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Dragonero – Il Ribelle: La Ritornante, recensione

In questi giorni, nei gruppi social dedicati a Dragonero, alcuni lettori hanno pacatamente sollevato le proprie perplessità sull’attuale direzione della serie. Il passaggio all’era de Il Ribelle sembra avere scontentato qualcuno, che vede in questa evoluzione (attenzione, non rivoluzione) del protagonista una sorta di tradimento rispetto alla continuity della serie fantasy bonelliana. Legittima ogni opinione, ma a fugare queste critiche, dal punto di vista strutturale della saga, basterebbe leggere La ritornante, storia sceneggiata da Enoch, su cui può ragionare in merito alla gestione della continuity della serie.

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Dare un senso di coerenza e continuità in una serie a fumetti è una sfida che si può tentare di vincere affidandosi a più strumenti. Per Dragonero, Enoch e Vietti non si sono limitati a basarsi sull’onnipresenza del protagonista, figura fondante della saga, ma hanno da sempre investito molta della loro opera nel dare vita ad aspetti differenti della loro ambientazione. Che fosse una particolare popolazione, un evento di immani proporzioni o una consuetudine sociale, i due autori hanno sempre cercato di trasmettere una dinamicità spontanea e coerente al proprio mondo, senza inganni per i lettori ma con l’intenzione di offrire non solamente uno sguardo nella vita di Ian, ma un intero mondo di possibilità. Lo dimostrano le diverse serie nate in seno alla saga, come Senzanima e Dragonero Adventures, che nel raccontare diversi istanti della vita di Ian hanno colmato e approfondito aneddoti ed eventi centrali per l’evolversi dell’Erondar.

La Ritornante, un incontro particolare per Ian e Gmor

Come si colloca all’interno di questo discorso La Ritornante? Una prima chiave di lettura è proprio Gheal, la ragazza cui fa riferimento il titolo dell’albo. I ritornanti sono già stati presentati precedentemente, hanno avuto un ruolo centrale all’interno della vita di Ian (basti pensare al fratello o al suo comandante Greevo durante il suo trascorso mercenario), con La ritornante tornano all’interno della serie, con tutto il loro carico di mistero. Non chiamiamoli zombie, però, perché la resurrezione dei ritornanti ha una differente connotazione, una radice magica mai chiarita che, con questa sua indeterminazione, arricchisce di fascino questi esseri maledetti. L’inserimento all’interno della dinamica della storia di un personaggio come Gheal non è puramente strumentale, ma ha una sua valenza, è parte integrante della natura di una figura che entra a far parte dell’universo di Dragonero.

Non solo Gheal ci ricorda questa continuity. La missione che porta Ian e Gmor a incrociare la strada della ritornante, infatti, è vitale per la Ribellione: trovare un nuovo alleato, sfruttando vecchie amicizie di Ian. Negli ultimi albi, come Le Gazze Ladre, questa disperata ricerca di supporto è sempre più evidente, segno che la Ribellione, come ci si potrebbe aspettare, si stia scontrando con una realtà più dura di quanto immaginato. L’assedio fallito alla capitale, la caccia spietata con cui il trono, o meglio i manipolatori dietro di esso, si accaniscono contro Ian e i ribelli sono pressioni che non mancano di far sentire il proprio peso.

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La disperazione con cui Ian e Gmor affrontano il loro delicato incarico, infatti, non è solo una dimostrazione di coraggio, ma anche un segno di come la Ribellione sia prossima a un punto di non ritorno, in cui giocoforza sarà necessario tentare un’azione risolutiva. Condizione in cui si è messi anche da una maggior dinamicità da parte del trono erondariano, che dopo avere mostrato la sua temuta magia con il Pianto Rosso, non esita ora a utilizzarlo come minaccia, inviando Lady Sofia, la pericolosa moglie di Roney, a ricordare ai signori dissidenti quali sia il loro destino in caso di mancata obbedienza.

Enoch intreccia tutti questi elementi in La Ritornante, rendendoli un elemento di fondo per la vicenda principale, legata alla presenza di Gheal, ma che concorrono a mantenere la sensazione di coesione tra i diversi capitoli della vita di Ian. Più volte si è detto che non è l’aderenza all’esistenza del protagonista o il preservare una frenesia narrativa a dare il senso di solidità di Dragonero. Come hanno dimostrato maestri della narrativa fantasy come Erikson, Rothfuss, Abercrombie o Sanderson con il suo Sabbia Bianca, la coerenza di un’ambientazione (e della sua continuity) è nel world building, ossia nel dare vita a un mondo che, con proprie regole e peculiarità, sia fedele a se stesso.

Enoch e Vietti sono due maestri in questo, non si fanno prendere della narrazione, ma impostano un racconto che sia consapevole dei tempi necessari a sviluppare situazioni credibili e che si evolvano con il proseguire della trama orizzontale. In La Ritornante, ad esempio, abbiamo nuovamente in azioni i bestiarii, che da cacciatori di mostri, sono divenuti bounty hunter, conseguenza del nuovo ordine sociale dell’Erondar e che ha un impatto manifesto sulla vita di Ian e compagni.

Una storia avvicente

Una storia che dietro un dinamismo avvincente, lascia nuovamente trapelare l’animo violento e ferino dell’attuale Erondar. Una sensazione narrativa che trova in Manolo Morrone un interprete perfetto, capace di cogliere i toni umorali della trama e convogliarli in tavole in cui un mirabile e personale utilizzo delle ombre interpreta al meglio la vicenda. Dalla luminosità con cui viene ritratto il ritrovamento di Gheal, esaltando l’espressività di Ian e Gmor, al delicato utilizzo dei neri nel dover interpretare scene più violente, Morrone lavora senza eccedere ma operando delicatamente sui dettagli e su un uso della gabbia particolarmente avvincente, come nella sequenza in cui Gheal affronta la padrona della casa di accoglienza, mostrando anche una perfetta visione delle movenze dei personaggi.

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Sensibilità che traspare anche nelle tavole realizzate da Gianluca Pagliarani, che racconta gli ultimi, violenti istanti della precedente vita di Gheal. Momento di una certa ferocia, fisica ed emotiva, che Pagliarani ritrae nella sua crudezza ma preservando il senso di tragedia. La bravura di Pagliarani si mostra anche nella tavola di copertina dove il disegnatore sfoggia una padronanza del movimento e della sincronia tra i diversi personaggi convincente, sensazione acuita dalla felice intuizione del coltello ‘vibrante’, che imprime ulteriore dinamismo alla tavola, ennesima prova del talento non solo cromatico ma di percezione e sensibilità della visione d’insieme di Paolo Francescutto.

Immancabili, anche per La Ritornante, Luca Barbieri con le sue Cronache della Ribellion e Marina Sanfelice al lettering. Presenze fisse di Dragonero che vedremo nuovamente in azione in L’assalto degli sparvieri, il prossimo numero di Dragonero – Il Ribelle, la cui copertina mostrata in questi giorni da Bonelli e lascia presagire un’avventura ad alto tasso di adrenalina.

Dall’ombra insorgiamo. Nel silenzio colpiamo.

Dragonero – Il Ribelle: La Ritornante

La Ritornante si colloca all'interno del tessuto narrativo dell'ultimo periodo di Dragonero, unendo una maggior definizione dell'ambientazione del nuovo Erondar alla costruzione dei presupposti per l'evoluzione della Ribellione.

Pro

  • Storia avvincente
  • Enoch arricchisce il contesto sociale di Dragonero con nuovi dettagli
  • Morrone regala grandi emozioni

Contro

  • Non pervenuti