Spazio e Scienze

A Hollywood sceneggiature e attori li sceglierà l’intelligenza artificiale

Un’intelligenza artificiale può essere un produttore cinematografico migliore di un essere umano? A Hollywood ne sembrano convinti, vista la crescente influenza che l’industria del cinema statunitense sta riconoscendo a diverse aziende che promettono di identificare il prossimo blockbuster tramite i propri algoritmi.

Di aziende ce ne sono già diverse, dalla californiana Cinelytic alla belga ScriptBook, fino all’israeliana Vault. La prima, oltre a incrociare i dati cronologici relativi alle prestazioni dei singoli film con quelli su alcuni temi e aspetti chiave, consente ai propri clienti di giocare al FantaCinema: dopo aver inserito una sceneggiatura e un’ipotesi di cast infatti sarà possibile sostituirne ciascun membro con un altro attore, per vedere come possono variare le proiezioni al box office.

Una schermata di Cinelytic

ScriptBook invece promette di riuscire a stabilire se un film sarà o meno un successo di cassetta esclusivamente analizzandone la sceneggiatura, mentre Vault sostiene di poter anticipare la composizione demografica del pubblico semplicemente analizzando il modo in cui i trailer vengono recepiti online.

Sebbene le aziende in questione siano restie a fornire numeri concreti riguardo alla reale efficienza dei propri algoritmi e gli studi scientifici indipendenti sull’argomento siano ancora piuttosto scarsi e frammentari, le major sembrano essere sempre più interessate all’argomento, tanto che lo scorso novembre la 20th Century Fox ha spiegato come impieghi già attualmente l’IA per rilevare la presenza di oggetti e scene in un trailer e quindi anticipare quale micro segmento di platea potrebbe trovare il film più attraente.

Nonostante la scarsità di dati però alcune cose sembrano già piuttosto evidenti: non serve certo un software supercostoso per comprendere che un titolo che possa contare sulla presenza di una super star incasserà sicuramente di più a parità di storia. Ma soprattutto, da un punto di vista strettamente tecnico, basandosi sull’analisi dei film che hanno funzionato in passato, gli algoritmi saranno portati a essere piuttosto conservativi nell’analisi e nelle decisioni, e non sono quindi ‎ in grado di prevedere i cambiamenti, culturali e di gusto, che si verificheranno in futuro.

C’è però un rischio più ampio e meno considerato in questo approccio, simile per certi versi a quanto accade per i siti e i dati disponibili sul Web attraverso Google. Utilizzare l’intelligenza artificiale per comprendere e forse anticipare i gusti del pubblico porta inevitabilmente a un appiattimento del gusto su quello della maggioranza, in un circolo vizioso in cui l’uno rafforza l’altro fino ad eliminare qualsiasi pluralità di sguardi e di preferenze.

Non sarebbe poi solo il pubblico a pagarne le conseguenze, ma anche la creatività in generale, perché riducendo tutto a formule matematiche certe si elimina l’apporto individuale e si evita l’emergere di nuove tendenze e punti di vista differenti. Chissà come sarebbe andata nel 1994 se l’intelligenza artificiale avessero analizzato la sceneggiatura di un film come Pulp Fiction, o se nel 1979 avessero fatto lo stesso con Alien e, nei decenni seguenti o precedenti con mille altri titoli che rompevano gli schemi, proponendo allo spettatore ciò che non aveva chiesto e non si aspettava. Le case produttrici forse sarebbero un po’ più ricche, ma noi saremmo tutti più poveri.