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YouTube Rewind 2018 riceve 10 milioni di “non mi piace” in 8 giorni, un record!

10 milioni di pollici versi in appena 8 giorni, hanno reso il video YouTube Rewind 2018 il meno gradito in assoluto della storia del canale di streaming. Il motivo sarebbe l'assenza dal video di molti protagonisti amati dal popolo della Rete ma sgraditi agli inserzionisti.

Come accade a ogni fine anno dal 2010 in poi, anche quest’anno YouTube ha pubblicato il proprio Rewind, un video che nelle intenzioni dovrebbe essere celebrativo, ricapitolando gli eventi e i trend di maggior successo che hanno animato la comunità del popolare servizio di videostreaming. Se però nel 2018 il video riceve ben 10 milioni di “non mi piace” in appena 8 giorni, allora qualcosa non va. Ma cosa?

In molti hanno provato a spiegare il perché di questo scollamento tra YouTube e i suoi utenti e tutti hanno concordato sul fatto che la causa è l’assenza dal video di tanti personaggi popolari e molto amati, che tutt’ora fanno ancora grandi numeri. L’osservazione è indubbiamente vera, PewDiePie, Shane Dawson, Logan Paul e altri non sono stati ricordati in Rewind 2018, ma questa è solo la premessa, per comprendere cosa sta succedendo infatti bisogna capire il perché di queste assenze.

Tutto è iniziato nel 2017 con l’introduzione di nuove norme per le inserzioni pubblicitarie che penalizzano economicamente i contenuti non in linea e ritenuti violenti, razzisti, omofobi etc. tutte cose effettivamente riscontrate in alcuni video dei personaggi assenti.

Insomma YouTube sta cercando di trasmettere un’immagine più “sana” della propria community e dei contenuti che vi circolano, immagine che per la community stessa sarebbe “edulcorata”, non rappresentativa e interessata solo al guadagno. Insomma, rispetto ai primi anni la narrazione del canale e quella di chi lo frequenta non corrispondono più e Rewind dunque non rappresenta più un momento di celebrazione condiviso.

Del resto era prevedibile che, con una crescita esponenziale di iscritti e youtuber, la comunità non è più quella del 2010 e che all’aumentare degli iscritti erano destinati a moltiplicarsi anche i punti di vista sul mondo e, con essi, anche la percezione di cosa è giusto o meno, accettabile o meno. Si potrebbe ridurre tutto a una mera questione di potere e soldi, dicendo che YouTube censura il proprio canale, ma qui è in gioco molto di più, l’accavallarsi e il contrapporsi di narrazioni contrastanti, che probabilmente non possono convivere tra loro.

Non sappiamo cosa hanno intenzione di fare ai piani alti ma è indubbio che si tratta di un grande problema culturale dei giorni nostri, difficile da risolvere visto che ormai coinvolge diversi ambiti, dai social al giornalismo, passando per la politica. In bocca al lupo YouTube.