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Facebook, Google e altri colossi hi-tech contro il terrorismo sul Web

A Parigi, in presenza del Presidente Macron, della premier neozelandese Ardern e di altri capi di Stato, i colossi del Web tra cui Facebook, Twitter, Google, Microsoft e Amazon hanno siglato un accordo per un maggior impegno nella lotta al terrorismo sul Web.

I principali colossi del Web, riunitisi a Parigi assieme al Presidente Macron, alla Premier neozelandese Ardern e ad altri capi di Stato e di Governo, hanno sottoscritto un programma in nove punti che li impegnerà a inasprire la propria lotta contro l’uso terroristico di Internet e in particolar modo dei social network. All’accordo hanno aderito Microsoft, Twitter, Amazon, Google, proprietaria di YouTube e ovviamente Facebook, che oltre al proprio social network detiene anche Instagram e WhatsApp.

Il programma è figlio di quanto aveva già annunciato ieri la stessa Facebook, parlando esplicitamente di “one strike” una nuova politica di tolleranza zero per chi utilizza la piattaforma di streaming Live, avendo violato anche una sola volta le principali regole sul terrorismo e la diffusione di materiale propagandistico che inciti all’odio e alla violenza.

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L’accordo ratificato a Parigi però va oltre, sia perché coinvolge i principali attori del settore, sia perché aggiunge anche altri punti. Oltre infatti a rendere più rigidi i propri termini d’uso per quanto concerne l’argomento, le aziende firmatarie dovranno impegnarsi a investire anche nello sviluppo di tecnologie in grado di individuare e bloccare la diffusione di contenuti estremisti, anche in tempo reale. Inoltre dovranno produrre report periodici a garanzia della propria trasparenza e fornire agli utenti più strumenti per la segnalazione tempestiva di contenuti inappropriati.

Tra i firmatari, oltre ai già citati, anche l’Unione europea, Irlanda, Norvegia, Regno Unito, Canada, Giordania, Senegal e Indonesia. Grande assente gli Stati Uniti che, evidentemente preferisce fornire ai propri cittadini strumenti quantomeno discutibili anziché provare a condividere con aziende private l’enorme responsabilità di gestire il discorso pubblico. pur essendo impegnata a “combattere i contenuti terroristici su Internet rispettiamo la libertà di espressione e di stampa”, ha infatti dichiarato la Casa Bianca a giustificazione della mancata adesione.