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Cthulhu – Death May Die: Anche la morte può morire, recensione

Dopo averci deliziato con le atmosfere fantascientifiche di Zombicide Invaders: Benvenuti all’inferno, la declinazione fumettistica dei board game di CMON torna in fumetteria con Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire, il primo volume di Cthulhu: Death May Die, serie a fumetti ambientata nelle orrorifiche storie di Chtulhu, gioco da tavola basato sui miti di H.P. Lovecraft. La creazione di questa avventura è nuovamente opera del team artistico composto da Stefano Vietti, Luca Enoch, Paolo Francescutto, Giancarlo Olivares, Alessio Moroni, Riccardo Crosa, Marina Sanfelice e Matteo Brembilla, una squadra rodata che come dimostrato in altri apprezzati fumetti, da Dragonero a Sottosopra, hanno trovato un equilibrio professionale che porta alla realizzazione di opera di grande fascino, di cui Cthulhu: Death May Die è l’ennesima dimostrazione.

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Quando durante Lucca Comics 2019 venne annunciata la creazione di questi fumetti, avevamo avuto la fortuna di scoprire direttamente da Vietti ed Enoch cosa aspettarci, grazie a un’intervista che all’epoca aveva trasmesso sensazioni decisamente positive. Speranze condivise anche dai fan dei giochi CMON, che spinsero il crowdfunding di questi volumi a un successo che può essere definito solo come esplosivo. Mentre in questi giorni i backers stanno ricevendo le reward della citata campagna di Kickstarter, i lettori italiani che non hanno partecipato possono leggere Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire grazie a Sergio Bonelli Editore, che come per Zombicide Invaders: Benvenuti all’inferno ha deciso di pubblicare in Italia queste produzioni.

Cthulhu: Death May Die  – Anche la morte può morire: benvenuti nella Miskatonic County

Pur rimanendo nei punti fermi imposti dall’aderenza al canone del gioco da tavola, Enoch e Vietti hanno trovato un modo ottimo di definire un nuovo capitolo di Chtulhu: Death May Die. I due autori, dopo avere familiarizzato con le meccaniche e la lore dei diversi titoli CMON su cui avrebbero lavorato, hanno delineato insieme i tratti essenziali delle trame delle diverse storie, dividendosi poi la scrittura della sceneggiatura. Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire è stato affidato alla fantasia di Enoch, che si è mosso in un contesto, quello lovecraftiano, tutt’altro che semplice.

Cthulhu: Death May Die ha un fascino che non è solamente legato al suo legame con il board game di CMON, ma è frutto di una particolare attenzione nel rispetto di quello che è il canone letterario di Lovecraft. Pur dovendo onorare alcuni aspetti necessari per creare una continuità con le dinamiche del gioco da tavolo, Luca Enoch ha saputo cogliere tratti essenziali del corpus letterario dello scrittore di Providence, non limitandosi solamente alla sua visione di orrore cosmico, ma facendo proprie tutte le caratteristiche di una narrativa figlia del suo tempo e di un uomo dalle precise predisposizioni.

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Scrivere una storia ambientata nel suo mondo, quindi, non può esimersi dal tenere conto anche di questi tratti peculiari della sua narrativa. Un dettaglio che Luca Enoch non ha trascurato, e che ha potuto riassaporare dopo avere riletto, come ci ha confessato durante una recente live sul nostro canale Twitch, gran parte della produzione lovecraftiana. Senza entrare nelle solite polemiche che si incontrano quando si tratta la narrativa di Lovecraft, è innegabile che il romanziere americano avesse una visione razzista della società americana del periodo, una tendenza che nei suoi racconti trovava modo di emergere. All’interno Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire non si è voluto dar eccessivo risalato a questa caratteristica di Lovecraft, contenendola in una serie di battute e atteggiamenti dei personaggi che fossero funzionali alla storia e che, al contempo, aiutassero anche a contestualizzare storicamente la vicenda.

In questo, Enoch, è stato impeccabile. Nei dialoghi presenti in Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire si respira questa particolarità, gestita in modo garbato ma evidente, lasciando che si accompagni a una caratterizzazione dei personaggi che non sia solamente un difetto, ma che consenta di far emergere anche una spiritualità e una socialità differente. Con leggiadria si passa, infatti, dal rifugio dell’ostello di Annabelle all’accampamento in cui Jack conduce i suoi compagni di sventura, luoghi differenti di un’America passata in cui, in linea con le atmosfere della storia, albergano diverse magie.

Un nuovo modo di raccontare Lovecraft

In Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire veniamo trasportati in una versione dell’America a cavallo tra gli anni ’20 e ’30, in cui la presenza di elementi demoniaci non è irreale. La rettrice dell’orfanotrofio Last Hope, dopo aver assistito alla morte violenta di un uomo per mano di una creatura demoniaca, si mette in contatto con una sua conoscenza, Annabelle, affinché corra in suo soccorso per poter effettuare un incantesimo che protegga l’istituto. A sua insaputa, la telefonata viene ascoltata dalla giovane Lysa, che decide di lasciare l’istituto per cercare aiuto, accompagnata da Malacoda, una testa di demone preservata in un particolare contenitore.

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Per la ragazzina, questo è il primo passo di un’avventura che la porterà a conoscere altri individui che convivono con la maledizione di questo luogo, dal burbero Jack Munoz all’ex militare Rocco, che diventeranno preziosi compagni di viaggio, nella sua missione di salvataggio dell’orfanotrofio.

La scansione dei tempi narrativi della vicenda è perfetta, consente di lasciar emergere la personalità e il passato dei protagonisti, senza incappare in tempi morti che rischiano di spezzare una storia dal tono dinamico. Memore della sensazione di impellente minaccia, alla base anche dell’esperienza ludica dei board game di CMON, Enoch struttura dunque la sua trama in modo da scandire con attenzione le scene di azione, esplosive e violente, lasciando spazio alla componente paranormale, fatta di rituali inquietanti e di preparazioni di incantesimi. La sensazione che si respira è di una minaccia incombente, ma anche di speranza, alimentata dalla volontà di personaggi che lunghi dall’essere degli eroi nel senso classico del termine, si profilano come uomini e donne che pur sapendo di fronteggiare una forza più grande di loro non intendono fermarsi.

Tutto questo rende Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire un volume da gustarsi anche senza esser particolarmente esperti del board game da cui prende origine. Come per altre produzioni, quali la recente serie Lovecraft Country, il volume pubblicato da Sergio Bonelli Editore può essere assaporato vedendolo come una storia ambientata nell’universo orrorifico lovecraftiano, ravvisandone i tratti essenziali e apprezzando la verve narrativa di Enoch.

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Un racconto fatto di emozioni forti che viene mirabilmente interpretato da Riccardo Crosa e Paolo Francescutto, disegnatore e colorista di Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire.

Crosa dimostra di avere una padronanza impeccabile del punto di vista della scena, una peculiarità nata dalla sua passione per il cinema. Le tavole di Crosa offrono sempre una prospettiva studiata per offrire la giusta tensione emotiva, giocando in modo sottile su una costruzione emotiva in cui non si punta tutto sulla spettacolarità gratuita, ma si usa con particolare empatia la tensione muscolare dei protagonisti e la comunicazione dei corpi. Sono diversi i casi in cui è palpabile la perfetta sinergia tra le emozioni dei personaggi e le loro posture, un riuscito tentativo da parte di Crosa di ritrarre i protagonisti in pose realistiche e autentiche, che enfatizzano il tessuto emotivo della storia.

Mostri, magie e proiettili

Una dimostrazione di maestria che viene affiancata dalla colorazione impeccabile di Francescutto, che ancora una volta identifica una tinta dominante come anima della sua opera. Per Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire è il rosso a imporsi sin dalle prime scene, un’identità cromatica che accompagna il lettore in ogni tavola, che si tratti di un dettaglio o di una presenza più prorompente. Oltre a questo tono onnipresente, Francescutto crea una personalità cromatica intensa Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire, lasciando emergere tonalità acide e venefiche che ben si conciliano con il contesto della storia.

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Meritevoli di menzione sono anche Marina Sanfelice, nuovamente autrice di un lettering impeccabile, e Matteo Brembilla, che firma il progetto grafico del volume, a cui si devono intuizioni che amplificano le suggestioni orrorifiche della storia. A curare l’edizione di Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire è Luca Barbieri, la cui presenza si sarebbe potuta sfruttare in modo migliore affidandogli anche la realizzazione di contenuti editoriali che approfondissero la lavorazione e le ispirazioni che hanno portato alla creazione di questa storia. Pur apprezzando i contenuti extra presenti nel volume, infatti, non si può non osservare come una produzione del genere meritasse una presenza di redazionali che offrissero ai lettori una visione più particolareggiata della trama.

Un difetto che non vanifica le ottime sensazioni provate leggendo Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire, che dimostra nuovamente come il cast artistico dietro queste produzioni abbia trovato una propria identità stilistica, capace di muoversi con personalità tra diverse atmosfere, offrendo sempre letture avvincenti ed emozionanti.

Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire


Cthulhu: Death May Die – Anche la morte può morire è un'interpretazione avvincente dei miti di Lovecraft, secondo quanto visto nei giochi da tavolo di CMON. Un'avventura appassionante perfettamente godibile da chi cerca una lettura adrenalinica, disegnata con piglio dinamico e colorata con tonalità vivaci e personali.

Pro

  • Storia appassionante
  • Lovecraft viene valorizzato al meglio
  • Crosa realizza delle tavole stupende
  • Francescutto offre una colorazione di alto livello

Contro

  • Assenza di redazionali inspiegabile