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Spazio e Scienze

Curiosity trova materia organica su Marte: tracce di vita?

Nell'attesa conferenza indetta questa sera dalla NASA gli scienziati hanno annunciato che il rover Curiosity ha  trovato su Marte antiche tracce di materia organica complessa, e parallelamente un secondo studio secondo il quale la concentrazione di metano nel  ciclo atmosferico di Marte ha variazioni stagionali. 

Partendo dal primo studio, le molecole organiche a base di carbonio, considerato un elemento base della vita così come la conosciamo, sono state ritrovate in rocce marziane datate 3,5 miliardi di anni. Curiosity le ha scovate con il suo trapano a 3,4 cm di profondità, che all'interno del cratere Gale (nel quale in antichità c'era un lago) ha portato alla luce sedimenti antichi in cui erano presenti tiofene (C4H4S), 2-metiltiofene, 3-metiltiofene, metantiolo e solfuro dimetile (C2H6S). È da notare che il laboratorio di analisi a bordo del rover Curiosity non è così sofisticato da poter stabilire se le molecole in questione siano o meno parti di molecole più complesse.

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Semplificando, che cosa significa questo annuncio? Poco, perché se apparentemente questa informazione potrebbe sembrare una svolta epocale nelle indagini scientifiche sul Pianeta Rosso, in realtà non significa necessariamente che ci sia vita su Marte. L'origine della materia organica di cui sopra infatti è un indizio che ha del potenziale, ma che da solo non costituisce una prova forte della presenza di vita.

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Lo stesso autore principale dello studio, Jennifer Eigenbrode della Solar System Exploration Division del Goddard Space Flight Center della NASA, spiega con grande onestà che: "questi risultati non ci danno alcuna prova della presenza di vita. Tuttavia c'è la possibilità che [le molecole organiche] provengano da un'antica fonte di vita. Semplicemente non lo sappiamo […]".

Tutto parte dall'assunto che gli esseri viventi producono molte molecole organiche, e la vita come la conosciamo ne richiede l'esistenza. Le tracce di materia organica trovate sul Pianeta Rosso indicano che su Marte, all'incirca nello stesso periodo in cui esistevano sulla Terra,  erano presenti le condizioni di base per la formazione della vita.

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Tuttavia la cosiddetta "materia organica" comprende un'ampia schiera di composti che contengono atomi di carbonio. Se da una parte è vero che sono considerati necessari per la formazione della vita, dall'altra è altrettanto vero che ci sono molti luoghi in cui abbondano composti organici ma non c'è vita. Tiofene e solfuro dimetile infatti non sono così rari nel Sistema Solare, dove ci sono sufficiente carbonio ambientale e idrogeno che reagiscono per formare composti organici di base, anche senza dover chiamare in causa la biologia.

Anzi, in precedenza gli scienziati avevano già formulato ipotesi circa il fatto che miliardi di anni fa composti organici sarebbero "piovuti" su Marte, così come ci si aspetta di trovarli sulla luna di Giove. Lo stesso Curiosity nel 2014 ne aveva trovati, in rocce meno antiche.

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Secondo Inge Loes ten Kate, astrobiologo all'Università di Utrecht nei Paesi Bassi, questo ritrovamento si può "spiegare con  processi geologici".

La questione del metano

Passiamo al secondo studio oggetto dell'annuncio di questa sera, la stagionalità della concentrazione di metano nell'atmosfera. Questo gas è di grande importanza per gli astrobiologi perché si tratta di un potenziale gas "indicatore della presenza di vita". Per questo motivo Curiosy è dotato del TLS (Tunable Laser Spectrometer) che dal 2012 analizza l'atmosfera Marziana misurando la concentrazione di metano. Sulla base dei dati finora raccolti, Christopher Webster del JPL ha rilevato che la concentrazione di metano atmosferico su un periodo di 5 anni terrestri varia a seconda delle stagioni. Si va da un minimo di circa 0,24 a un massimo di 0,65 parti per miliardo, con il picco che si verifica all'apice dell'estate nell'emisfero settentrionale.

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Quest'ultima informazione è importante per escludere legami con eventuali meteoriti, e per supporre che suddetto metano possa provenire da serbatoi sotterranei, dato che durante la stagione più calda viene liberata una maggiore quantità di metano.

Altra informazione importante è che il metano viene distrutto dalla luce ultravioletta entro poche centinaia di anni dalla sua apparizione nell'atmosfera di Marte, quindi la sostanza rilevata da Curiosity deve essere relativamente recente.

Mettendo insieme i pezzi però non si può concludere che le molecole trovate da Curiosity si siano necessariamente formate di recente. Webster ha infatti spiegato a Space.com che "questi serbatoi sotterranei  possono essere costituiti da metano antico, o da metano nuovo che viene creato oggi […] e non possiamo distinguerlo".  Anche qui, per stessa ammissione dell'autore dello studio, "[il metano] potrebbe essere prodotto da microbi, ma anche generato tramite processi geologici – come per esempio la reazione dell'acqua calda con alcuni tipi di rocce".

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D'altro canto la variazione stagionale ha una qualche possibilità di essere ricollegabile a forme di vita che si sviluppano con la medesima cadenza. Ricordiamo che sulla Terra gli esseri viventi (specialmente i batteri) producono grandi quantità di metano, sebbene il gas abbia anche molte fonti non viventi.

Tirando le somme, i dati pubblicati questa sera non costituiscono la proverbiale "pistola fumante" e non sono né singolarmente né insieme prove schiaccianti della presenza di vita su Marte. Però è noto che la Scienza procede per accumulazione, che prove simili erano state raccolte dallo stesso Curiosity negli anni passati, e che presto arriveranno altri dati (soprattutto in relazione al metano) che sta raccogliendo ESA ExoMars con il Trace Gas Orbiter.

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Un rover europeo potrebbe poi essere lanciato su Marte nel 2020 e la sua strumentazione, più sofisticata di quella di Curiosity, potrebbe darci risposte più precise. A questo si affianca il rover Mars 2020  che la NASA dovrebbe lanciare tra due anni.

Non resta che attendere… restate sintonizzati!

 


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Se la possibile presenza di forme di vita su Marte vi affascina non potete perdere la saga Deserto Rosso: un ciclo di libri scritti da Rita Carla Monticelli in cui quello che oggi cerchiamo alla fine è stato trovato davvero….