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Highlander: gli Immortali conquistano il cinema

Quando si parla di immortalità al cinema, per un’intera generazione di spettatori il primo nome che viene in mente è uno: Connor MacLeod. Ben prima della Andy di The Old Guard, Connor MacLeod del clan MacLeod, divenne un’icona del cinema d’azione degli anni ’80, con il suo mondo di battaglie all’arma bianca e poteri unici, capace di creare un franchise, non di grande rilevanza, ma comunque in grado di dare vita a tre seguiti e una serie televisiva. Ma il vero cult della saga rimane il primo Highlander, che arrivò nei cinema americani il 7 marzo 1986.

E fu un esordio tutt’altro che positivo, nonostante dietro la produzione di Highlander ci fossero dei nomi prestigiosi per l’epoca, impegnati in diversi ambiti della pellicola. Ma come accade spesso, tutto ebbe inizio da un’idea nata all’improvviso.

Chi vuole vivere per sempre?

Durante una vacanza in Scozia, lo sceneggiatore Gregory Widen si ritrovò a visitare un museo di Edimburgo. Occasione in cui si trovò davanti ad un’antica armatura medioevale, la cui visione fece sorgere nella mente di Widen una domanda: cosa avrebbe pensato il guerriero che la aveva indossata del mondo moderno? Da questo interrogativo, inizialmente, Widen iniziò a scrivere una prima sceneggiatura, intitolata Dark Knight, che avrebbe dovuta essere la sua tesi di laurea.

Da studente squattrinato, Widen vendette poi a 200.000 dollari la propria sceneggiatura, che divenne la base di un film inizialmente intitolata Shadow Clan. L’idea era molto diversa da quella che sarebbe poi divenuto Highlander, soprattutto in termini di violenza.

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Inizialmente, Connor McLeod era nato agli del ‘400, non si sposò e lasciò volontariamente il suo villaggio. Ramirez era decisamente più giovane, nato nella Spagna del 1100 e non nell’antico Egitto, mentre il Kurgan non era un assassino spietato, ma un semplice cavaliere. Anche la mitologia legata agli Immortali era differente: potevano avere figli (si parlava anche degli eredi di McLeod), non era stata sviluppata l’idea dell’Adunanza e non era presente il Premio. Motivo per cui il finale vedeva Connor sconfiggere il Cavaliere e accasciarsi poi al suolo in preda a dolori incredibili, terminando bruscamente la storia e lasciando il dubbio sulla sorte di McLeod.

Questa prima stesura non convinse i produttori, che, pur vedendo spunti promettenti, ritennero la sceneggiatura poco appassionante. Widen fu quindi costretto a riscrivere la trama per eliminare i passaggi più cruenti, portandolo a scegliere di ricreare da zero la sua idea, arrivando a concepire la forma definitiva degli Immortali come li conosciamo oggi.

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Venne quindi introdotta la figura della moglie di McLeod, elemento narrativo nodale per la trama, ma soprattutto furono sviluppati i concetti dell’Adunanza e del Premio. Gli Immortali divennero quindi sterili e costretti a lottare tra loro all’insegna del ‘Ne resterà soltanto uno’, il solo che avrebbe potuto conquistare il Premio. L’ultimo Immortale, infatti, avrebbe ottenuto una vita mortale, potendo anche dare vita ad una discendenza e avrebbe guidato l’umanità verso una nuova era di prosperità.

Conclusa la parte di scrittura della trama, si identificò in Russel Mulcahy il regista per Highlander. Mulcahy all’epoca era noto per il suo lavoro all’interno della produzione di videoclip, una consuetudine che si vedrà anche nella versione finale del film, dove alcune scene trovano una particolare sinergia tra colonna sonora e girato.

Costruire il mondo degli Immortali

Una volta trovato il regista, era il momento di selezionare le location in cui girare Highlander. Data l’ambientazione fortemente legata alla Scozia, le riprese di divisero tra New York, Londra e la Scozia, dove si ricreò il passato di Connor McLeod, ma evidentemente senza un buon lavoro di ricerca, considerato che venne commesso un errore geografico non da poco.

Connor McLeod sostiene, nel film, di esser nato sulle rive di Loch Shiel, a Glenfinnan. Nel film, però, il villaggio ricreato mostra però il castello di Eilean Donan, sul Loch Duich. Per ricreare un villaggio tipico del periodo, il parcheggio antistante il castello venne letteralmente ricoperto di torba e sterpaglie, mentre una costruzione relativamente troppo moderna rispetto al periodo venne nascosta da una gigantesca parete dipinta.

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Per popolare questo villaggio, e per la battaglia in cui Connor McLeod divenne Immortale, vennero reclutate centinaia di comparse, ricompensate con una somma di 25 sterline, a cui si aggiungevano altre dieci sterline se la comparsa portava il proprio cavallo! Fortunatamente per la produzione, gran parte dei figuranti erano studenti della vicina Univesità di Glasgow, soprattutto perché, seguendo la moda del periodo, avevano tutti capigliature fluenti.

E le sterline promesse se le guadagnarono tutte, considerato che durante le riprese ci si confrontò con il tempo inclemente, costringendo la troupe a filmare tra neve, piogge torrenziali e condizioni meteo da fine del mondo. Una situazione che spaventò Mulcahy, timoroso del fatto che le comparse potessero abbandonare il set, ma che venne rincuorato soprattutto dai giovani studenti, i quali rimasero a una condizione: una bottiglia di scotch extra a fine giornata!

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Spade, parcheggi e tetti distrutti

Altre difficoltà, però, emersero anche nelle location meno impervie, come New York o Londra.

La prima fu come rendere appassionante i duelli all’arma bianca. Nell’epoca in cui l’immaginario dei combattimenti con le spade era stato invaso dai luminosi effetti delle spade laser di Star Wars, Highlander doveva mostrare qualcosa di spettacolare, ma realistico.

Venne quindi deciso di far scintillare le spade, che durante i duelli avrebbero emesso scintille. Per realizzare questo effetto, le spade erano collegate a dei cavi che, scorrendo negli abiti degli attori, arrivavano ad una batteria per auto. Una lama era collegata al polo positivo, l’altra a quello negativo, creando così l’effetto desiderato al loro contatto.

Ma un combattimento non poté utilizzare questo escamotage: lo scontro finale. Svolgendosi in un ambiente allagato, utilizzare quel sistema avrebbe messo a rischio gli attori, quindi per questa lotta si decise di inserire delle scintille in post-produzione.

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L’effetto delle scintille compare già nel primo duello, avvenuto nel parcheggio del Madison Square Garden. O meglio, in quello che dovrebbe essere il Madison Square Garden, visto che in realtà la scena non è stata nemmeno girata a New York, bensì a Londra. Per contenere le spese, infatti, la produzione aveva deciso di girare quanto più possibile in Inghilterra, ma considerato che i parcheggi londinesi avevano un’altezza decisamente inferiore rispetto a quelli americani, si affittò un mercato agricolo coperto, lo si riadattò a parcheggio e si convinse gli spettatori che McLeod stava lottando sotto il Madison Square Garden.

In compenso, a New York vennero girate altre scene importanti di Highlander, anche se non si riuscì a girare in una location in cui Mulcahy voleva ambientare lo scontro finale: la Statua della Libertà. Ovviamente, girare in cima a Lady Liberty aveva un costo esorbitante che costrinse la produzione di Highlander a cercare un’altra location.

Dopo aver valutato di spostare il duello finale in un parco divertimento, alla fine ci si accontentò del tetto dei Silvercup Studios, nel Queens, celebri per essere usati per pubblicità e video musicali. Il set venne quindi allestito, ma le riprese furono così concitate che il tetto subì tali danni da impedire di poter effettuare una seconda serie riprese, costringendo la produzione ad un ‘buona la prima’ obbligato.

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Condizione che si ripropose quando si girò la scena dell’incontro tra Connor e il Kurgan in chiesa. Pur avendo ottenuto dal clero il permesso di girare la scena nottetempo, le battute recitate da Clancy Bown, interprete del Kurgan, e la sua recitazione volutamente dissacrante sconvolsero non poco i preti presenti, spingendo l’attore a scusarsi dopo che li vide farsi il segno della croce più volte durante le riprese.

A caccia di Immortali

Dare vita ai personaggi del film fu un’altra sfida della produzione di Highlander, soprattutto quando si trattò di trovare l’interprete del protagonista, Connor MacLeod.

La prima scelta per interpretare l’immortale scozzese era Mel Gibson, all’epoca apprezzato attore di film action come Interceptor, che però rifiutò la parte. Dopo avere incassato anche il rifiuto di Mickey Rourke, alla fine si decise di puntare su un attore europeo emergente: Christopher Lambert

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Scelto come ultima spiaggia, Lambert soffiò all’ultimo il ruolo a Marc Singer, volto noto grazie al suo ruolo di protagonista in V – Visitors. Al momento, Lambert aveva girato un solo film hollywoodiano, Greystroke – La Leggenda di Tarzan, il signore delle scimmie, in cui, complice il suo personaggio, aveva pochissime battute. Motivo per cui non si notò un suo grande problema: non parlava una parola di inglese.

Pur essendo nato a New York, Lambert era cresciuto nella Svizzera francofona, motivo per cui non parlava per niente inglese. Per la parte di Connor MacLeod, Lambert fu costretto a un corso intensivo di inglese. Ma la lingua non era il solo problema di Lambert, che era affetto da una forte miopia.

Problema che ebbe una certa rilevanza anche durante le scene più dinamiche di Highlander. Fu soprattutto il primo scontro con il Kurgan, quando le condizioni pessime del clima e la miopia di Lambert furono una combinazione letale per l’attore. Soprattutto perché, come raccontò il direttore della fotografia Arthur Smith, Lambert non riusciva a mettere le lenti contatto e più di una volta scordava di levarsi gli occhiali.

Ma anche la nemesi di Connor MacLeod non se la passò meglio. Clancy Brown, interprete del perfido Kurgan, ottenne la parte, vuole la leggenda, dopo che venne rifiutato nientemeno che da Hulk Hogan. Brown, ad un certo punto, era persino tentato di rinunciare la parte a causa della sua allergia per il lattice. Considerato il quantitativo di make up in lattice che avrebbe dovuto applicarsi addosso, era un timore più che legittimo, ma che alla fine non gli ha impedito di prendere parte al film.

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Ma parlando di Highlander, non si può non citare Juan Sànchez Villa-Lobos Ramirez, maestro d’armi di Connor MacLeod e suo mentore nei primi tempi da Immortale dello scozzese. A vestire i panni sgargianti di Ramirez fu nientemeno che Sean Connery.

Lo storico interprete di James Bond chiese al regista di condensare le sue parti, al che Mulcahy promise che in una settimana avrebbero girato tutte le scene con Sean Connery. Pur avendo allacciato un rapporto fraterno con Lambert, che insistette per aver Connery anche nel seguito Highlander II, diversa fu la relazione tra Connery e Russell Mulcahy, per un piccolo dettaglio: il buon Connery arrivava spesso ubriaco durante le riprese in Scozia.

Come racconto lo stesso Russel Mulcahy:

“Abbiamo dovuto girare in fretta, tra Scozia, Inghilterra e New York, con un budget di soli 13 milioni di dollari. Durante uno spostamento aereo, Connery ha fatto comparire una bottiglia di scotch pregiato, regalo di un suo amico e mi disse ‘Coraggio, figliolo, fatti un sorso’. Ero furioso’

Eppure, nonostante questa tensione tra i due, Connery diede vita ad un personaggio incredibile. Curiosamente, Ramirez è, assieme a Bond, l’unico personaggio che Connery ha interpretato più di una volta.

Una colonna sonora sontuosa

Quando si parla di Highlander, è impossibile non ripensare alla straordinaria colonna sonora dei Queen. Prima di coinvolgere nel progetto la band di Freddie Mercury, la produzione aveva contattato David Bowie, Sting e i Duran Duran, che però non accettarono.

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Ai Queen, inizialmente, venne chiesto di comporre solamente un brano. Per aiutarli nella composizione, i membri della band videro in anteprima Highlander e ne rimasero talmente impressionati che non si limitarono ad un brano, ma diedero vita ad una serie di brani che divennero parte del loro album A Kind of Magic.

Kind of Magic è anche uno dei brani composti per Highlander, la cui nascita è dovuta alla battuta con cui Connor spiega ad una giovane Rachel, durante la Seconda Guerra Mondiale, i suoi poteri. Quando Roger Taylor sentì la frase ‘E’ una specie di magia’ ebbe l’intuizione per comporre a Kind of Magic.

Brian May, invece, già in taxi al ritorno dalla proiezione si mise a scrivere quella che sarebbe diventata Who wants to live forever.

La colonna sonora di Highlander divenne uno dei punti forti del film, grazie a brani come Don’t lose your head e Gimme the Prize.

Ad avere maggior impatto sul franchiese, però, fu Princes of the Universe, che venne utilizzato come sigla del telefilm di Highlander.

L’eredità di Highlander

Costato all’incirca 13 milioni di dollari, Highlander incassò a malapena 12 milioni di dollari, diventando un gigantesco insuccesso. Come accaduto per altri film del decennio anni ’80, come Blade Runner, a rendere un cult Highlander furono il mercato home video e i passaggi televisivi.

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Questo diede vita ad una serie di seguiti, che però ebbero un effetto deleterio: demolire la trama. In Highlander venivano gettate le basi della mitologia degli Immortali, come Reminiscenza, Adunanza e Ricompensa. A partire dal secondo capitolo, però, tutto questo venne demolito, introducendo una serie di innovazioni narrative come la natura aliena degli Immortali, che generò una tale confusione negli appassionati che si decise di eliminare dalla continuity della saga quanto narrato in questo capitolo.

I discutibili seguiti di Highlander, la serie televisiva e il dimenticabile cartone animato realizzato hanno dimostrato come una promettente base narrativa possa venire maltrattate se spinta oltre i suoi limiti o affidata a registi e sceneggiatori non all’altezza. Ma i fan possono consolarsi e accettare Highlander come un film unico, tenendo fede al motto tipico degli immortali:

Ne resterà soltanto uno’.

Potete rivivere l’epica avventura di Connor MacLeod acquistando il bluray di Highlander.