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The Medium | Recensione della versione PlayStation 5

Ci sono alcune tipologie di videogiochi che da sempre si pongono un solo obiettivo, ben definito: soddisfare le esigenze di un’utenza specifica. Basti pensare alle produzioni sportive, ai picchiaduro o ai simulatori, tutte tipologie di giochi che non possono, e non devono, piacere alla totalità degli utenti ma che comunque riescono a raggiungere degli appassionati di uno specifico genere.

Il problema con le produzioni dove la storia è la protagonista del progetto, è che questa distinzione fa sempre fatica a emergere, vittima di un’utenza generalmente più ampia e che tende a categorizzare erroneamente questa tipologia di giochi in quel filone di produzioni “Tripla A”, comparandoli e giudicandoli a un genere di produzioni che non deve essere una costante nel mercato videoludico. Bloober Team, con The Medium, si è posto un solo, importante, obiettivo: racontare una storia e farlo nel migliore dei modi possibile.

The Medium

Questa precisazione risulta indispensabile per comprendere cosa sia The Medium. La nuova produzione del Bloober Team, infatti, non è un survival horror, né un walking simulator, né tantomeno un action ma la perfetta, e complessa, unione fra un Thriller e una Ghost Stories, capace di mostrare non solo le capacità maturate dal team di sviluppo ma, soprattutto, la loro enorme conoscenza di un genere che meriterebbe maggiore attenzione.

Il risultato finale non piacerà a tutti, e siamo certi che non rispetterà nemmeno le aspettative di molti amanti del genere horror, ma questo non è assolutamente da considerarsi un aspetto negativo, in quanto il coraggio mostrato dagli sviluppatori ha permesso a The Medium di rivelarsi una produzione in grado di spaccare a metà sia il pubblico che la critica.

Uscito lo scorso gennaio in esclusiva temporale per Xbox Series X|S, dopo poco più di otto mesi The Medium arriva anche su PlayStation 5, con una versione realizzata per enfatizzare le caratteristiche intrinseche del Dualsense di Sony in modo da aumentare l’immersione dei giocatori. Qualcosa però non è andato per il verso giusto in termini di ottimizzazione e il risultato finale, per quanto estremamente godibile, si dimostra qualitativamente inferiore rispetto alla controparte per Xbox Series X… ma andiamo con ordine.

The Medium

Tutto comincia con una bambina…

Raccontarvi troppi elementi della trama di The Medium sarebbe un errore imperdonabile. Il comparto narrativo, improntato come il più classico dei thriller soprannaturali, è pensato per far comprendere ogni piccolo dettaglio, sciorinato durante la totalità dell’intera esperienza, nelle fasi finali dell’avventura di Marianne. Questo comporta che anche un singolo e apparentemente insignificante appunto, rinvenuto su un foglio di carta nelle prime fasi dell’avventura, troverà il suo posto all’interno del mosaico narrativo, con l’incedere degli eventi.

The Medium, difatti, non lascia nulla al caso. Ogni collezionabile, documento o eco, servirà a comprendere meglio la totalità degli eventi che ruotano attorno alla storia di Marianne e l’ottima implementazione di questi elementi all’interno della struttura narrativa, fa si che se anche il giocatore non riuscirà a reperirli tutti durante un walkthrough, la storia principale rimarrà comunque perfettamente comprensibile, lasciando qualche dubbio esclusivamente su alcune figure secondarie.

The Medium

Volendovi dare comunque un minimo accenno della trama, The Medium è ambientato nella Polonia di fine anni 90 e tratta la storia di Marianne, una ragazza con il potere di vivere allo stesso tempo in due mondi paralleli: quello reale e quello spirituale. Un dono, o una maledizione come più volte sostenuto dalla stessa protagonista, che le permette di comunicare con gli spiriti dei defunti e aiutarli a passare serenamente nell’aldilà.

Un giorno, la telefonata di un uomo misterioso, ne rivoluzionerà la già angosciata esistenza portandola a rispondere a una richiesta di aiuto giunta da un vecchio resort abbandonato, all’interno del quale gli eventi prenderanno una piega inaspettata. Un incipit molto basilare e in linea con il genere di appartenenza ma che grazie a una scrittura incalzante, ricca di colpi di scena e che non lascia nessun dettaglio al caso, riesce a catturare l’attenzione per le circa 15 ore necessarie per arrivare ai titoli di coda.

The Medium

The Medium, ed è importante chiarirlo fino allo sfinimento, non punta sull’elevata rigiocabilità, ne tantomeno sull’intrattenere con meccaniche di gioco funamboliche. Il focus principale è quello di narrare una vicenda ricca di colpi di scena, una storia che si sofferma sovente nel raccontare i personaggi che ne popolano, o ne hanno popolato, il mondo di gioco attraverso gli oggetti con cui la protagonista entrerà in contatto.

Una produzione che non spinge mai sull’acceleratore, che non fa leva su delle dinamiche spiccatamente action e che, anzi, sprona il giocatore attraverso un’ottima alchimia fra narrazione, meccaniche di gioco e taglio registico, a esplorare il mondo di gioco con la dovuta calma, cercando maggiori indizi su quanto è successo nei luoghi che visiterà Marianne, portandolo costantemente a supporre, dedurre e a comprendere cosa si celi oltre alle note raccolte nei vari ambienti di gioco, accompagnato solamente da un’atmosfera ansiogena e disagiante.

The Medium

The Medium, infatti, rifiuta l’utilizzo di ridondanti Jump Scare per spaventare il giocatore, lasciando la totale gestione della paura alle atmosfere generate dai tagli di camera e dai silenzi opprimenti seguiti da improvvise armonie dissonanti. L’ansia generata da The Medium raramente arriva dagli aspetti soprannaturali trattati nella storia, né tantomeno dal temibile “Fauci”, una creatura che in alcuni momenti della storia braccherà la protagonista. Il costante senso di disagio viene generato esclusivamente dal modo in cui si presenta e si racconta l’universo di gioco, teatro degli orrori di cui è capace l’essere umano.

The Medium

Tra la vita e la morte

Sorge, però, una domanda spontanea: come si può stratificare il gameplay di un horror/thriller, evitando meccaniche action/survival, senza sfociare nel banale “film interattivo”? Semplicemente non si può! Ma si può prendere ispirazione dai migliori esponenti del genere, per cucire assieme delle meccaniche di gioco abbastanza varie da dare l’illusione che ci si sia riusciti… e in questo The Medium è un campione.

I primi momenti spesi assieme a The Medium potrebbero rivelarsi stranianti, quasi come se ci si trovasse di fronte a una produzione di quella fine degli anni 90 in cui le vicende prendono forma. Telecamera fissa, movimenti lenti, interazioni ambientali costanti… tutto sembra rimasto a un’epoca lontana. Bastano pochi minuti, però, per comprendere che the Medium è qualcosa di più di una pallida copia. Appena vi verrà dato il primo assaggio della gestione delle due realtà in cui la protagonista si potrà spostare, tutto assumerà dei contorni differenti e diventerà chiaro come il gameplay venga volutamente modellato dalla narrazione.

The Medium

Le meccaniche di gioco più frequenti in The Medium saranno quelle di stampo esplorativo e investigativo. Si gira negli ambienti di gioco, si reperiscono indizi, si trovano oggetti e si risolvono enigmi ambientali. Il tutto per poter fare luce sui vari misteri che, di volta in volta, si andranno a inserire nell’apparentemente incomprensibile arco narrativo. A smuovere queste meccaniche, apparentemente poco dinamiche, intervengono però due elementi molto importanti: l’interattività degli oggetti e le intersezioni fra le due realtà in cui Marianne potrà muoversi.

La prima caratteristica, molto semplicemente, consiste nello sfruttare le capacità psichiche della protagonista per rinvenire le tracce spirituali che si celano dietro agli oggetti o ricostruire eventi del passato entrando in contatto con essi. Si tratta di iterazioni molto basiche ma che, unite alla visuale di gioco che si sposterà in prima persona ogniqualvolta esamineremo qualcosa, aumentano considerevolmente l’immersione del giocatore e la conseguente ansia.

Il secondo elemento, invece, è molto più peculiare e prevede una costante renderizzazione di entrambe le realtà durante le fasi di gioco. Questa peculiare soluzione, ha permesso agli sviluppatori di espandere maggiormente le meccaniche di esplorazione e risoluzione degli enigmi permettendo al giocatore di vedere in tempo reale come le azioni svolte in una realtà, vadano a influenzarne l’altra.

Per gestire due mondi di gioco in questa maniera, però, gli sviluppatori di The Medium si sono appoggiati a soluzioni diverse onde evitare di rendere troppo confusionaria l’esperienza finale: in taluni frangenti si genererà un vero e proprio split screen che vedrà entrambe le Marianne muoversi in perfetta sincronia dentro a due ambienti di gioco diversi ma similari; la seconda soluzione, invece, prevede il separare completamente le fasi tra le due realtà, con meccaniche di gioco specifiche per i differenti mondi di gioco.

Ecco quindi che ci si potrà ritrovare a fronteggiare un enigma che richieda di vedere entrambe le realtà allo stesso momento, per poter interagire in tempo reale sugli ambienti, così come accadrà che ci si troverà costretti a passare costantemente fra i due mondi per raggiungere un posto, o un oggetto, apparentemente inaccessibile.

The Medium

I controlli di Marianne varieranno in base alla realtà in cui si troverà. In ambo i mondi la protagonista potrà correre, arrampicarsi, interagire con gli ambienti e usare l’intuizione per analizzare le aree alla ricerca di indizi soprannaturali. Nel mondo ultraterreno, però, potrà anche generare esplosioni di luce, o ergere uno scudo spirituale, non solamente per risolvere gli enigmi che si dipaneranno nel corso dell’avventura ma anche per contrastare le minacce che le si pareranno davanti.

The Medium, infatti, non si basa solo sull’esplorazione e sull’investigazione ma alterna queste situazioni a momenti in cui sarà necessaria una buona dose di acume per poter sopravvivere alle minacce del mondo ultraterreno. I poteri di Marianne, infatti, necessitano di energia spirituale per essere utilizzati, la quale si troverà in specifiche “fontane” che andranno prima rinvenute negli ambienti di gioco.

Se, ad esempio, saremo braccati dal temibile Fauci, potremmo usare un’ esplosione di luce per dissolverlo momentaneamente, in modo da poter proseguire senza rischi. Per farlo, però, dovremmo avere un quantitativo sufficiente di energia, senza la quale potremmo solo affidarci agli ambienti di gioco per nasconderci e non farci scoprire.

Le fasi maggiormente dinamiche di The Medium, oltre a riportare alla mente la gestione delle fonti di luce di Alan Wake, e l’ansia dell’essere braccati della serie Siren, riescono nell’intento di mantenere vivo l’elemento deduttivo che ne permea le fasi esplorative, richiedendo al giocatore di studiare rapidamente le ambientazioni, onde evitare di incappare in spiacevoli game over. Rimane indubbio che la difficoltà generale della produzione non è mai tarata verso l’alto garantendo, anche ai meno affini al genere, la possibilità di oltrepassare in scioltezza anche le fasi lievemente più complessse.

Resta comunque una produzione dal gameplay molto compassato, che mostra il fianco al tedio nei suoi momenti maggiormente narrativi o eccessivamente votati al walking simulator. The Medium non piacerà a tutti, ed è giusto che sia così, ma riesce nell’arduo intento di offrire un’esperienza coraggiosa, merce rara in un periodo come quello attuale, dove si cerca costantemente un apprezzamento plurilaterale da parte dell’utenza.

The Medium

Benvenuti nell’aldilà

Analogamente a come vengono gestiti gli sviluppi della trama, anche il comparto artistico di The Medium è un fitto mosaico dove tutte le caselle si incastrano meticolosamente per ricreare nel giocatore un’ansia costante e un disagio latente che si protragga oltre il termine della sessione di gioco. Privare il giocatore della gestione diretta della telecamera, che solo in piccoli momenti seguirà direttamente le azioni di Marianne, è solo uno dei numerosi elementi di questa formula. 

La scelta di spostare la visuale in prima persona durante le analisi degli ambienti di gioco, infatti, favorisce la possibilità di offrire al giocatore scorci delle aree volutamente aperti, quasi a voler far percepire la costante presenza di elementi avversi e oppressivi, così come la grana fitta, e sporca, simulata dall’effetto grafico che si attiva quando useremo l’intuizione, è perfettamente studiata per generare la costante illusione di intravedere cose non presenti realmente negli ambienti che si stanno esplorando.

The Medium

Ma sono i piccoli dettagli che rendono, realmente, opprimente il comparto artistico di The Medium. Il design volutamente anonimo delle entità ultraterrene che Marianne dovrà aiutare, si scontra con i dettagli distribuiti sui loro corpi che, alla stregua di insegnanti muti, fanno risaltare maggiormente gli orrori che hanno subito in vita. Alla stessa maniera le fredde e autunnali tinte del mondo ultraterreno, ispirate alle opere di Zdzisław Beksiński, rendono volutamente ridondanti le ambientazioni, scegliendo di stupire il giocatore con una mole di dettagli sparsi qua e la, atti a narrare silenziosamente le loro storie.

Le musiche, composte dall’immenso Yamaoka, si riducono a brevi intermezzi sensoriali che vanno a rompere il costante e opprimente silenzio adornato solo da un comparto di effetti sonori di prim’ordine. A completare il tutto troviamo la voce di Fauci, a opera dell’immenso Troy Baker, che con le sue costanti modulazioni di tono, farà trasalire il giocatore in un insieme di brividi e angoscia, ogniqualvolta la creatura si paleserà di fronte a Marianne.

The Medium

The Medium su PlayStation 5

Non possiamo ignorarlo, la conversione per PlayStation 5 di The Medium è un insieme di compromessi tecnici di cui non riusciamo a comprendere la natura. Sul versante prettamente ludico l’introduzione delle caratteristiche intrinseche del Dualsense di Sony sono un piacevole divertissement curato in ogni suo dettaglio ma tecnicamente abbiamo constata un insieme di compromessi che fanno trasparire un lavoro di ottimizzazione superficiale da parte degli sviluppatori.

Restando in ambito console “next-gen”, la risoluzione dinamica è leggermente superiore a Xbox Series X con un ventaglio che spazia da 1260p a 2160p, contro i 900p di picco minimo raggiunti dalla versione per l’ammiraglia di Microsoft. Un valore interessante ma che sembra sia stato ottenuto attraverso la rimozione pressoché totale della gestione dei riflessi, presenti invece nella versione per Series X. Gli specchi e le superfici lucide non riflettono le sorgenti di luce, restituendo una visione d’insieme molto più “slavata” e meno convincente.

Anche i tempi di caricamento sono peggiori su PlayStation 5, con un aumento dei tempi di attesa che varia dai 10 ai 12 secondi in più, rispetto alla versione per Xbox Series X. Per quanto riguarda il frame rate, invece, le differenze sono pressoché impercettibili senza degli strumenti di misurazione adeguati. Ci sono infatti degli irrisori cali qua e la nelle fasi di transizione e nelle scene più frenetiche ma niente che ci faccia sostenere che The Medium non mantenga i 30fps per tutta la durata dell’avventura.

The Medium

Discorso diverso per quanto riguarda l’implementazione delle caratteristiche del Dualsense di Sony. La vibrazione aptica è sfruttata sapientemente, permettendo di far percepire ogni passo, ogni colpo subito dallo scudo spirituale di Marianne ed enfatizzando i momenti maggiormente ansiogeni. Il tutto enfatizzato dalla light bar che pulserà con tempistiche differenti in base alla vicinanza dei nemici presenti nell’area.

Le novità più grosse sono però associate al giroscopio e al touchpad presenti nel Dualsense, con il primo sfruttato per spostare rapidamente la visuale nelle sezioni in prima persona e il secondo utilizzato per offrire una maggiore interazione con gli oggetti raccolti durante l’avventura di Marianne.

8.5

The Medium – PlayStation 5


The Medium è un solidissima esperienza dalle tinte thriller/horror, che sfrutta le più classiche meccaniche di stampo esplorativo/investigativo per narrare una storia intricata, visionaria e ricca di colpi di scena. Evitando qualsivoglia "comfort zone" offerta da jump scare, e dinamiche survival, la nuova produzione di Bloober team riesce a generare un'angoscia costante nel giocatore oltre a lasciarlo con un latente sentore di disagio in grado di persistere anche nelle ore seguenti alle sessioni di gioco. Sia il gameplay, estremamente compassato, che alcune scelte anacronistiche, sicuramente non piaceranno a tutti ma alla fine... è giusto che sia così. La prova della maturità per i ragazzi di Bloober Team arriva su PlayStation 5 con una conversione poco convincente, specialmente sul versante tecnico. Le novità introdotte per sfruttare le caratteristiche del Dualsense sono un'aggiunta indubbiamente gradita ma i compromessi tecnici che abbiamo riscontrato, continuano a sembrarci i frutti di una conversione fatta in "fretta e furia" andando inevitabilmente a sacrificare l'ottimizzazione finale del prodotto. Resta un'esperienza che consigliamo di provare agli amanti del genere, in particolar modo a chi apprezza le produzioni "one shot" incentrate sulla narrazione.

Pro

  • Comparto narrativo ben confezionato e ricco di colpi di scena.
  • Taglio registico d'impatto e funzionale.
  • Comparto artistico di estrema qualità.
  • Alcune meccaniche di gioco davvero interessanti.
  • Dualsense sfruttato in maniera egregia.

Contro

  • Alcune sbavature tecniche.
  • In alcuni momenti sfocia eccessivamente nel walking simulator.
  • La conversione su PlayStation 5 risulta male ottimizzata rispetto alla controparte per Xbox Series X.
8.5