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Spazio e Scienze

MIT: messaggi audio spediti via laser a una singola persona a 2,5 metri di distanza

Un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology hanno dimostrato che con la tecnologia laser si può trasmettere un messaggio audio direttamente nell'orecchio di una persona situata a 2,5 metri di distanza senza apparecchi riceventi.

Un gruppo di ricercatori del Lincoln Laboratory del Massachusetts Institute of Technology hanno dimostrato che con la tecnologia laser si può trasmettere un messaggio audio a distanza a una persona senza impiegare dispositivi di ricezione. In pratica a prescindere dalla rumorosità e o il numero di persone in un ambiente al chiuso è possibile veicolare messaggi di qualsiasi tipo a un singolo, come hanno spiegato in un articolo pubblicato su Optics Letter dell’OSA.

“Il nostro sistema può essere impiegato a una certa distanza per trasmettere informazioni direttamente all’orecchio di qualcuno“, ha spiegato il leader del gruppo di ricerca Charles M. Wynn. “È il primo sistema che usa laser che sono totalmente sicuri per gli occhi e la pelle per localizzare un segnale audio a una particolare persona in ogni condizione”.

L’intera sistema si basa sull’effetto fotoacustico, ovvero quel fenomeno scoperto per la prima volta da Alexander Graham Bell – il patrigno del telefono, se si considera il lavoro di Antonio Meucci – che consente di ottenere onde sonore dalle variazioni di energia luminosa. In questo caso viene sfruttato il vapore acqueo dell’aria come “materiale” per l’assorbimento della luce e la successiva conversione in onde sonore.

“Questo può funzionare anche in condizioni relativamente secche perché c’è sempre un po’ d’acqua nell’aria, specialmente intorno alle persone”, ha aggiunto Wynn. “Abbiamo scoperto che non c’è bisogno di tanta acqua se usiamo una lunghezza d’onda laser che è molto assorbita dall’acqua”.

Immagine: depositphotos

In questo ambito vi sono due metodi che possono essere impiegati per lo sviluppo della sperimentazione. Quello tradizionale dove si interviene sulla potenza del laser per variare la lunghezza d’onda e la spettroscopia fotoacustica dinamica (DPAS). Il secondo come ha spiegato il ricercatore Ryan M. Sullenberger si basa sul “laser scanning (o sweeping) per ottenere  variazioni delle lunghezze d’onda capaci di codificare differenti frequenze – suoni quindi – nella luce. L’unico limite per ora è la distanza di trasmissione: sperano di superare i 2,5 metri di distanza e i 60 decibel.

Un compromesso tra le due tecniche potrebbe consentire in futuro di ampliare il raggio d’azione, incrementare la fedeltà audio e la potenza di emissione sonora. Su questa strada la prossima sfida sarà quella di avviare la sperimentazione all’aperto e in futuro di ottenere una versione commerciale della tecnologia.