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Dragon Ball GT: la saga originale di Toei Animation

Cinque anni dopo la conclusione di Dragon Ball Z, inizia Dragon Ball GT, un originale voluto da Toei Animation per cavalcare l'onda del successo. Scopriamo ogni dettaglio su questa serie

Se il successo di Dragon Ball nasce e parte dalla produzione manga di Akira Toriyama, la fama acquisita nel corso degli anni, soprattutto nel momento in cui i diritti sono stati acquisiti dalla Toei Animation, ha spinto in brand a toccare sponde decisamente diverse. Tra queste quelle dell’anime in buona sostanza originale, creato per soddisfare le richieste del mercato, e che prende il nome di Dragon Ball GT (disponibile su Amazon): una vicenda non pensata dall’autore e che quindi rappresentava a tutti gli effetti un sequel agli eventi raccontati dal manga.

Una necessità nata dal non poter far interrompere il fenomeno legato alle sette sfere del drago all’improvviso, tutt’altro: il limone andava spremuto e così come in questi anni abbiamo potuto assistere al proliferare di Super, nel 1996 accadde con GT, in Italia arrivato poi nel 2001 sempre per mano di Mediaset, nei suoi 64 episodi.

Il sortilegio di Pilaf

Cinque anni dopo il 28esimo torneo Tenkaichi, durante il quale Goku ha incontrato Ub, incarnazione di Majin Bu, Pilaf è riuscito a ottenere le sfere del drago. Sparito dai radar canonici dopo la prima saga classica di Dragon Ball, il terrestre è sempre accompagnato dai suoi due fedeli scagnozzi, per rievocare i tempi andati delle battaglie perse contro un bambino che non si sarebbe mai immaginato di dover salvare la Terra da temibili mostri. Supportato quindi da Mai e Shu, Pilaf, diversamente dal suo desiderio più anelato, diventare il padrone del mondo, accidentalmente chiede a Shenron di far tornare Goku all’età di dodici anni, la stessa che aveva quando si affrontarono la prima volta. Tornato magicamente bambino, il saiyan è costretto a viaggiare nell’universo insieme con Trunks e Pan per rintracciare le sfere del drago, seminatesi nei diversi pianeti al di fuori della Terra. Dietro questa lunga e annosa ricerca, però, si nasconde anche un grande pericolo, dapprima rappresentato da Baby, poi dall’avvento di Super C-17 e infine dai draghi malvagi, prima dell’inevitabile epilogo finale, dalle lacrime forti.

Dragon Ball GT: Grand Tour

Dragon Ball GT, la cui sigla sta per “Grand Tour“, come affermato dallo stesso Toriyama che si era occupato di una supervisione generale dell’opera, metteva in scena tre diversi archi narrativi, scanditi dalla presenza di tre temibili nemici, già enunciati poc’anzi. Dopo una sequela di avversari di poco conto, il primo reale pericolo che si para innanzi a Goku è Baby, un alieno Tsufuru creato poco prima della distruzione del suo popolo da parte dei Saiyan: dentro di sé, per questo, sente la necessità di annientare Goku, Pan e Trunks, appartenenti alla razza che ha sterminato la sua famiglia.

Sebbene lo scontro non regali emozioni, se non una che vedremo a breve, la saga di Dragon Ball GT mette i nostri eroi dinanzi alla delicata sfida con Super C-17: sebbene l’androide in Dragon Ball Super si rivelerà essere di un’importanza strategica fondamentale nella pericolosa sfida con gli altri universi, in GT l’originale C-17 si ritrova a esser stato trasformato in un cyborg completamente nuovo e fuso con un suo clone, creato dal Dottor Gelo e dal Dottor Mieu direttamente dagli inferi. In grado di assorbire gli attacchi energetici subiti, il cyborg si ritrova anche a essere assoggettato alle volontà del Dottor Mieu, in grado di controllarlo in tutto il combattimento contro Goku. L’esito dello scontro vede, in maniera abbastanza prevedibile, l’intervento di C-18, sorella dell’androide numero 17, capace di realizzare una breccia per la vittoria definitiva dei Saiyan.

La magia ha sempre un prezzo

La vera svolta filosofica adottata da Dragon Ball GT, però, si ritrova nell’arrivo dei sette draghi malvagi. La loro natura rappresenta un’evoluzione dai risvolti filosofici dell’intera trama della saga: nati, infatti, con l’obiettivo di cospargere l’universo di energia negativa, ogni drago rappresenta una delle sette sfere del drago, oltre a possederla incastonata in una parte del corpo. Tutti loro nascono dalla scissione di Dark Shenron, la controparte malvagia del drago delle sfere, manifestatosi dall’energia negativa generata dall’abuso del potere delle sfere del drago terrestri. La sua apparizione avviene subito dopo la sconfitta di Super C-17, che permette a Goku di riunire ancora una volta le sfere e prepararsi a chiedere di esaudire il proprio desiderio a Shenron: il messaggio, per quanto intuibile, è indubbiamente profondo e fa capire che nonostante l’esistenza di un potere così grande, qualsiasi tipo di magia richiede un prezzo da pagare, oltre allo specificare che modificare ancora una volta il corso degli eventi utilizzando il potere del Drago sarà impossibile.

Le sfide con i sette draghi mettono in seria difficoltà Goku, soprattutto negli scontri finali, fino ad arrivare a Li Shenron, l’unico malvagio a non essere legato a un elemento naturale: l’origine della sua nascita è da riscontrarsi nel desiderio di riportare in vita tutti coloro i quali fossero stati uccisi da Freezer e i suoi seguaci, una richiesta così imponente da aver fatto nascere un guerriero praticamente imbattibile. La sua sconfitta diventa possibile soltanto grazie prima alla fusione di Goku e Vegeta in stato di Super Saiyan 4, dando vita a Gogeta, e dopo alla sfera Genkidama che raccoglie l’energia di tutti gli esseri viventi dell’universo.

Le nuove trasformazioni dei Saiyan

Sebbene, insomma, i nemici di Dragon Ball GT non siano tutti ben caratterizzati e figli di un’identità ben precisa, la saga si concedeva molti vezzi stilistici nella creazione di nuove trasformazioni, soprattutto a partire da Goku. La prima è quella in Super Saiyan 4 (disponibile su Amazon), stato che Goku acquisisce dopo aver recuperato la lucidità durante la fase in scimmione dorato e che sfodera contro Baby. Utilizzato poi a grande ripetizione prima con C-17 e poi con i Draghi Malvagi, tale trasformazione permette a Goku anche di recuperare le sue sembianze da adulto, nonostante il desiderio di Pilaf lo abbia fatto tornare all’età di dodici anni. Subito dopo a seguirlo è Vegeta, in grado di ottenere tale nuovo stato grazie alla macchina generatrice di onde bluets di Bulma: il messaggio chiave di tale situazione è che non era il Super Saiyan a essere esclusiva del più forte, ma che lo era quello di livello quattro, raggiunto naturalmente solo da Goku. Vegeta, costretto sempre a inseguire, per poter ottenere tale trasformazione deve affidarsi alle capacità tecnologiche della moglie, ammettendo in un certo qual modo di non poter raggiungere gli stessi obiettivi dell’odiato Kakaroth.

I due, però, nonostante siano in maggioranza contro Li Shenron e nonostante abbiano raggiunto la potenza maggiore per un saiyan – fino a quel momento e senza la saga di Super – hanno comunque bisogno della fusione in Gogeta (disponibile su Amazon). Nata tramite la danza di Metamor, questa nuova forma necessita dei due saiyan nello stadio di Super Saiyan di livello 4: capelli scarlatti, vestiti tipici di Metamor e spaccone, può avere come vita soltanto quindici minuti, dato che consuma molta più energia del normale. Il suo intervento è atto esclusivamente a intimorire Li Shenron e indebolirlo per poi ricevere il colpo di grazia da Goku, ma di per sé apparve esclusivamente come un vezzo stilistico, come una necessità di realizzare una nuova forma di fusione dopo il successo di Vegeth, che aveva spinto già una volta i due più anziani saiyan a unirsi per salvare la Terra.

Nuovi protagonisti nel grande viaggio

Accanto alle novità riguardanti gli avversari e l’ambientazione, è impossibile non citare i due protagonisti che rappresentano l’originalità della saga GT: si parte da Pan, la figlia di Gohan e di Videl, quindi nipote sia di Goku che di Mister Satan. Dopo esser apparsa durante il Torneo Tenkaichi, ma ancora bambina, diventa una dei tre protagonisti principali della nuova saga. In alcune situazioni sembra essere quasi la vera protagonista, soprattutto per la necessità di spingere molto sul rapporto con il nonno, un eroe e un guerriero leggendario che ai suoi occhi è diventato un bambino di dodici anni, ma che è pur sempre l’uomo che la fa sentire al sicuro da tutti i pericoli. Proprio nel finale, infatti, nell’epilogo di GT, è Pan a prendersi cura del suo nipote, Goku Jr., un timido bambino che vive nell’ombra delle gesta di quello che è stato il suo omonimo avo, l’eroe della leggenda.

Accanto a Pan compare anche il piccolo robot Gil, originariamente conosciuto come T2006, nome in codice di una piccola palla tecnologica trovata dal trio sul pianeta Imeggia. Dopo aver ingoiato il radar per rintracciare le sfere del drago, diventa un fedele compagno di viaggio dei nostri, acquisendo tutte le funzioni del Dragon Radar. Gil ha rappresentato, per l’intera saga di Dragon Ball GT, non tanto la spalla comica, quanto la mascotte che ha saputo intenerire gli spettatori, nonostante fosse a tutti gli effetti una palla bianca con degli arti minuti, ma doppiato con dovizia dalla giovanissima Cinzia Massironi (Vegeta bambino in Dragon Ball Super, tra gli altri).

Dragon Ball GT: i film

Diversamente dalla prima saga e da Z, Dragon Ball GT non ha avuto una declinazione sul grande schermo tanto prolifica come i due fratelli. L’unico esperimento che si può definire essere un film, è Goku Gaiden, in Italia arrivato col titolo de “L’Ultima Battaglia” (disponibile su Amazon), con protagonista Goku Jr., nipote di Pan. 100 anni dopo la sconfitta di Baby per mano del Super Saiyan 4, tutti i guerrieri Z sono oramai morti per causa naturale e l’unica in vita è Pan, nonostante abbia superato i 100 anni di vita. Il passaggio del testimone al giovane ragazzo avviene nel momento in cui decide di iscriversi al Torneo Tenkaichi, per mostrare tutta la sua forza, nonché la trasformazione in Super Saiyan e il successivo recupero della sfera del drago a quattro stelle che apparteneva al nonno di Son Goku: proprio in questo frangente avviene il toccante incontro tra le due generazioni a confronto, con Paolo Torrisi che presta per l’ultima volta la voce al guerriero della leggenda, all’eroe della Terra. Goku Gaiden non aggiunse nulla alla narrazione già di per sé molto claudicante dell’intera saga di Dragon Ball GT, ma rappresentò un epilogo comunque valido per salutare per sempre Goku, almeno fino a quel momento.

Dragon Ball GT: i videogame

Allo stesso modo, sebbene i personaggi di GT siano stati proposti in vari roster degli altri videogiochi della saga, la produzione videoludica non è altrettanto corposa come quella di Z o della prima saga. Il titolo più famoso, nonché anche quello di un’importanza storica non indifferente nell’evoluzione del brand su console, è Dragon Ball GT: Final Bout (disponibile su Amazon), in Giappone pubblicato senza la dicitura “GT”. Picchiaduro a incontri pubblicato nel 1997, un anno dopo l’arrivo dell’anime sulle televisioni di Tokyo, fu il primo a vantare una grafica di gioco tridimensionale, allontanandosi dalle precedenti tecnologie. Con dieci personaggi in partenza, era possibile sbloccarne anche altri sette, per lo più trasformazioni, tra cui l’inevitabile Super Saiyan 4 di Goku. Boss finale del gioco era Baby, che però diversamente da tanti altri picchiaduro, una volta sconfitto non diventava utilizzabile dal giocatore. Riprendendo, inoltre, una meccanica già collaudata in Ultimate Battle 22, era possibile potenziare i vari lottatori come in un GDR, ottenendo una progressione di livello. Final Bout è a oggi pietra miliare della produzione videoludica per il suo aver rappresentato un momento importante della diffusione di Dragon Ball nel mondo, soprattutto in Italia: erano gli anni in cui la PlayStation iniziava a raggiungere le case di tutti ed erano gli anni in cui di Dragon Ball si parlava in ogni dove: nonostante il titolo fosse molto acerbo e dalla collocazione molto schizofrenica all’interno della continuity narrativa, resta nel cuore di molti appassionati.

Dragon Ball GT: amore ed odio

Dragon Ball GT ebbe il grande pregio, in Italia, di esser stato mandato in onda nel periodo in cui la febbre per i Saiyan era altissima e il desiderio di vedere altre avventure di Goku era over 9000. Dragon Ball era diventato un bisogno fisiologico per quella generazione, che nel 2001 ebbe l’occasione di vivere un’altra grande avventura con i protagonisti della saga, con ambientazioni nuove e nemici mai visti prima, dalla forza inaudita. Allo stesso tempo, però, Dragon Ball GT è una saga malvista da gran parte della critica e del pubblico: qualcuno l’ha definita “repellente”, altri finirono per cancellarla dalla propria memoria, concentrandosi sul finale di Dragon Ball Z, investito del ruolo di vera conclusione della saga di Akira Toriyama. Certo è che GT non è inserito tra i canoni dell’opera, il che rende l’avventura di Goku tornato bambino quasi un enorme filler, un riempitivo per soddisfare le necessità dei fan del tempo, ma nulla più. E in un certo qual senso, anche l’esistenza di Super, che riprende gli eventi dal penultimo episodio di Z, pare voglia ammetterlo. Con buona pace di Pan e Trunks.

E’ in arrivo un nuovo videogame dedicato alla saga di Dragon Ball:Dragon Ball Z Kakarot. Scopritene tutti i dettagli nel nostro speciale in attesa dell’apertura dei preorder!