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Bitcoin, ma quanto mi costi? Il mining mondiale consuma più energia della Svizzera

I Bitcoin costano tantissimo, ma non soltanto per il loro valore di mercato in continua crescita (di recente la valutazione ha superato quota 11mila dollari). Produrlo, o meglio “minarlo” come si dice in gergo, consuma infatti tantissima energia. Quanta? Secondo un recentissimo studio dell’Università di Cambridge il network mondiale di Bitcoin assorbirebbe più dell’intera Svizzera.

Secondo il CBECI (Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index), un tool online lanciato questa settimana ‎per stimare in tempo reale quanta energia è necessaria per mantenere la rete Bitcoin e calcolarne il consumo annuale, l’assorbimento medio costante è di 7 GW (Gigawatt), che si traduce in proiezione annuale in un consumo di circa 64,15 53,81 TWh (Terawattora).

Per avere un termine di paragone, basti pensare che la Svizzera consuma annualmente 58,46 TWh, mentre la Repubblica Ceca 62,34, l’Austria 64,60 TWh e la Colombia 68,25 TWh. Per la verità, nel momento in cui scriviamo il conteggio in tempo reale segna 53,81 TWh, ma la pagina comparativa riporta ancora i risultati di cui sopra. Poco importa comunque, la differenza è relativa e il concetto fondamentale è che minare Bitcoin richiede ogni anno l’energia consumata da uno Stato Occidentale medio-piccolo o da uno molto grande ma non ricchissimo come quello sudamericano.

Calcolare il consumo reale è in realtà assai difficile, come mostra lo stesso sito che, oltre al valore medio, riporta anche la soglia massima e minima, rispettivamente pari a 148,87 e 21,81 TWh. Sia come sia si tratta pur sempre di un assorbimento notevole, pari a circa lo 0,25 % del consumo mondiale annuale di energia. “Vogliamo utilizzare le comparazioni per impostare una narrazione”, ha spiegato a BBC News Michael Rauchs, uno dei co-fondatori del progetto. “Ciascun visitatore si potrà poi fare la sua idea personale”.

‎Indipendentemente dalle cifre esatte, il consumo di energia per minare Bitcoin è certamente stupefacente. L’incremento è stato repentino, a volte raddoppiando in meno di sei mesi, e ciò ha un ovvio impatto negativo sull’ambiente. Una situazione che deve far riflettere, soprattutto se si compara il consumo energetico alla reale utilità, almeno attuale, delle criptovalute in generale e di Bitcoin in particolare. ‎

Come spiegato a BBC News dall’esperto di Bitcoin Alex de Vries, la rete elabora meno di 100 milioni di transazioni all’anno, una cifra “completamente insignificante” rispetto ai 500 miliardi di transazioni prodotte dalla finanza tradizionale. Secondo de Vries in pratica Bitcoin utilizza più energia per ogni transazione di tutto il resto delle banche del mondo assieme. Uno scenario preoccupante tenendo conto che per molti analisti questa soluzione è destinata a divenire sempre più popolare, secondo alcuni andando a soppiantare lo stesso sistema bancario. ‎