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Due studi svelano gli effetti di Chernobyl sulle nuove generazioni

Due nuovi documenti, pubblicati giovedì 22 Aprile 2021, evidenziano le conseguenze dell’incidente nucleare di Chernobyl avvenuto oltre trent’anni fa sulle nuove generazioni, non direttamente coinvolte nel disastro. Uno studio potrebbe aiutare a spiegare perché i sopravvissuti hanno maggiori probabilità di sviluppare il cancro alla tiroide, mentre un altro ha trovato prove che questi sopravvissuti non sembrano aver trasmesso mutazioni potenzialmente dannose ai loro figli.

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L’incidente del 1986 alla centrale nucleare di Chernobyl (clicca qui per acquistare la serie tv sul disastro nucleare), situata vicino alla città di Pripyat, nell’attuale Ucraina, è ancora considerato uno dei peggiori disastri del suo genere. Un test di sicurezza fallito ha provocato due grandi esplosioni che hanno rotto il nucleo del Reattore Quattro e distrutto parte dell’edificio circostante. La distruzione ha causato enormi incendi e rilasciato una significativa contaminazione radioattiva nell’aria e nell’ambiente.

Gli incendi hanno ucciso due persone, mentre l’esposizione alle radiazioni è stata abbastanza grave da uccidere circa ventotto addetti dell’impianto e vigili del fuoco nei mesi successivi all’incidente. Più di altre 100 persone hanno sofferto di malattie acute da radiazioni e si stima che oltre otto milioni di persone, comprese duecento mila persone coinvolte nello sforzo di pulizia, siano state alla fine esposte a dosi di radiazioni più elevate del normale. La terra che circonda Chernobyl è ancora altamente radioattiva. Più recentemente, gli incendi vicino al sito hanno aumentato il rischio che le radiazioni persistenti potessero essere nuovamente disperse nell’aria.

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L’unico legame chiaro tra l’incidente e problemi di salute a lungo termine in coloro che vivono nelle vicinanze è stato il cancro alla tiroide, in particolare nei bambini. Tra il 1991 e il 2015, ci sono stati circa 20.000 casi di cancro alla tiroide documentati tra le persone che avevano meno di diciotto anni al momento dell’incidente. E uno studio nel 2018 condotto dalle Nazioni Unite ha stimato che uno su quattro di questi casi potrebbe “probabilmente” essere attribuito all’esposizione alle radiazioni. I nuovi studi, entrambi pubblicati su Science (potete leggerli a questo link), hanno esaminato ciascuno un aspetto diverso dell’incidente e dei suoi potenziali danni.

La base di partenza per il primo studio studio sono stati quasi quattrocento sopravvissuti in Ucraina che avevano sviluppato un cancro alla tiroide probabilmente collegato a Chernobyl. Questi soggetti sono stati confrontati con i malati di cancro nel paese che non erano stati esposti all’incidente, poiché erano nati in seguito. Con l’aiuto di campioni di sangue e biopsie, gli scienziati hanno sequenziato i genomi di questi pazienti e misurato i livelli di espressione genica e le possibili modifiche di quest’ultima, mutazioni che potrebbero essere correlate alla radiazione, altrimenti nota come epigenetica di una persona.

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Il team ha infine trovato un possibile “effetto dose”, in cui dosi più elevate di radiazioni durante l’incidente in giovane età erano associate a più rotture di entrambi i filamenti di DNA nei tumori sviluppati dalle persone. Queste rotture del DNA a doppio filamento erano anche collegate a mutazioni potenzialmente dannose note come fusioni geniche, in cui i fili si rompono e poi si fondono di nuovo insieme in modo errato. Ma i tumori della tiroide in quelli non influenzati dalle radiazioni avevano maggiori probabilità di essere causati da mutazioni puntiformi, dove un singolo cambiamento chiave in un gene porta alla crescita del tumore. I risultati potrebbero rappresentare una caratteristica unica dei tumori indotti dalle radiazioni, che un giorno potrebbe aiutare i medici a distinguerli da altri tumori.

L’altro studio, nel frattempo, ha analizzato la genetica dei bambini nati dopo o sopravvissuti a Chernobyl. Gli studiosi hanno cercato specificamente mutazioni de novo, o germinali, cioè quelle che insorgono nello sperma o nell’ovulo di un genitore che possono essere trasmesse alla prole. Ma rispetto ai bambini nati da genitori non esposti, i ricercatori non hanno riscontrato alcun aumento delle mutazioni de novo tra i figli dei sopravvissuti. I risultati, secondo gli autori, dovrebbero essere un sollievo per le persone preoccupate per gli impatti di altri recenti incidenti nucleari sulle generazioni future, come l’incidente di Fukushima del 2011 in Giappone.

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“Consideriamo questi risultati molto rassicuranti per le persone che vivevano a Fukushima al momento dell’incidente nel 2011”, ha detto l’autore dello studio Stephen Chanock, direttore della Divisione di epidemiologia e genetica del cancro del National Cancer Institute, in una dichiarazione rilasciata dal NCI. “Le dosi di radiazioni in Giappone sono note per essere state inferiori a quelle registrate a Chernobyl”.

Entrambi gli studi dovrebbero anche avvicinarci alla comprensione degli effetti sulla salute delle radiazioni sulle persone.

“Negli ultimi anni, i progressi nella tecnologia di sequenziamento del DNA ci hanno permesso di iniziare ad affrontare alcune delle domande importanti, in parte attraverso analisi genomiche complete, condotte in studi epidemiologici ben progettati”, ha detto Chanock.