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Sottosopra: chiacchiere a testa in giù con il team creativo

Presentato in anteprima a Lucca Comics & Games, Sottosopra è il nuovo volume a fumetti di Sergio Bonelli Editore, una storia diversa che si presenta come il potenziale primo capitolo di una promettente serie. Sottosopra, come abbiamo raccontato nella recensione del volume, offre una visione diversa del mondo in cui si svolgono le avventure dei protagonisti. A concorrere a questo risultato è stata la sinergia di artisti già abituati a lavorare come una squadra, ma che hanno voluto spingersi in un’avventura che sovvertisse le abitudini di lettura del lettore.

Sottosopra raccontato dagli autori

Complice la presenza di quasi tutti i membri di questo team alla kermesse lucchese, ci siamo fatti accompagnare da Luca Enoch (sceneggiatura), Riccardo Crosa (disegni) e Paolo Francescutto (colori) alla scoperta di Sottosopra. Un’ambientazione il cui fascino è stato possibile anche grazie all’opera di Marina Sanfelice al lettering e di Matteo Brembilla alla grafica. Un team che ha già mostrato la propria solidietà su Dragonero e sul numero zero dei futuri fumetti CMON.

In Sottosopra, improvvisamente la gravità a cui siamo abituati viene completamente stravolta. Questo cambiamento, inevitabilmente, ha un impatto drastico sulla quotidianità dei personaggi, partendo da aspetti quotidiani che non avremmo mai immaginato. Come spunto narrativo è intrigante, ed è Luca Enoch, autore della trama di Sottosopra, a svelarci la genesi di questo aspetto

L’idea arriva da lontano e mi fu ispirata dal film “Happy Together” di Wong Kar Wai del lontano ‘97. La storia narrata nel film non c’entra nulla con la mia, ma alcune sequenze oniriche dei protagonisti che, in vacanza in Argentina, ripensano alla loro città natale, Hong Kong, ora agli antipodi e quindi “ribaltata”, mi diede l’ispirazione per la vicenda che racconto in Sottosopra. Per più di vent’anni, quindi, l’idea di ambientare una storia in un mondo ribaltato mi ha accompagnato senza che io trovassi il tempo o l’occasione giusta per concretizzarla in un soggetto coerente. Occasione che è arrivata un paio di anni fa grazie alla nuova politica editoriale della Bonelli, che sta affrontando il mercato librario con molta energia e con orecchio disposto ad ascoltare nuove proposte.

Se l’idea è avvincente e promettente, bisogna anche tornare, ironicamente, con i piedi per terra e affrontare una serie di ostacoli e difficoltà. Una gravità invertita, infatti, comporta un cambio di mentalità per i protagonisti, aspetto che si riflette inevitabilmente su chi deve portare su carta le loro avventure, con non poche difficoltà come svela Luca Enoch

Difficoltà di diversi gradi! La prima che mi viene in mente è la collocazione fisica dei protagonisti, costretti a muoversi sul soffitto – diventato per loro il pavimento – salire e scendere le scale senza l’ausilio dei gradini e impossibilitati a fare cose banali e scontate come attraversare la strada. Succedesse a me una cosa del genere, resterei prigioniero del mio condominio fino alla morte per inedia. Potrei anche risalire lungo le lisce rampe di scale fino al livello del suolo ma, una volta aperto il portone di casa, resterei lì a fissare impotente l’abisso blu che mi si apre sotto i piedi, impossibilitato ad allontanarmi. Ho dovuto, perciò, ambientare la vicenda di Sottospora in una grande metropoli occidentale, per avere a disposizione tunnel sotterranei (metropolitana, fognature, passaggi pedonali che collegano diversi centri commerciali) e dare la possibilità ai protagonisti di muoversi.

E qui si vive la difficoltà dell’interazione ambientale, ma in Sottosopra c’è un elemento narrativo che complica ulteriormente il tutto: a risentire dell’inversione della gravità è solo la materia organica. E anche in questo caso Enoch si è accorto di dover affrontare un altro bell’enigma

La coerenza narrativa è stata una gran bella sfida. In Sottosopra solo la materia organica “viva” precipita verso il cielo, tutto il resto mantiene la naturale gravità verso il centro della terra. Abbiamo quindi dovuto fare doppie tripli controlli su quello che finiva sul soffitto e quello che restava sul pavimento. Abiti chiusi e attillati, dunque, niente collane né cravatte che penderebbero verso l’alto in maniera ridicola. E cappelli ben calcati in testa.

Ma questi accorgimenti diventano la sfida principale di Riccardo Crosa, autore delle splendide tavole di Sottosopra. Con simpatia ed ironia, Riccardo racconta la sua esperienza con Sottosopra, affiancato da Paolo Francescutto. Tra una battuta e uno sguardo complice, segno di un’amicizia che va oltre un autentico rispetto professionale, ci hanno svelato come hanno realizzato il loro lavoro su Sottosopra

Riccardo Crosa: Come ha detto Enoch, il progetto è nato da una sua idea. Luca mi ha coinvolto un anno fa, quando era in cerca di un disegnatore sufficientemente fuori di testa per realizzare i disegni di Sottosopra. Quando mi ha proposto di collaborare per questo progetto, ho accettato subito perché adoro le sfide, e disegnare Sottosopra era una gran bella sfida! Immagina dover disegnare riconsiderando le tue percezioni, dovendo trovare nuovi appoggi per gli oggetti o dovere realizzare intere sequenze al contrario.

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La parte più complessa è lo storyboard, quando butti giù veloce la tavola. Si deve ragionare al contrario, lavorando in una modalità totalmente nuova ma preservando la bellezza della pagina, che deve esser leggibile, ma comunque diversa. Cambia anche il mio modo di lavorare, certe inquadrature mi hanno portato a lavorare al contrario! Non a caso, se leggi Sottosopra girando il volume noterai che le tavole funzionano ugualmente, anche se offrono una diversa percezione del mondo.

Leggendo Sottosopra questo effetto diventa evidente, soprattutto quando i personaggi sono influenzati da una gravità che, pur comportandosi in maniera anomala, esercita comunque la sua forza in modo inequivocabile, normale.

Riccardo Crosa: Esatto. Per noi è stato uno sforzo mentale incredibile, in cui si sono inevitabilmente fatti tanti errori. Una volta terminato il libro, abbiamo riesaminato il tutto, e qui mi hanno aiutato tantissimo Paolo e Luca, che mi hanno supportato nello scovare i punti critici

Paolo Francescutto: L’errore più frequente era quello, ovviamente, di non avere tenuto conto della nuova gravità. Ogni tanto ci si scordava di un oggetto che doveva sottostare ad una gravità inversa alla solita, oppure capitava che le cose che non era soggette al cambiamento venissero ritratte secondo le nuove forze in gioco.

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Uno dei punti forti di Sottosopra è il modo in cui la storia tiene conto dell’urbanistica. In una città in cui i sopravvissuti si muovono adattandosi ad una nuova interazione con palazzi e elementi architettonici usuali, anche una panchina o un viadotto diventa un qualcosa di anomalo con cui rapportarsi.

Riccardo Crosa: La cosa interessante che abbiamo scoperto che prendendo una foto e ribaltandola, ottieni un mondo completamente nuovo! E la cosa è ancora più interessante per Paolo, che ha dovuto ripensare come gestire luci e ombre in questa nuova dimensione

Paolo Francescutto: Un aspetto del mio ruolo in Sottosopra che mi ha appassionato particolarmente è il dovere creare una sensazione di vertigine, comunque legata ad una squadratura che tiene conto di un’impostazione della gabbia che fa molto usato di lunghe vignette orizzontali. Di contro, le vignette orizzontali sono un limite per imprimere questa verticalità ai movimenti dei personaggi, come la caduta nel vuoto. Ho dovuto quindi lavorare sui colori cercando una colorazione inconsueta, che accentuasse questa sensazione verticale

Riccardo Crosa: Io amo le vignette orizzontali, se ci fai caso disegno spesso in questo modo. Amo il cinema, e questa è un’impostazione molto vicina alla visione cinematografica

All’interno di Sottosopra è ancora più evidente il motivo per cui Francescutto è uno dei migliori coloristi su piazza. Il suo modo di gestire colori anche rischiosi, come il rosso, è sempre equilibrato, rispettoso dell’ambiente circostante. Una caratteristica del suo lavoro che non viene certo meno in Sottosopra

Paolo Francescutto: Devo fare una premessa, secondo me essenziale: ogni colore ha una sua valenza psicologica. Non potrei mai utilizzare un turchese, rilassante e fatato, in una scena horror, dove potrei invece ricorre al blu, già più tendente al viola. Ad esempio, in Sottosopra il colore portante è il blu. È verso il blu che tutti personaggi tendono, complice la gravità invertita, e quindi diventa il colore ricorrente

A questo punto, spontaneamente, ci viene presentato uno spaccato di collaborazione tra disegnatore e colorista. Come si diceva prima, più che con due colleghi sembra di parlare con due amici che ti stanno raccontando la loro ultima bravata, con la giusta soddisfazione per un lavoro ben fatto

Riccardo Crosa: Lavorare con Paolo per me è un vero piacere. Nella mia carriera ho disegnato anche per il mercato francese, ho avuto modo di confrontarmi con tanti coloristi. La cosa positiva del lavorare con Paolo è che una vera collaborazione, è uno dei migliori con cui io abbia lavorato. Sa interpretare al meglio la storia, e mi sento anche libero di potergli dare dei consigli su quale colore vedrei bene. Per esempio, a me piace molto quando Paolo va sopra il mio tratto, con lui mi sento tranquillo nel lasciarlo libero perché so che rispetta il mio lavoro, so che mi posso fidare. Il nostro è un rapporto lavorativo ottimo

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Paolo Francescutto: Giusto per fare il momento smieloso, io posso dire che lavorare sui disegni di Riccardo è una sensazione rara. Quando devo colorare una sua tavola, ho come la sensazione che ci sia già quello che lui immagina come colori. Con i suoi disegni, Riccardo riesce a trasmettere benissimo l’emotività del momento, e per me colorare diventa naturale, spontaneo. Il tratto di Riccardo è dinamico, allegro, lavorare sulle sue tavole mi diverte come fossi un bambino con i colori a cera!

Sottosopra è un prodotto riuscito proprio per le sinergie che si sono create tra le diverse componenti artistiche. Una buon vibrazione che sarebbe un delitto circoscrivere ad un unico albo, ma sono le parole di Enoch ad aprire un incoraggiante spiraglio.

Questo primo cartonato si chiude senza alcuna spiegazione del cataclisma, come succede ne Gli Uccelli di Hitchcock o Venne il giorno di Night Shyamalan. Non mi interessava fornirla nel primo albo. È materia per i prossimi, se arriveranno.

Se dopo questa chiacchierata con gli autori avete voglia di conoscere questo interessante mondo a testa in giù, non vi resta che correre ad acquistare Sottosopra!