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Rivoluzione digitale nella PA, una pallottola spuntata

Tema: "rivoluzione digitale" della Pubblica Amministrazione, cioè dematerializzazione, meno carte, bolli e timbri, più files e più efficienza. Svolgimento: la legge di stabilità taglia del 50% la spesa informatica nell'amministrazione pubblica.

Significa che entro il 2018 ministeri, regioni, comuni, aziende sanitarie, forze dell'ordine, scuole, eccetera, dovranno dimezzare il budget per acquisti hardware e software e per mantenere in efficienza reti e banche dati. I numeri sono numeri e non si scappa, né tranquillizzano i distinguo tra spesa corrente e investimenti, se un economista come Tito Boeri dice che i tagli impediranno "di accendere le macchine".

Una pallottola spuntata

È vero che nella Pubblica Amministrazione ci sono sprechi, che ognuno va per la sua strada e che probabilmente un mouse costa meno a Treviso che a Canicattì, come le siringhe negli ospedali. Ben vengano dunque gli acquisti centralizzati via Consip. Razionalizzare e risparmiare è giusto, doveroso e possibile. Basta però farsi un giro in un ospedale, in una scuola, in un commissariato di polizia, in un qualsiasi ufficio pubblico per constatare il desolante stato dell'arte delle dotazioni informatiche. Colpa di alcuni dirigenti inadeguati, spesso, ma anche di tagli e risparmi indiscriminati.

Si tratta dunque di fare scelte. La "rivoluzione digitale" annunciata e promessa dal governo è in evidente in rotta di collisione con il taglio del 50% della spesa informatica. Qualche giorno fa, durante l'Italian Digital Day, il ministro per la semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, ha parlato dei "4 pilastri della semplificazione: identità digitale, anagrafe dei residenti, carta di identità elettronica, pagamenti semplificati". Sarà dura conseguire questi obiettivi con la metà dei soldi a disposizione. Speriamo di essere smentiti dai fatti.