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Come i clienti fregavano Girada (e perché è stata sanzionata dall’Antitrust)

L'AGCM ha sanzionato il sito Girada per non aver rispettato il diritto di recesso, ma si è scoperto anche come alcuni ne approfittavano.

Girada è stata sanzionata dall’Antitrust per 250mila euro, ma l’aspetto più curioso di questa piattaforma e-commerce è che in sede di procedimento ha svelato come il suo ingegnoso meccanismo di acquisto le si sia (parzialmente) ritorto contro.

Girada nasce a inizio 2017 e come uno tsunami investe il mercato dello shopping online con un modello di business innovativo che grazie al passa parola diventa esempio poi per molte altre realtà – nel tempo chiuse poiché meno attente nel rispettare i confini tra legalità e vendite piramidali. Il sito di fatto offre la possibilità di acquistare direttamente un prodotto a prezzo di listino oppure di prenotarlo e godere di uno sconto fino all’80% nel caso in cui vengano presentati 3 nuovi acquirenti. Lo sconto si riduce se gli “amici” sono due oppure uno solo.

Insomma, Girada premia i gruppi di acquisto ma la novità è che non è caratterizzante che tutti prenotino lo stesso prodotto – basta che siano di pari valore o superiore a quello primario. Il modello nel tempo sembra funzionare, con i social pieni di post di consumatori soddisfatti. Dopodiché il meccanismo si inceppa e le liste di attesa si allungano. E così vi sono pletore di consumatori che hanno già sborsato un anticipo che attendono di trovare nuovi “amici” da coinvolgere. A quel punto nel 2018 il faro dell’Antitrust si posa su Girada e in effetti emergono alcune criticità, che vengono parzialmente affrontate con una correzione del regolamento e della comunicazione. “Parzialmente”. Proprio in questi giorni l’AGCM, che aveva riconosciuto sul sito il rispetto del diritto di recesso – sia a 14 giorni dalla prenotazione che a 14 giorni dall’acquisto, e la possibilità dell’acquisto a prezzo pieno in ogni momento, si è ricreduta.

In pratica Girada, come sottolinea l’AGCM, “ha solo formalmente modificato la disciplina del recesso nelle condizioni generali di vendita mentre, nei fatti, ha continuato ad opporre ostacoli ingiustificati all’esercizio di tale diritto mediante, ad esempio, il mancato o solo parziale rimborso effettuato al termine di procedure correttamente espletate dai consumatori, il ritardo del rimborso motivato con l’esigenza di verifica del reso, il reiterato rifiuto di accettare il pacco contenente il prodotto restituito, nonché l’introduzione di onerosi adempimenti procedurali come l’indicazione della posta elettronica certificata quale unico mezzo per avviare la procedura di recesso”.

Allo stesso tempo i clienti avrebbero dovuto godere della possibilità di acquistare il prodotto scelto al prezzo di mercato praticato al momento della richiesta dopo nove mesi dalla stessa. Ma questa opzione è stata sospesa e riattivata solo da febbraio 2019 a causa – sostiene Girada – di comportamenti anomali dei clienti. Il risultato, stando al Garante, è che alcuni sono stati costretti a pagare prezzi più alti di mercato pur di uscire dal sistema dopo aver accumulato 500 giorni di attesa nelle liste.

E così si è giunti a una sanzione di 250mila euro calcolata sulla base di un fatturato 2018 – non comprovato da visura camerale – compreso tra 2 e 6 milioni di euro.

Come i clienti Girada fregavano la piattaforma

Al netto del procedimento nei confronti della piattaforma e la sua difesa, è senza dubbio degno di interesse il meccanismo che alcuni utenti avevano orchestrato per aggirare i regolamenti e trarne vantaggio. Giarada spiega che due o più clienti utilizzavamo reciprocamente i “referral code” aderendo ai rispettivi gruppi di acquisto. E fin qui nulla di male, ma poi…

“Quando la persona da aiutare riesce a completare il gruppo di acquisto con i 3 amici e riceve materialmente il bene, gli altri prima acquistano a prezzo di mercato il prodotto precedentemente prenotato e poi sistematicamente si avvalgono del diritto di recesso chiedendo la restituzione della somma versata“, spiega il sito sul documento AGCM.

In pratica i tre amici del gruppo acquistavano formalmente i prodotti, facendo scattare il bonus di quello iper-scontato, e poi procedevano a restituzione. E così almeno un bene era sempre assicurato a prezzi stracciati. Replicando il meccanismo molti ne hanno tratto un indubbio vantaggio, saturando poi i gruppi social – e lo dico per esperienza diretta – di annunci di vendita.

“Altri, poi, per attuare lo schema di cui sopra, anziché associarsi ad altri, preferisce creare più account finti tutti riconducibili a sé e, così, utilizza gli account a rotazione per ottenere con uno il prodotto scontato e con gli altri fingere gli acquisti a prezzi di mercato e poi restituirli per effetto del diritto di recesso”, prosegue Giarda.

Non solo, alcuni utenti si sarebbero candidati online ad aiutare altri che non riescono a completare i gruppi di acquisto dietro il compenso di 35/40 euro. Con una modalità ben organizzata che prevede prenotazione del bene, adesione a un gruppo (sotto pagamento), attesa della ricezione del prodotto a prezzo scontato da parte del capofila, versamento della differenza per l’acquisto a prezzo di mercato, recessione dall’acquisto (il giorno stesso dell’acquisto a prezzo di mercato e prima che il prodotto venga spedito, così non hanno costi di spedizione per restituire il bene) e richiesta della restituzione della somma versata per la prenotazione e per il saldo.

In alcuni casi Girada ha provveduto a denuncia penale, ma resta il fatto che il criticabile comportamento di alcuni consumatori non è stato sufficiente per il riconoscimento da parte dell’AGCM di tutte le attenuanti. Sì, alcuni hanno approfittato del recesso, ma altri che ne avevano legittimo diritto se lo sono visto “negare”.