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Xbox Series X | Recensione, la console più potente di sempre

Xbox Series X
Processore
8 core Zen 2 - 3,8 GHz
Processore Grafico
12 TFLOPS, 52 CU a 1.825 GHz - RDNA 2
Archiviazione
1 TB SSD
Lettore
4K UHD Blu-ray
Connettività
WiFi 5 - Ethernet
Pagina 1: Xbox Series X | Recensione, la console più potente di sempre

Power Your Dreams

Xbox Series X è arrivata. Finalmente dopo mesi di diatribe, chiacchiere e voci di corridoio, la console di nuova generazione di casa Microsoft si appresta a giungere nei negozi e nelle case di tutto il mondo il prossimo 10 novembre 2020.

Dopo una generazione alquanto altalenante, anche a causa di una partenza di Xbox One piuttosto problematica sotto il profilo della comunicazione, Phil Spencer ha preso in mano la situazione e intrapreso una strada indirizzata a fare breccia nel pubblico dei videogiocatori, rialzando il valore del brand e dando vita a un ecosistema destinato a cambiare, per sempre, il mondo del gaming moderno.

Con la nascita di Xbox Game Pass, la usa espansione con xCloud e i nuovi studi first party, che tra i tanti comprendono anche tutte le software house di Zenimax, Xbox si trova ora in una condizione ben diversa rispetto a quella del 2013. Il futuro è, infatti, tutto da scrivere e, indubbiamente, roseo.

I numeri di vendita delle console, dapprima fondamentali, diventano ora solo un granello di polvere in mezzo ai milioni di utenti che ogni giorno si iscrivono a xCloud, Xbox Game Pass e a tutti i servizi atti a divenire uno standard per tutti i giocatori. Phil Spencer ha quindi pensato ad un mondo gaming senza barriere, senza compromessi, dove ognuno può scegliere dove, come e quando giocare, senza costringere necessariamente ad acquistare una console per avvalersi di titoli quali Gears Of War, Halo, Fable o forza Motorsport.

Tuttavia, la console rimane un punto focale per la divisione. Xbox è, e sarà sempre, vista come un simbolo dedicato alle piattaforme da salotto, un’icona che faccia trasparire potenza e innovazione (There’s No Power Greater Than X), concetti da sempre impressi nella mente di Microsoft come base di partenza nello sviluppo della propria macchina da gioco.

Recensione Xbox Series X

Questi pilastri sono stati mantenuti nell’idea, e nello sviluppo, della nuova console di nona generazione di Microsoft, Xbox Series X. Con lei, nelle ultime settimane, abbiamo passato giornate impegnative, mettendola sotto torchio in svariate occasioni, analizzando e testando tutto ciò che potrebbe essere utile, ed essenziale, per fornirvi un quadro completo sulle sue performance, le sue qualità e anche le possibili criticità della console next-gen del Colosso di Redmond.

Come è giusto che sia, vi diciamo subito che quella che troverete il 10 novembre non è solo la console, attualmente, più potente sul mercato ma anche una macchina che rispetta tutte le premesse qualitative di design, temperature e consumi, confermandosi come la migliore Xbox mai realizzata da Microsoft. Un vero gioiello.

Specifiche Tecniche

Xbox Series X compie un passo in avanti notevole, dal punto di vista delle specifiche tecniche, rispetto a Xbox One e Xbox One X ma la differenza principale riguarda l’architettura completamente rinnovata, che introduce RDNA 2 per la GPU, ZEN 2 per la CPU e, ovviamente, l’SSD NVMe, che garantisce tempi di caricamento drasticamente ridotti rispetto al passato.

Durante la sua progettazione, Microsoft ha preso spunto dalle proprie competenze in ambito PC, dando vita ad una motherboard molto particolare, divisa in due parti per migliorare non solo la dissipazione del calore ma anche le performance generali. La RAM, da 16 GB GDDR6 – di cui 13,5 GB solo per i giochi -, è stata divisa in due parti: 10 GB, con una larghezza di banda di 560GB/s, sono indirizzati come supporto alla GPU, mentre 6 GB, con una larghezza di banda di 336 GB/s, sono tutti per la CPU. In questo modo, stando all’azienda di Redmond, i giochi verrebbero ottimizzati molto meglio e con minore fatica.

Recensione Xbox Series X

La GPU RDNA 2 da 12 TFLOPS, 52 CU a 1825 MHz è decisamente importante, soprattutto se si considera che il ray tracing in tempo reale verrà gestito via hardware dalle doppie unità di elaborazione (DCU), con il supporto esclusivo delle API, Microsoft DirectX Raytracing.

L’architettura RDNA 2, inoltre, supporta altre tecnologie come il VRS (Variable Rate Shading) e il VRR (Variable Refresh Rate). Il primo consente di aumentare l’efficienza della GPU, concentrando l’operato degli shader dove c’è né più bisogno e riducendo il lavoro nelle aree dove non è necessario. Il secondo è, invece, presente grazie all’HDMI 2.1, che permette ai display compatibili di eseguire un refresh dell’immagine alla stessa velocità del render della console, in maniera tale da eliminare il tearing, aumentare la fluidità e ridurre la latenza generale.

Il vero passo in avanti è però la CPU. Abbracciando finalmente i Ryzen con ZEN 2, viene offerta la possibilità di realizzare mondi più complessi, intelligenze artificiali migliori e scelte di design, indubbiamente, più coraggiose. Xbox Series X monta una CPU da 8 core a 3,8 GHz (3,6 GHz con SMT), che insieme alla GPU, analizzata poc’anzi, vanno a formare una delle APU più grandi mai realizzate, con un DIE da 360,45 mm2.

Possiamo dire addio anche ai tempi di caricamento infiniti, grazie all’introduzione di un SSD NVMe custom da 1 TB con Throughput I/O da 2,4 GB/s in raw e 4,8 GB/s in modalità compresso. La memoria d’archiviazione disponibile per i giochi è di 820 GB, che può essere espansa con una cartuccia proprietaria SSD NVMe, la quale viene inserita nella parte posteriore della console. Una scelta particolarmente originale e intuitiva, considerando che si tratta di una soluzione plug & play. Tuttavia bisogna sottolineare che si tratta di una decisione che costringe il consumatore ad acquistare cartucce proprietarie, con prezzi più alti rispetto ai normali SSD NVMe. Per chi volesse, comunque, la console predispone il supporto per gli hard disk esterni 3.1 utilizzabile, però, solamente per avviare i videogiochi retrocompatibili (Xbox, 360 e One) o per spostare i titoli che non vengono utilizzati sovente in modo da evitare lunghi download ogni volta che vi si vuole rigiocare. Spostare un gioco dal SSD interno a un HDD esterno non impegnerà più di un dieci/quindici minuti (tempistica che varia in base alla tipologia di Hard Disk utilizzato), un tempo tutto sommato ragionevole se non si volesse optare, fin dai primi mesi, per l’acquisto di un SSD proprietario.

Recensione Xbox Series X

L’SSD sfrutta l’Intelligent Delivery e l’Hardware Decompression. Il primo permette di scegliere di installare solo determinate parti di gioco, come il single player o il multiplayer, mentre il secondo è una componente hardware necessaria per ridurre lo spazio dei giochi su SSD. Per farvi un esempio, Gears 5, con tutti i miglioramenti next-gen, pesa 75,2 GB contro gli oltre 80 necessari su Xbox One X. Un risultato, tutto sommato, elogiabile.

Xbox Series X sfrutta, inoltre, ulteriori tecnologie che confermano, non che ce ne fosse bisogno, l’innovazione alla base di questa console. Tra le tante citiamo il DirectStorage, una funzione che arriverà anche su Windows prossimamente e che permette di moderare il consumo della CPU in background. Il SFS (Sampler Feedback Streaming), una caratteristica che permette ai giochi di caricare sulla memoria solo le porzioni di texture necessarie per una determinata scena e, infine, il DirectML una componente di DirectX, che permette il Machine Learning per i giochi con DirectML, migliorando per esempio l’I.A. o permettendo animazioni più realistiche, magari migliorando la qualità grafica complessiva. Un esempio di questo tipo lo possiamo trovare nell’introduzione dell’HDR automatico per i giochi che non lo dispongono nativamente, il tutto senza nessun tipo di lavoro addizionale da parte degli sviluppatori.

Tutte queste tecnologie, unite insieme, danno vita alla Xbox Velocity Architecture, una nuova architettura brevettata da Microsoft che consente una serie di approcci completamente nuovi nei videogiochi, tra cui il Quick Resume, di cui vi parleremo nelle prossime pagine.

Piccola parentesi per l’audio, dove Xbox Series X sfrutta il Project Acoustics e lo Spatial Audio. Il primo è un brevetto su cui Microsoft lavora da più di 10 anni, il quale permette di creare dei modelli fisici della propagazione del suono nei videogiochi, perfetto per realizzare effetti sonori complessi. Il secondo, invece, integra un audio in 3D più preciso, con supporto completo a DST:X, Windows Sonic e il Dolby Atmos. Infatti, Series X sfrutta un hardware custom dedicato, per eliminare quasi del tutto il carico sulla CPU.

Recensione Xbox Series X

Dal punto di vista della connettività e delle porte presenti, Xbox Series X non supporta il WiFi 6, il Bluetooth e abbandona l’uscita ottica. In totale, Xbox Series X è composta da tre porte USB A 3.2, una posta nella parte frontale, poco sotto al tasto per la sincronizzazione di controller e accessori vari, e le restanti nella parte posteriore, dove sono presenti anche le porte di alimentazione, HDMI 2.1 e, come già detto, lo slot espansione SSD.

Dopo la settima generazione, finalmente torniamo ad avere una console performante e innovativa, capace di garantire prestazioni eccellenti e talvolta, persino sorprendenti. Insomma, i presupposti sono senz’altro di tutt’altro livello rispetto al passato e questo non è un bene solo per Xbox ma anche per tutto il mercato dei videogiochi, dove gli sviluppatori avranno delle basi più solide su cui lavorare, senza dover necessariamente scendere a compromessi a causa di hardware che invecchiano troppo precocemente. Di sicuro siamo di fronte a una console che, dal punto di vista prestazionale, promette davvero grandi cose e che mostra quanto Microsoft abbia svolto un lavoro davvero incredibile dal punto di vista tecnico.

Design

Per quanto riguarda il design ci sono da fare due considerazioni, una soggettiva e una oggettiva. La parte soggettiva riguarda l’estetica, Xbox Series X è una macchina che si avvicina tantissimo all’idea di case ITX dei PC, di conseguenza è un tipo di design che può piacere oppure no e il tutto rimane un, mero, parere personale. In verticale la piattaforma si dimostra solida e statuaria, in soggiorno è elegante mentre in una camera, invece, perde un po’ della sua presenza.

La stessa può essere posizionata sia in verticale – sua posizione originale – sia in orizzontale, tramite dei piedini di gomma posti nei quattro lati del fianco dentro. Dobbiamo ammettere che in quest’ultima disposizione, Xbox Series X non ci ha pienamente convinto, anche a causa di un piedistallo alla base non rimovibile e ad un’estetica pensata per stare chiaramente in verticale. C’è anche da dire che il forte colore nero opaco lascia non poche ditate sulla scocca, ma è un problema relativo visto che, normalmente, una console viene toccata relativamente poco, una volta installata.

Recensione Xbox Series X

Ciò di cui possiamo parlare in maniera oggettiva, però, sono le sue dimensioni. Xbox Series X è decisamente compatta, con dimensioni 30.1 x 15.1 x 15.1 cm e peso di circa 4,5 KG. Parliamo di una macchina da gioco minimale, un monolite nero pensato per diventare invisibile in ogni salotto, con qualche accorgimento estetico, come la bellissima griglia superiore bucherellata dove ogni buco dispone di una piccola striscia verde, per creare un contrasto visivo in linea con i colori del tema Xbox.

Microsoft ha lavorato molto per far sì che la macchina sia facile da riparare – accedere all’hardware non è mai stato così semplice – e soprattutto evitare problemi nell’attacco della varia cavetteria. Ogni porta, infatti, è tattile. Cosa significa? In breve Microsoft ha realizzato le porte posteriori in maniera tale da essere facili da individuare con le dita, oltre ad averne impresso il nome in braille, senza dover girare la console per introdurre i cavi, un modo molto utile per non faticare durante l’installazione e mostrare, nuovamente, l’impegno riposto da Microsoft in termini di accessibilità.

Recensione Xbox Series X