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The Medium | Recensione della prima, vera, prova di Xbox Series X

Ci sono alcune tipologie di videogiochi che, da sempre, si pongono un solo obiettivo, ben definito, che vada a soddisfare le esigenze di un’utenza specifica. Basti pensare alle produzioni sportive, ai picchiaduro o ai simulatori, tutte tipologie di giochi che non possono, e non devono, piacere alla totalità degli utenti ma che, comunque, riescono a raggiungere l’eccellenza nel loro genere. Con le produzioni dove la storia è una parte integrante del progetto, però, questa distinzione fa sempre fatica a emergere completamente, vittima di un’utenza più ampia che generalmente interpreta erroneamente questa tipologia di giochi, pensando di ritrovare sempre quel connubio fra azione e narrazione che non può, e non deve, essere una costante. Bloober Team, lo studio di sviluppo dietro a The Medium, si è posto un solo, importante, obiettivo con la sua ultima produzione: racontare una storia e farlo nel migliore dei modi possibile.

The Medium

Questa precisazione risulta indispensabile per comprendere cosa sia The Medium. La nuova produzione del Bloober Team, infatti, non è un survival horror, né un walking simulator, né tantomeno un action ma la perfetta, e complessa, unione fra un Thriller e una Ghost Stories, capace di mostrare non solo le capacità maturate dal team di sviluppo ma, soprattutto, la loro enorme conoscenza di un genere che meriterebbe maggiore attenzione. Il risultato finale non piacerà a tutti, e siamo certi che non rispetterà nemmeno le aspettative di molti amanti del genere horror, ma questo non è assolutamente da considerarsi un aspetto negativo, in quanto il coraggio mostrato dagli sviluppatori ha permesso a The Medium di rivelarsi una delle prime sorprese di questo 2021, oltre che un’ottima esclusiva per Xbox Series X|S.

The Medium

Venimmo, vedemmo…

Raccontarvi troppi elementi della trama di The Medium sarebbe un errore imperdonabile. Il comparto narrativo improntato come un thriller, infatti, porterà il giocatore a comprendere ogni piccolo dettaglio, sciorinato durante la totalità del gioco, nelle fasi finali dell’avventura di Marianne. Questo comporta che anche un singolo, e apparentemente insignificante, appunto, rinvenuto su un foglio di carta nelle prime fasi dell’avventura, troverà il suo posto all’interno del mosaico narrativo, con l’incedere degli eventi. The Medium, difatti, non lascia nulla al caso. Ogni collezionabile, documento o eco, servirà a comprendere meglio la totalità degli eventi che ruotano attorno alla storia di Marianne e l’ottima implementazione di questi elementi, all’interno della struttura narrativa, fa si che se anche il giocatore non non li reperirà tutti durante un walkthrough, la storia rimarrà comunque perfettamente comprensibile.

The Medium

Per darvi comunque un minimo accenno della trama, The Medium è ambientato nella Polonia di fine anni 90 e tratta la storia di Marianne, una ragazza con il potere di vivere,  allo stesso tempo, all’interno del mondo reale e di quello spirituale. Un dono, o una maledizione come più volte sostenuto dalla ragazza, che le permette di comunicare con gli spiriti dei defunti e aiutarli a passare, serenamente, nell’aldilà. Un giorno, però, la telefonata di un uomo misterioso ne rivoluzionerà la già angosciata esistenza, portandola a rispondere a una richiesta di aiuto all’interno di un vecchio resort abbandonato, all’interno del quale gli eventi prenderanno una piega inaspettata. Un incipit che potrebbe sembrare molto banale ma che grazie a un ritmo della narrazione che non lascia nulla al caso, riesce a catturare l’attenzione per le circa 15 ore necessarie per arrivare ai titoli di coda, completando tutti e 39 gli obiettivi disponibili nel gioco.

The Medium

The Medium, e questo è un aspetto importante da chiarire, non punta sulla elevata rigiocabilità. Il focus principale, difatti, è narrare una storia ricca di colpi di scena che racconta dei suoi protagonisti, non solamente attraverso le vicende di Marianne ma, soprattutto, attraverso gli oggetti con cui la protagonista entrerà in contatto. Non è una produzione che spinge il giocatore a raggiungere rapidamente i titoli di coda ma un titolo che sprona il giocatore, attraverso un’ottima alchimia fra narrazione, gameplay e regia, a cercare maggiori indizi su quanto è successo attorno a Marianne, portandolo a compiere le deduzioni tipiche dei thriller, accompagnate da un’atmosfera ansiogena e ricolma di disagio.

Come anticipavamo poc’anzi, The Medium rifiuta l’utilizzo di, ridondanti, Jump Scare per spaventare il giocatore, lasciando la gestione dell’ “effetto paura” alle atmosfere che si andranno a creare fra tagli di camera, silenzi opprimenti e armonie dissonanti. L’ansia generata da The Medium raramente arriva dagli aspetti soprannaturali trattati nella storia, né tantomeno dal temibile “Fauci”, una creatura che in taluni momenti braccherà la protagonista. L’ansia, e il conseguente disagio, in The Medium saranno generati, esclusivamente, dalla nostra testa, nel momento in cui realizzeremo gli orrori di cui è capace l’essere umano.

The Medium

Tra la vita e la morte

Sorge, però, una domanda spontanea: come si può stratificare il gameplay di un horror/thriller, evitando meccaniche action/survival, senza sfociare nel banale “film interattivo”? Semplicemente prendendo ispirazione dai migliori esponenti del genere, per cucire differenti meccaniche di gioco in base agli eventi che si vogliono raccontare. Ecco, quindi, che i primi momenti spesi assieme a The Medium potrebbero rivelarsi stranianti, quasi come se ci si trovasse di fronte a una produzione di quella fine degli anni 90, in cui le vicende prendono forma.

The Medium

Telecamera fissa, movimenti lenti, interazioni ambientali costanti… tutto sembra rimasto a un’epoca lontana, dove i vari capitoli di Resident Evil dettavano legge nella scena horror videoludica. Bastano pochi minuti, però, per comprendere che the Medium non è una pallida copia… ma molto di più. Appena vi verrà dato il primo assaggio della gestione delle due realtà in cui la protagonista si potrà spostare, tutto assumerà dei contorni differenti e diventerà chiaro come il gameplay verrà, più volte, piegato alla narrazione.

The Medium

Le meccaniche di gioco più frequenti in The Medium saranno quelle di stampo esplorativo/investigativo. Si gira negli ambienti di gioco, si reperiscono indizi, si trovano oggetti e si risolvono enigmi ambientali. Il tutto per poter fare luce sui vari misteri che, di volta in volta, si aggiungeranno all’intricata trama del gioco. A smuovere queste meccaniche, apparentemente poco dinamiche, intervengono però due elementi molto importanti: l’interattività degli oggetti e le intersezioni fra le due realtà in cui Marianne potrà muoversi. La prima caratteristica, molto semplicemente, consiste nello sfruttare le capacità psichiche della protagonista per rinvenire le tracce spirituali che si celano dietro agli oggetti o ricostruire eventi del passato entrando in contatto con essi. Si tratta di iterazioni molto basiche ma che, unite alla visuale di gioco che si sposterà in prima persona ogniqualvolta esamineremo qualcosa, aumentano considerevolmente l’immersione del giocatore e l’ansia che si creerà in lui.

Il secondo elemento, invece, è molto più peculiare e prevede una costante renderizzazione di entrambe le realtà durante le fasi di gioco. Questa peculiare soluzione, ha permesso agli sviluppatori di espandere maggiormente le meccaniche di esplorazione e risoluzione degli enigmi permettendo al giocatore di vedere in tempo reale come le azioni svolte in una realtà, vadano a influenzare l’altra. Per gestire due mondi di gioco in questa maniera, però, gli sviluppatori di The Medium si sono appoggiati a soluzioni diverse onde evitare di rendere troppo confusionaria l’esperienza finale: in taluni frangenti si genererà uno split screen che vedrà entrambe le Marianne muoversi in perfetta sincronia dentro a due ambienti di gioco diversi ma connessi; mentre la seconda soluzione prevede il separare completamente le fasi tra le due realtà, con meccaniche di gioco specifiche per i differenti mondi di gioco. Ecco quindi che ci si potrà ritrovare a fronteggiare un enigma che richieda di vedere entrambe le realtà allo stesso momento, per poter interagire in tempo reale sugli ambienti, così come accadrà che ci si troverà costretti a passare costantemente fra i due mondi per raggiungere un posto, o un oggetto, apparentemente inaccessibile.

The Medium

Come accennavamo poc’anzi, anche i controlli di Marianne varieranno in base alla realtà in cui si troverà. In ambo i mondi la protagonista potrà correre, arrampicarsi, interagire con gli ambienti e usare l’intuizione per analizzare le aree alla ricerca di indizi soprannaturali. Nel mondo ultraterreno, però, potrà anche generare esplosioni di luce, o ergere uno scudo spirituale, non solamente per risolvere gli enigmi che si dipaneranno nel corso dell’avventura ma anche per contrastare le minacce che le si pareranno davanti. The Medium, infatti, non si basa solo sull’esplorazione e sull’investigazione ma alterna queste situazioni a momenti in cui sarà necessaria una buona dose di acume per poter sopravvivere alle minacce del mondo ultraterreno.

I poteri di Marianne, infatti, necessitano di energia spirituale per essere utilizzati, la quale si troverà in specifiche “fontane” che andranno prima rinvenute negli ambienti di gioco. Se, ad esempio, saremo braccati dal temibile Fauci, potremmo usare un’ esplosione di luce per dissolverlo momentaneamente, in modo da poter proseguire senza rischi. Per farlo, però, dovremmo avere un quantitativo sufficiente di energia, senza la quale potremmo solo affidarci agli ambienti di gioco per nasconderci e non farci scoprire. Alla stessa maniera lo scudo spirituale servirà per oltrepassare i fitti sciami di falene, le quali annienteranno la nostra protagonista al minimo contatto.

The Medium

Le fasi maggiormente dinamiche di The Medium, quindi, oltre a riportare alla mente la gestione delle fonti di luce di Alan Wake, e l’ansia dell’essere braccati della serie Siren, riescono nell’intento di mantenere vivo l’elemento deduttivo che permea le fasi esplorative del titolo, richiamando il giocatore a studiare gli ambienti in maniera rapida, e precisa, onde evitare di incappare in spiacevoli game over. Bisogna dire che, comunque, la difficoltà generale della produzione non è mai tarata verso l’alto garantendo, anche ai meno affini al genere, la possibilità di oltrepassare ogni parte dell’avventura dopo qualche tentativo.

The Medium

Resta comunque una produzione dal gameplay molto compassato, che mostra il fianco al tedio solamente in brevi momenti, maggiormente narrativi, eccessivamente votati al walking simulator. Indubbiamente non piacerà a tutti, ed è giusto che sia così, ma riesce nell’arduo intento di offrire un’esperienza di gioco differente e coraggiosa, merce rara in un periodo come quello attuale, dove si cerca, costantemente, un favore di pubblico plurilaterale.

Benvenuti nell’aldilà

Analogamente a come vengono gestiti gli sviluppi della trama, anche il comparto artistico di The Medium è un fitto mosaico dove tutte le caselle si incastrano meticolosamente per ricreare nel giocatore un’ansia costante e un disagio latente che si protragga oltre il termine della sessione di gioco. Privare il giocatore della gestione diretta della telecamera, che solo in piccoli momenti seguirà direttamente le azioni di Marianne, è solo uno dei numerosi elementi di questa formula vincente. La scelta di spostare la visuale in prima persona durante le analisi degli ambienti di gioco, infatti, favorisce la possibilità di offrire al giocatore scorci delle aree volutamente aperti, quasi a voler far percepire una costante presenza di elementi avversi e oppressivi, così come la grana fitta, e sporca, simulata dall’effetto grafico che si attiva quando useremo l’intuizione, è perfettamente studiata per illudere il giocatore di vedere cose non presenti realmente negli ambienti che sta esplorando.

The Medium

Ma sono i piccoli dettagli che rendono, realmente, opprimente il comparto artistico di The Medium. Il design, volutamente, anonimo delle entità ultraterrene che Marianne dovrà aiutare, si scontra con i dettagli distribuiti sui loro corpi che, alla stregua di insegnanti muti, fanno risaltare maggiormente gli orrori che hanno subito in vita. Alla stessa maniera le fredde, e autunnali, tinte del mondo ultraterreno rendono ridondanti le ambientazioni, scegliendo di stupire il giocatore con una mole di piccoli, e maggiormente esplicativi, dettagli, rispetto al lasciarlo a bocca aperta con panorami esasperati da elementi di contorno. Le musiche, composte dall’immenso Yamaoka, si riducono a brevi intermezzi sensoriali che vanno a rompere un costante, e opprimente, silenzio accompagnato solo da un comparto di effetti sonori di prim’ordine. A completare il tutto troviamo la voce di Fauci, a opera dell’immenso Troy Baker, che con le sue costanti modulazioni di tono, farà trasalire il giocatore, in un insieme di brividi e angoscia, ogniqualvolta la creatura si paleserà di fronte a noi.

The Medium

The Medium su Xbox Series X

Inutile girarci attorno, il fatto che The Medium sia la prima esclusiva di Microsoft, per quanto riguarda il settore console, disponibile solamente su Xbox Series X, e Series S, è stato uno dei maggiori catalizzatori dell’attenzione mediatica verso la nuova creazione di Bloober Team. Un elemento curioso considerando che si parla di una produzione, come definita dagli stessi sviluppatori, doppia A. Resta comunque un gioco realizzato con la giusta cura per il comparto tecnico e in grado da fare da “antipasto” a cosa ci si potrà aspettare sulla nuova ammiraglia Microsoft.

The Medium

Cominciando subito dalle, noiose, liste di tecnicismi, The Medium offre una risoluzione di 4K (1080p su Xbox Seris S) e un frame-rate ancorato a 30 fps, una scelta, a detta degli sviluppatori, dettata dal taglio stilistico della loro opera e dalla complessità nel renderizzare simultaneamente due mondi di gioco costantemente. Il ray Tracing è attivo solo su Xbox Series X, con riflessi in alta definizione e una gestione delle luci davvero notevole. I modelli poligonali dei personaggi sono tutti ben curati nei dettagli anche se presentano un plateau di animazioni non sempre armoniose e naturali.

The Medium

Nella versione da noi testata, abbiamo notato alcune sbavature tecniche in termini di stutter, durante alcuni cambi di camera in situazioni ricche di effettistica, e di alcune giunzioni fra i brani musicali effettuate sommariamente e che, quindi, tendono a rompere l’atmosfera pregna di tensione, creatasi fino a quel momento. I caricamenti sono discretamente rapidi (ci attestiamo sulla soglia dei 13/15 secondi dal menù di avvio a quando ci ritroveremo all’ultimo checkpoint) e si limitano alla schermata di avvio e a quando dovremmo ricaricare un salvataggio in seguito a un game over.

The Medium

Abbiamo, però, notato alcune texture che, sporadicamente, venivano caricate in ritardo ma non ci troviamo di fronte a nulla di eclatante o che infici l’esperienza finale. In definitiva, The Medium sfrutta alcune astuzie tecniche per offrire delle visioni d’insieme che “urlano Next Gen” da ogni pixel, riuscendo a sembrare il più “Tripla A delle produzioni indipendenti” riproponendo le stesse sensazioni che ci diede, a suo tempo, Hellblade: Senua’s Sacrifice. Un’ottima localizzazione in Italiano dei testi, infine, si pone come la classica ciliegina sulla torta di una produzione che riesce, finalmente, a consacrare le qualità di Bloober Team.

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The Medium – Xbox Series X


The Medium è, a mani basse, una delle migliori esperienze thriller/horror, da qualche anno a questa parte. Una storia intricata, e legata a doppio filo alle meccaniche di gioco di stampo esplorativo/investigativo, si mescola a un gameplay peculiare e cucito addosso alla narrativa del titolo. Evitando qualsivoglia "comfort zone" offerta da jump scare, e dinamiche survival, la nuova produzione di Bloober team riesce a generare un'angoscia costante nel giocatore oltre a lasciarlo con un latente sentore di disagio, anche ore dopo aver terminato le sessioni di gioco. Non è, sicuramente, un titolo che piacerà a tutti, ed è giusto così perché The Medium vuole, prima di tutto, immergerci in una storia, raccontandocela nel migliore dei modi possibile. Le scelte di gameplay, quindi, potrebbero far storcere il naso a chi cerca esperienze meno compassate e riflessive mentre farà la gioia di chi ha apprezzato produzioni quali Alan Wake o Siren. Un comparto artistico di prim'ordine, infine, completa quella che può essere considerata la "prova della maturità" per i ragazzi di Bloober Team, il cui risultato non viene scalfito nemmeno dalle piccole sbavature tecniche presenti. Se siete fan del genere, quindi, non lasciatevelo sfuggire, se, invece, non siete convinti ma avete un abbonamento al Game Pass, il nostro consiglio è di dargli, comunque, un'opportunità... non ne rimarrete delusi.

Pro

  • Comparto narrativo ben confezionato e ricco di colpi di scena.
  • Taglio registico d'impatto e funzionale.
  • Gameplay compassato ma mai tedioso.
  • Comparto artistico di estrema qualità.
  • Alcune meccaniche di gioco davvero interessanti.

Contro

  • Alcune sbavature tecniche.
  • In brevi momenti sfocia eccessivamente nel walking simulator.
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