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Il Banditore: cosa sei disposto a perdere?

Cosa sei disposto a perdere? È con questa inquietante domanda che Paola Barbato chiude la sua introduzione a Il Banditore, romanzo di Joan Samson che ci riporta all’interno di Macabre. La collana di volumi di Sperling & Kupfer nata seguendo le sensazioni angoscianti e intimamente paurose tipiche della narrativa kinghiana vede in questo volume un’interpretazione realistica dell’orrore intimo, che non necessita di mostri o poteri oscuri per fare aleggiare sui protagonisti una sensazione opprimente di ineluttabile fine.

Come dichiarato dalla casa editrice in occasione della presentazione di Macabre, l’intento è quello di offrire visioni differenti del concetto di orrore, affidandosi proprio alla varietà con cui il Re dell’horror per eccellenza, Stephen King, ha saputo animare la sua longeva produzione.

il banditore

Non stupisce quindi che all’interno di Macabre sia arrivato anche Il banditore, romanzo che King considera una delle sue letture del cuore. Comprensibile, considerato che sovente nelle opere di King il contesto storico e culturale è un parte integrante della trama, come dimostrato da IT o 22/11/63. La Samson ha seguito questa stessa linea guida per Il Banditore, ritraendo un’America rurale di fine anni ’70, in cui il contrasto tra la visione urbana della metropoli si scontra con la resistenza della periferia remota, in cui la vita sembra essersi fermata.

Una divergenza che diventa la scintilla da cui prende vita una storia acre, mirabilmente costruita  su questa divergenza, che si insinua spietata nelle vite dei protagonisti. Facile comprendere come la storia della Samson abbia colpito King, che ha sempre valorizzato quel concetto di evoluzione sociale a volte impietosa, capace di stritolare anche animi semplici che non accettano che ‘il mondo è andato avanti’, come direbbe Roland Deschain.

Il Banditore: vite in vendita

Il Banditore si affida a questo contrasto emotivo per ritrarre una storia opprimente, angosciante. Macabre ha mostrato con Prede di poter offrire storie orrorifiche puntando alla perfidia fisica e sanguinaria dell’animo umano, ma con Il Banditore vuole colpirci ancor più duramente, senza ricorrere a scene violente e cruente, ma ritraendo l’intimo dei personaggi, costretti ad affrontare una battaglia ingrata che li spinge a vedere anche nei propri affetti degli ostacoli alla propria serenità.

È quanto sono costretti a vivere i Moore, semplici contadini abituati a una vita semplice, che improvvisamente si trovano catapultati in un gioco mortale imbastito da Perly Dunsmore, nuovo concittadino che dietro la sua aura da filantropo nasconde un animo velenoso. Sfruttando la sua parlantina sciolta e suoi modi urbani, Dunsmore avvia una serie di aste in cui vengono venduti oggetti delle famiglie locali, sfruttando l’interesse dei facoltosi visitatori delle grandi città che cercano in questi oggetti uno scampolo di vita campestre, come fosse una moda.

il banditore

Per alimentare questo suo commercio, Dunsmore, alias il banditore del titolo, non si fa scrupoli nell’invadere l’intimo dei residenti, le loro case, costringendoli a donare nuovi oggetti, svuotando le loro dimore, spogliandoli di ogni ricordo o legame affettivo dei propri oggetti. Una dinamica oppressiva e angosciante, giocata sulla paure di ritorsioni ventilate con affermazioni taglienti e piccoli gesti rivelatori, colti con particolare attenzione dalla Samson, capace di ritrarre momenti di grande tensione.

Il Banditore non è un libro horror nell’accezione classica del termine, non ci sono eventi paranormali o mostri evocati dagli inferi, la vicenda narrata dalla Samson si basa sulla perfidia umana, sulle debolezze di ciascuno e sui timori quotidiani di una persona qualunque, costretta ad accettare certi soprusi pur di mantenere in salvo i propri cari.

Cosa sei disposto a perdere? dice Paola Barbato, ma i personaggi de Il Banditore devono anche chiedersi cosa siano disposti a proteggere. I Moore, nostro punto di vista in questa vicenda, incarnano al meglio questa resistenza, l’incapacità di opporsi a questo sopruso, spaventati dalla sorte della piccola di casa e convinti che resistere passivamente sia una possibilità di salvezza. Una speranza vana, che porta a fratture in seno alla stessa famiglia, con il reimergere di vecchi dissapori domestici che diventano la forgia in cui creare una nuova unità familiare.

La Samson ci guida con maestria all’interno di questa spirale impazzita di rabbia e paura, passando agevolmente da rari scenari di delicata vita familiare a momenti di tensione palpabile e graffiante. Un ritratto perfetto di una società rurale radicata a vecchie abitudini, che si vede costretta a subire le tentazioni della modernità urbana imposta forzatamente un nemico feroce, spietato, capace di corrompere anche alcuni dei membri di questa comunità altrimenti unita.

Un’opera unica di grande bellezza

È ammirevole la naturalezza con cui Joan Samson descrive questo angolo di mondo, attirando il lettore lasciandolo senza respiro. Una lettura avvincente, resa agrodolce dalla consapevolezza che un’autrice di questo livello abbia avuto il tempo di dar vita solamente a questo romanzo, prima che il cancro ci privasse di una scrittrice che avrebbe meritato di diritto un posto nel gotha dei grandi romanzieri americani contemporan

Macabre, alla sua seconda proposta, dimostra di tenere fede alla promessa di offrire letture selezionate. Un’identità che si conferma anche nella realizzazione di volumi che rispecchiano lo spirito di questa collana, che nel caso de Il Banditore vanta una stupenda copertina di Werther dell’Edera. Una piacevole riconferma che sembra volere continuare a offrirci letture che rendano onore al nome della collana di Sperling & Kupfer.

Il Banditore


È ammirevole la naturalezza con cui Joan Samson descrive questo angolo di mondo, attirando il lettore e lasciandolo senza respiro. Una lettura avvincente, resa agrodolce dalla consapevolezza che un’autrice di questo livello abbia avuto il tempo di dar vita solamente a questo romanzo, prima che il cancro ci privasse di una scrittrice che avrebbe meritato di diritto un posto nel gotha dei grandi romanzieri americani contemporanei.

Pro

  • Storia avvincente
  • Joan Samson ricrea un angolo di America impeccabile
  • Personaggi realistici e profondamente umani
  • Edizione ben curata

Contro

  • Non pervenuti