grezzo ha lavorato per attualizzare un prodotto di oltre due decadi fa, mantenendone inalterata l’essenza e migliorandone sostanzialmente ogni aspetto, merita, senza alcuna remora, di consigliarne caldamente l’acquisto a chiunque possieda una Nintendo Switch. Il valore aggiunto del ritrovarsi di fronte a uno degli Zelda isometrici migliori mai realizzati, inoltre, non fa che avvalorare il nostro consiglio. Ovviamente per chiunque abbia “divorato” il titolo l’originale, la valutazione può tranquillamente aumentare di mezzo punto, così come chi si è affacciato all’universo di Link con Breath Of The Wild potrebbe considerarlo un titolo meritevole di una voto leggermente minore. La sua capacità di rivelarsi inattaccabile dallo scorrere inesorabile del tempo, unita a una realizzazione tecnica e artistica di tutto punto, fanno, però, guadagnare a The Legend Of Zelda Link’s Awakening la nostra onorificenza più alta, inserendolo fra i titoli imprescindibili usciti in questo sorprendente 2019.

Pro

- Comparto artistico sopraffino.
- Gameplay immediato e senza tempo.
- I nuovi contenuti sono introdotti in maniera intelligente, senza alterare l'esperienza originale.

Contro

- Frame Rate che si dimezza, per qualche istante, durante le transizioni sulla mappa principale.
- La modalità per costruire i labirinti personalizzati poteva essere realizzata con maggiore cura.