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Destinazione Terra, gli extraterrestri brutti ma buoni

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Nota del curatore. Omar Serafini è stato tra i primi collaboratori di Retrocult, il primo in effetti a pubblicare un articolo in questa rubrica dopo il sottoscritto. E se non avesse accettato la mia folle proposta, forse  Retrocult oggi non esisterebbe e voi avreste una cosa in meno da leggere nel fine settimana. Invece, grazie anche al prezioso contributo di Omar, usciamo una volta a settimana da più di un anno. Non posso che ringraziare Omar, dunque, per avermi aiutato a rendere reale questo sogno.

Al creatore di Fantascientificast va anche la mia ammirazione personale non solo per il suo lavoro con il podcast, ma anche per il modo in cui riesce a presentarmi opere classiche del cinema Sci-Fi. Non posso nascondere di aver sempre guardato con sufficienza quei vecchi film; ne riconosco i pregi, ma l’aspetto vintage delle immagini proprio non soddisfa i miei gusti.

Forse non sarò capace di godermi la visione di questi film, ed è un difetto con cui ormai ho imparato a convivere. Ma gli articoli di Omar riescono sempre a restituirmi almeno un po’ la gioia dello spettatore. E per questo spero di leggerli su Retrocult ancora per molto tempo.

Valerio Porcu

Destinazione Terra

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Quando una sfera di fuoco si schianta nel mezzo del deserto, tutti credono che si tratti di un meteorite, tranne l’astrofilo John Putnam (Richard Carlson), che la identifica subito come un’astronave. Putnam non riesce però a convincere i suoi concittadini. A dispetto delle premesse apparentemente convenzionali per un film di fantascienza degli anni Cinquanta, il debutto nel genere di Jack Arnold non aderisce al consueto coro di paranoia antisovietica.

Destinazione… Terra!
Titolo originale It Came from Outer Space
Anno 1953
Regista Jack Arnold
IMDB 6.6/10
Rotten Tomatoes – critici top NA
Rotten Tomatoes – tutti i critici 81
Rotten Tomatoes – Pubblico 53
Metacritic – critica 73

Per quanto i visitatori spaziali assumano forma umana, con tanto di voci cavernose e movimenti meccanici, per potersi aggirare liberamente tra di noi, essi non mirano a invadere la Terra: hanno solo bisogno di tempo e attrezzature per riparare il loro mezzo di trasporto. Come in Ultimatum alla Terra (1951) di Robert Wise, essi conoscono bene l’aggressività dei terrestri, e per il momento non desiderano stabilire contatti. Il film, criticando la mentalità della Guerra Fredda, e più in generale la natura umana, mostra che gli alieni, con la loro conoscenza e il loro potere superiore, possiedono saggezza da elargire.

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L’ambientazione desertica, cui Arnold sarebbe tornato con successo in Tarantola (1955), ha un aspetto alieno e pericoloso, e spicca come una metafora del vasto mondo ignoto che ci circonda, minacciando non soltanto le nostre vite ma anche il nostro modo di pensare. John, il protagonista del film, è un vero emarginato: vive ai margini della città e viene deriso dai suoi abitanti prima dell’arrivo dell’astronave; appare quindi logico che gli alieni lo scelgano come proprio intermediario.

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Laddove il futuro della città sembra scandito a chiare lettere, il carattere infantile di John lo rende aperto a nuove possibilità. In ogni caso, le azioni dei visitatori lasciano il segno: trasformano persino la mite maestra Ellen (Barbara Rush) in una sorta di donna fatale.

“Spielberg ha detto che Incontri Ravvicinati non sarebbe mai esistito se non avesse visto Destinazione Terra.”

– Ray Bradbury

La presenza aliena è resa palpabile e terrificante da un’inquietante colonna sonora che fa uso del theremin, uno strumento musicale elettronico a quel tempo già associato al genere fantascientifico. L’aspetto fisico dei visitatori ha rappresentato una preoccupazione cruciale per i produttori (il reparto trucco della Universal elaborò due diverse caratterizzazioni per gli alieni.

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Una venne utilizzata nella pellicola, l’altra fu ripresa per il mutante di Cittadino dello spazio, 1955), e viene risolto in diversi modi: essi possono diventare invisibili, assumere forma umana, oppure mostrare uno scorcio della loro forma autentica e mostruosa.

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Destinazione Terra ricorre anche, stranamente, al punto di vista di creature dotate di un unico occhio, uno stratagemma efficace nel segnalare il momento in cui gli extraterrestri riprendono il loro aspetto originale. E qui il messaggio pacifista del film mostra la corda: ancora una volta gli alieni sono raffigurati come spaventosi predatori.

Omar Serafini

Classe 1965, è laureato in Ingegneria Elettronica e in Scienze della Comunicazione, con una tesi sulla Storia e critica della filmografia di Godzilla del periodo Showa. Ha curato molti prodotti dedicati al genere kaiju eiga, e ha collaborato con Fantascienza.com, e Università dell’Insubria di Varese nell’ambito dei seminari Scienza & Fantascienza. Nel 2011 crea il podcast FantascientifiCast (FacebookTwitter), già vincitore di diversi riconoscimenti. Potete seguire Omar su Twitter.

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Tom’s Consiglia

Destinazione Terra non può mancare nella collezione di un vero appassionato. Sopratutto se può averlo a meno di dieci euro.

 

Retrocult è la rubrica di Tom’s Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato. C’è un’opera precedente al 2010 che vorresti vedere in questa serie di articoli? Faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a retrocult@tomshw.it.

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