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25 luglio 1976: Viking 1 mostra la Faccia di Marte

Il 20 agosto 1975 venne lanciata nello spazio da Cape Canaveral la sonda Viking 1, seguita poco dopo, il 9 settembre dello stesso anno, dalla gemella omologa Viking 2. La Viking 1 era composta da un satellite orbitale che, come suggerisce il nome stesso, era stato progettato per orbitare intorno a Marte, e un lander, che invece atterrò sul pianeta il 20 luglio 1976. L’orbiter doveva fornire una mappatura di Marte con il fine di riuscire a trovare un buon luogo in cui far atterrare il lander.

Faccia di Marte

Soltanto 5 giorni dopo l’ammartaggio, la sonda Viking 1 immortalò uno dei paesaggi più peculiari del nostro vicino: ciò che a tutti gli effetti appariva come un volto, la cosiddetta “Faccia di Marte“.

La faccia di Marte nel 1976

Il 25 luglio 1976 la sonda spaziale Viking 1 scattò alcune fotografie della superficie marziana. Fra queste fotografie era presente anche la Faccia di Marte, una formazione che allora appariva come un volto umano, o quantomeno umanoide:

Faccia di Marte

La formazioni è situata all’interno di Cydonia, una regione di Marte chiamata con uno dei nomi con cui è anche conosciuta la Dea greca Atena. La Faccia di Marte, nota anche come Volto su Marte o Volto di Cydonia, è lunga 2,65 km e larga 1,8 km. La sua prima fotografia però non venne divulgata immediatamente dalla NASA, ma 6 giorni dopo. Naturalmente, la stessa suscitò la curiosità e la fantasia di moltissime persone, ma non c’è nulla di sovrannaturale, né tantomeno la Faccia di Marte è stata creata da qualche tipo di intelligenza aliena. Ma allora come fa ad essere lì un altopiano che evidentemente rassomiglia incredibilmente da vicino a un volto?

La Faccia di Marte: la verità dietro le interpretazioni

Nell’immaginario collettivo questa fotografia ha stimolato tante interpretazioni, per cui è stata citata in diverse opere di finzione e di fantascienza non solo negli anni ’70, am anche in epoche ben più recenti: ad esempio, la Faccia di Marte è presente in Futurama e X-Files.

Il 31 giugno 1976 venne pubblicata, insieme alla fotografia, anche una descrizione della stessa, di cui vi proponiamo qui di seguito un interessante estratto:

L’enorme formazione rocciosa al centro, che ricorda una testa umana, è formata da ombre che danno l’illusione di occhi, naso e bocca. Il complesso è di 1,5 chilometri (un miglio) di diametro, con l’angolo del Sole a circa 20 gradi. L’aspetto dell’immagine è dovuto a errori di trasmissione, enfatizzati dall’ingrandimento della foto“.

Naturalmente, si è subito tenuto a precisare che non si tratta di un vero e proprio volto, ma semplicemente di un altopiano marziano che sembra essere un viso umano semplicemente per via della particolare illuminazione, della risoluzione dell’immagine, non elevatissima e ingrandita di molto, e anche a causa di errori nella trasmissione dei bit che compongono l’immagine originale stessa.

Subentra inoltre un altro meccanismo, che risiede unicamente nel nostro cervello: l’associazione a una data immagine di un’altra che le somigli e che ci risulta in qualche modo familiare. In questo caso, sembra di trovarci di fronte a un volto di cui possiamo vedere chiaramente l’occhio destro, entrambe le narici e le labbra, mentre la parte sinistra della Faccia su Marte è in ombra. Ma non è affatto così. Semplicemente, associamo al rilievo su Marte una immagine che ci è decisamente familiare, un po’ come cercare le somiglianze fra le nuvole in cielo e oggetti reali. Questo particolare fenomeno è conosciuto come pareidolia: si tratta proprio della tendenza a ritenere erroneamente che forme del tutto casuali in realtà riproducano qualcosa che ci è familiare.

Si tratta quindi semplicemente di coincidenze e associazioni che facciamo unicamente nella nostra mente, ma che poi, in effetti, non hanno alcun tipo di riscontro nella realtà. Qualcuno potrebbe pensare che magari la spiegazione non sia così pragmatica e, per così dire, priva di poesia, ma, anche in questo caso, ci viene in soccorso un’altra fotografia del medesimo altopiano, scattata però “qualche” anno più tardi.

La Faccia di Marte com’è in realtà

Facciamo un bel salto in avanti nel tempo fino al 1998. In questa data, e in seguito anche nel 2001 e nel 2002, vennero divulgate delle nuove fotografie dell’altopiano che poteva essere interpretato come una prova inconfutabile dell’esistenza di vita intelligente al di fuori del nostro pianeta.

Le foto in questione sono state scattate a risoluzione maggiore. Il confronto diretto fra una di queste immagini e quella che risale invece al 25 luglio 1976 rende evidente che non si tratta affatto di un volto umano, né umanoide:

Faccia di Marte

Un altro importante passo è stato compiuto il 21 settembre 2006, quando l’ESA (Ente Spaziale Europeo) ha divulgato nuove immagini della Faccia di Marte ad altissima risoluzione. Non solo: grazie alle fotografie scattate dalla sonda spaziale Mars Express è stato possibile anche elaborare una ricostruzione in 3D della formazione. Il risultato è incredibilmente affascinante, anche se smentisce del tutto l’ipotesi che si potesse trattare di una qualche creazione di un qualche essere intelligente extraterrestre:

Faccia di Marte

Certamente credere che la Faccia di Marte sia effettivamente un volto, la prova inconfutabile dell’esistenza degli alieni, ha il suo indiscutibile fascino e ha ispirato diverse opere, per cui venire a sapere che in realtà si trattava semplicemente di un’illusione ottica depriva la storia di tutta la sua magia.

Tuttavia, vivere in un tempo in cui il progresso scientifico ci consente di ammirare fotografie a risoluzione così elevata di oggetti così distanti da noi, permettendoci di apprezzarne dettagli semplicemente invisibili o indecifrabili qualche decennio fa, non è altrettanto affascinante?