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Dylan Dog 418 BIS: Qwertyngton, recensione

Trentacinque anni di vita editoriale per Dylan Dog e non mancano mai le “prime volte”. Avete mai visto un albo numerato come “bis”? Sicuramente no, o almeno per quanto riguarda il nostro indagatore dell’incubo, che il mese scorso è approdato in edicola con il primo numero di una speciale trilogia dedicata a Vasco Rossi, mentre in questi giorni – e per la prima volta – è tornato nuovamente per regalarci un #418 BIS che ci catapulterà negli assurdi meandri della cittadina di Qwertyngton. Voi sapete come arrivarci?

Dylan Dog 418bis: Qwertyngton

Dylan Dog arriva a Qwertyngton e fa il bis!

Finendo di leggere questo singolare albo bis, abbiamo avuto l’impressione di essere tornati indietro nel tempo. E non per colpa delle pieghe temporali che si verificano nello strano paese di Qwertyngton del Galles, ma perché abbiamo tra le mani una storia “vecchio stampo”… se non fosse per qualche elemento inedito per la serie regolare. Vi togliamo dalle spine e veniamo al dunque.

La storia messa in opera da Luca Vanzella, approdo inedito della serie regolare di Dylan (lo avevamo apprezzato solo nel n.15 del Dylan Dog Color Fest, oltre ad avere sceneggiato alcuni albi della seconda e della terza stagione di Orfani), segue binari semplici, quasi scontati oseremmo dire per il nostro indagatore, che si vede chiamato ad indagare sulla scomparsa di Jennifer, dopo essersi diretta in un paese dal nome impronunciabile e improbabile: Qwertyngton.

Dylan Dog 418bis: Qwertyngton

Ovviamente, non si tratta di un banale caso di persona scomparsa destinato a Scotland Yard, perché in netta contrapposizione di un inizio che sa tanto di “già visto”, l’autore si è divertito (ne siamo certi n.d.r.) a immaginare e scrivere tutte le assurdità che succedono a Qwertyngton. Dopo aver sfidato la “regina delle rotonde stradali”, incubo di ogni automobilista – e non stiamo parlando di chi ignora le semplici regole di dare precedenza – Dylan dovrà vedersela con piogge che provocano cloni, alta marea del manto stradale e tante altre cose incredibili ma terribilmente ordinarie per gli abitanti di Qwertyngton. Ma l’elemento chiave di tutta la storia resta il tempo, che ci riporta a un finale davvero sorprendente.

Ci fermiamo qui per evitare fastidiosi spoiler, anche perché la storia di Vanzella diverte per originalità, anche se lo zoccolo duro dei fan più dylaniati riconosceranno diverse assonanze con le storie di primissima concezione del personaggio creato da Sclavi (come ad esempio il #136 Lassù qualcuno ci chiama citato perfino in questo albo).

Questo Dylan Dog 418bis si incastona benissimo nell’accezione degli infiniti schemi temporali portati avanti in ben trentacinque anni di storie, da I Killer Venuti dal Buio, La Storia di Dylan Dog, fino ad arrivare alle soluzioni adottate nel ciclo della meteora, quello de Il Pianeta dei Morti del bravissimo Bilotta e infine l’attuale inaugurato col mini ciclo 666. Quanti Dylan possibili? Infiniti, ma tutti riconducibili all’orrore e a quella singolarità che ci ha fatto innamorare del personaggio vedendolo come un fratello maggiore.

Dylan Dog 418bis: Qwertyngton

Quanti volti di Dylan Dog conosciamo?

Con tutti gli autori che si sono susseguiti in questi anni, abbiamo conosciuto decine e decine di interpretazioni del volto di Dylan Dog. Molte celebri, amate o odiate e immediatamente riconoscibili come un marchio di fabbrica. Non staremo qui ad elencarle, rischiando di mettere ingiustamente da parte qualcuno. Ma ci siamo capiti.

Luca Genovese lo abbiamo ammirato insieme al suo socio artistico Luca Vanzella in Orfani, John Doe, nello stesso Dylan Dog Color Fest #15 del debutto di Vanzella nel mondo di Dylan e ancora nel Dylan Dog Magazine #2. Quindi questo 418bis è la sua prima prova nella serie regolare. Concessi gli sperimentalismi del Color Fest, quanto ci è piaciuta la particolarissima interpretazione di Dylan in questo albo?

Poniamo subito in evidenza che una delle peculiarità del nostro fumetto preferito è quella di offrire delle tavole con uno stile quasi sempre calzante con la storia narrata (potete vedere un esercizio di questo tipo nella doppia storia di appena due mesi fa n.d.r.) e, anche stavolta, tale qualità non va in secondo piano. Genovese ha realizzato delle tavole divertenti e paradossali in perfetta armonia con la storia narrata, e anche se il volto di Dylan rifugge un po’ quei canoni tradizionali che tutti conosciamo, resta comunque un ottimo tentativo che abbiamo apprezzato. Ma siamo pronti a scommettere che non tutti riusciranno ad apprezzare l’audace interpretazione.

Sulla cover capeggia un avviso un po’ stonato, ma dovuto, sull’eccezionalità dell’albo bis, mentre Gigi Cavenago sceglie una ridotta policromia che anticipa una certa disperazione e rassegnazione nel paesaggio di Qwertyngton. Come già successo in altre cover, il nostro amichevole copertinista di quartiere riesce a dare il meglio di sé quando dedica tanto spazio agli scenari. Non che le altre cover siano da meno eh…

Dylan Dog #418 BIS Qwertyngton ci è piaciuto per tutta una serie di motivi. In prima battuta per la fedeltà allo spirito delle storie del Dylan della prima ora, per l’audacia delle tavole e, ovviamente, non passa inosservata la possibilità – per la prima volta in assoluto – di leggere due storie della serie regolare in un solo mese. È stato un po’ come sentirsi a teatro e chiedere il “bis”, o semplicemente come quando si è seduti a tavola e non si è ancora sazi. Con Dylan capita abbastanza spesso.

Per la lettura di questo albo vi consigliamo Mad World dei Tears For Fears e ci leggiamo su queste pagine tra qualche giorno (suona meravigliosamente!) per la seconda storia del mini ciclo che omaggia Vasco Rossi: Albachiara!

Dylan Dog #418 BIS – Qwertyngton

Dylan Dog 418 Bis: Qwertyngton è stato un albo che ci ha sorpreso sotto moltissimi aspetti. L’ingresso dei suoi autori nella serie regolare, Vanzella e Genovese, ha permesso di rievocare alcuni paradigmi delle storie classiche (una persona scomparsa in un luogo misterioso tutto da scoprire), legandoli a degli elementi originali che ci hanno divertito fino alla fine, così come la particolare interpretazione delle fattezze di un Dylan quasi cartoonesco che in genere sarebbe stato ospitato nel Color Fest. Gigi Cavenago ci regala una cover angosciante che offre ampio spazio allo scenario: un esercizio di stile che gli riesce sempre molto bene. Se aggiungiamo anche che per la prima volta abbiamo in un solo mese ben due storie della serie regolare… possiamo solo essere felici!

Pro

  • Ottimo sviluppo della storia e Qwertyngton non si dimentica;
  • Alcuni elementi richiamano le classiche storie di Dylan;
  • Interpretazione di Dylan audace per la serie regolare…

Contro

  • … che forse non piacerà ai puristi.