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Sabbia Bianca: l’origine della narrativa di Sanderson

La letteratura fantasy moderna è divenuta un terreno fertile per una nuova generazione di autori, che, dopo essersi formata sulle opere di mostri sacri come Tolkien o Brooks, hanno dato nuova linfa al genere, dando vita a nuove declinazioni del fantasy. Figlia di questa volontà di esplorare nuovi orizzonti è la narrativa di Brandon Sanderson, prolifico autore americano, che con la sua fantasia ha, in pochi anni, scritto saghe fantasy che sono divenute subito dei bestsellers, come il ciclo di Mistborn o Le Cronache della Folgoluce. Come tutti gli autori, anche Sanderson ha avuto un momento inziale in cui la sua narrativa era ancora in cerca di una propria forma, un primo passo che finalmente possiamo leggere grazie a Sabbia Bianca, corposo volume a fumetti pubblicato da Mondadori nella sua collana Oscar Fantastica.

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Abituati a leggere i romanzi di Sanderson, sperimentare la sua creatività all’interno di un fumetto è un’esperienza nuova, ma che diviene uno strumento per comprendere quali siano stati gli spunti dello scrittore. In ogni opera del romanziere si riscontra una cura quasi maniacale nella creazione del word building, non limitandosi a una semplice caratterizzazione stilistica, ma costruendo una dinamica sociale completa e credibile, che tocca aspetti spesso trascurati come politica e forme linguistiche. Sabbia Bianca, che rappresenta l’origine concettuale della narrativa di Sanderson, mostra già queste sue doti, in una forma seminale che risente ancora dell’influenza di altri celebri scrittori fantasy e sci-fi a cui Sanderson non manca di riconoscere un ruolo formativo per la sua vena autoriale.

Sabbia Bianca: il fantasy desertico di Sanderson

I Dominatori della Sabbia sono una forza mistica di Taidin, pianeta del Cosmoverso di Sanderson, capaci di manipolare la sabbia, in modo da renderla un’arma o uno strumento socialmente utile. Questo loro potere li ha resi apparentemente supponenti e avidi, spingendoli a sentirsi immuni alle leggi che regolano la vita di Kezare, città sorta ai bordi del deserto e in cui i Mestieri governano tramite un organo collegiale. Centro di potere in cui i Dominatori sono visti malamente, con invidia da parte degli altri Mestieri che aspettano con ansia l’occasione di poter cancellare questa forza mistica e politica.

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Possibilità che si presenta quando, durante una delle tante prove a cui sono sottoposti i giovani discepoli, i Dominatori della Sabbia vengono attaccati e quasi sterminati dai Kertziani, popolo barbaro da sempre nemico di Kezare e che sono stati ripetutamente battuti sconfitti dai Dominatori. Una tradizione che viene meno in questa battaglia, che vede come unico sopravvissuto Kenton, figlio del Minstrell dei Dominatori e uno dei meno dotati degli allievi, che dopo avere incredibilmente superato una delle prove più ardue del suo Mestiere, si ritrova a ereditare il ruolo paterno come capo del Diem, l’assemblea dei Dominatori della Sabbia. In questo ruolo, dovrà impedire agli altri Mestieri di sciogliere il Diem, affrontando sia i dissidi interni alla sua gente che la sfiducia della popolazione di Kezare.

Al suo fianco avrà il fraterno amico Aaarik, e la straniera Lady Khrissalla, donna proveniente dalle terre in ombre di Taidin (note come Foscolato), giunta nel Fulgilato per scoprire le sorti del suo amato, sparito durante una spedizione alla ricerca dei leggendari Maghi delle Sabbie. Kenton dovrà affidarsi a questi due compagni di avventura per dare un futuro alla propria gente e risolvere il mistero sul tradimento che ha condotto i Dominatori delle Sabbia sull’orlo dell’estinzione, scoprendo realtà a lungo ignorate e che rischiano di sconvolgere le fondamenta della stessa Kezare.

Con Sabbia Bianca, Sanderson aveva già imbastito quello che sarebbe divenuto uno dei tratti più riconoscibili della sua narrativa. Kezare e la sua dinamica socio-politica sono resi con particolare dovizia di particolari, tramite i dialoghi tra i personaggi vengono fornite tutte le spiegazioni per comprendere al meglio le particolarità di questa città stato. L’espediente della straniera che si approccia a una nuova società, ruolo rivestito da Khrisalla, è perfetto come strumento per animare questa dinamica dialettica, impreziosita da una felice intuizione grafica, che vede, in presenza di personaggi non accumunati da una lingua comune, i baloon assumere delicate tinte differenti per identificare il linguaggio usato dal personaggio.

Sanderson, abile costruttori di mondi

Sanderson, in questa sua opera primigenia, mostra ancora una certa immaturità, lasciandosi ancora suggestionare in modo troppo evidente dalle sue letture, come l’autore ammette onestamente nell’introduzione dell’edizione Mondadori di Sabbia Bianca. Al momento della stesura dei quello che sarebbe poi divenuto questo imponente volume a fumetti, Sanderson era ancora un autore di racconti brevi, da lui stesso definiti ‘poco originali’, e la creazione di ciò che sarebbe poi divenuto Taidin è stata la sua prima opera di world building. Un primo passo che tradisce le forti influenze di Dune e di altri capisaldi della letteratura fantasy, come La Ruota del Tempo (di cui poi proprio Sanderson avrebbe scritto i capitoli finali, alla morte di Jordan).

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Una concessione che si può concedere ad un allora giovane autore, considerato come in Sabbia Bianca, adattato poi per il medium fumetto da Rik Hoskins, si intravedano già le future caratteristiche dell’opera di Sanderson. Il protagonista che affronta il mondo da una posizione di svantaggio e costretto ad affrontare la diffidenza di tutti, un percorso di comprensione dei propri poteri che coincide con l’ascesa al ruolo di eroe sono tematiche care a Sanderson, capace di narrarle con enfasi e passione. A questo, si unisce la perfetta costruzione di un ordine sociale che Sanderson perfezionerà poi in Mistborn e Le Cronache della Folgoluce. Questa sua capacità, da Sabbia Bianca, si evolve passando per Elantris o Il Conciliatore, ma è in Sabbia Bianca che possiamo apprezzare al meglio questa sua iniziale voglia di non limitarsi a raccontare storie, ma creare dei mondi di incredibile bellezza.

Una complessità che viene valorizzata da disegni di Julius Gopez, che nei primi tre capitoli di Sabbia Bianca ritrae un modo iperdettagliato e epico, perfetto per trasmettere le sensazioni della verve narrativa di Sanderson. Il tratto di Gopez è impeccabile, eccelle nella costruzione architettonica di Taidin, ma è superbo nel ritrarre i protagonisti, con una valorizzazione della loro fisicità magnifica, vitale. Movenze, espressioni e piccoli vezzi di ogni personaggio sono resi con un realismo avvincente, inserendoli all’interno di gabbie che mutano di tavola in tavola, seguendo un racconto visuale intenso e avvolgente.

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Meno d’impatto, per quanto comunque godibili, i capitoli affidati a Fritz Casas, più sintetico nel suo linguaggio visivo e meno generoso in movenze e dettaglio. Il passaggio del testimone tra i due disegnatori è netto e rischia di deludere, passando da una ricchezza artistica come quella di Gopez alla narrazione visiva parca ed essenziale di Casas.

Un volume fantasy imperdibile

Sensazione che si traspira nel passaggio dalla colorazione di Ross Campbell a quella del Salvatore Aiala Studio, dove il primo interpreta al meglio le tensioni narrative sia della storia che del disegno, specialmente nel dare tono alla manifestazione del potere dei Dominatori e nel gestire la complessa dinamica di luci e ombre che caratterizza l’ambientazione. Lavorando sui disegni di Casa, la colorazione di Salvatore Aiala Studios sembra adeguarsi a questa più pacata interpretazione della grammatica narrativa di Sanderson, trasmettendo minor grinta nella fase finale della storia.

Lodevole il lavoro di Mondadori, che pubblica Sabbia Bianca in un corposo volume, in cui è presente l’intero ciclo, arricchito da un generoso comparto di extra che mostrano l’incredibile lavoro di Gopez in fase di realizzazione delle sue incredibili tavole. Il prezzo di copertina, per quanto di una certa importanza, è ampiamente motivato non solo dal fascino dell’opera di Sanderson, ma anche per la cura editoriale encomiabile con cui Mondadori ha confezionato un volume a fumetti che affascinerà ogni appassionato di Sanderson.

Sabbia Bianca


In Sabbia Bianca, adattato poi per il medium fumetto da Rik Hoskins, si intravedano già le future caratteristiche dell’opera di Sanderson. Il protagonista che affronta il mondo da una posizione di svantaggio e costretto ad affrontare la diffidenza di tutti, un percorso di comprensione dei propri poteri che coincide con l’ascesa al ruolo di eroe sono tematiche care a Sanderson, capace di narrarle con enfasi e passione

Pro

  • Storia appassionante e ben scandita
  • Sanderson è un maestro nel world building
  • Julius Gopez interpreta magnificcamente la trama di Sanderson
  • Mondadori realizza un volume di grande qualità

Contro

  • Alcuni aspetti sono derivativi di altri grandi classici del fantasy
  • I disegni di Casas non rendono giustiza al lavoro di Sanderson